Labhalo Roma: la pokeria artigianale di Tor Tre Teste

Ci sono posti che ti lasciano a bocca aperta due volte: la prima perché non te li aspetti di trovare proprio lì, la seconda perché ti fanno capire che avevi un’idea completamente sbagliata su una categoria gastronomica.

Labhalo è proprio uno di quei posti.

Siamo a Tor Tre Teste, nella periferia est di Roma, davanti al grande parco del quartiere. Un indirizzo lontano dalle rotte gastronomiche più battute della città, dove Alessandro Scardone ha deciso di creare qualcosa che va ben oltre una semplice pokeria.

E credetemi: chiamarla pokeria è decisamente riduttivo.

Un progetto nato dalle esperienze e dalla passione per l’alta cucina

Dietro Labhalo c’è Alessandro Scardone, un cuoco con un percorso professionale ricco di esperienze importanti tra Four Seasons Firenze, Imago dell’Hassler, collaborazioni nell’universo Ducasse e un viaggio negli Stati Uniti.

Dopo anni nell’alta ristorazione e nella gestione della birreria Retrogusto a Centocelle, ha deciso di tornare nel quartiere dove è cresciuto con un’idea precisa: rendere accessibili ingredienti, tecniche e sapori che troppo spesso vengono considerati di nicchia.

L’obiettivo non è stupire con effetti speciali, ma educare il palato attraverso un prodotto quotidiano.

Il poke? Non esiste, o meglio, esiste ma viene completamente rivisto

Alessandro preferisce parlare di “ciotola”, un termine più semplice e immediato, e si ispira alla filosofia giapponese dell’Omakase Shimasu, quel concetto che invita il cliente ad affidarsi completamente allo chef.

Non ci sono combinazioni standard o ricette preconfezionate. Ogni ciotola nasce al momento, costruita insieme al cliente, seguendo la stagionalità, la disponibilità delle materie prime e tanta voglia di sperimentare.

L’idea è liberare il poké dall’immagine delle grandi catene e dei soliti abbinamenti con salmone e avocado, trasformandolo in un piatto contemporaneo, artigianale e ricco di personalità.

Cosa si mangia a Labhalo

La formula è semplice, ma dietro c’è un lavoro enorme.

Si sceglie una base – riso bianco, riso nero, insalata oppure bao, taco o panino – e poi si costruisce il resto del piatto.

Le proteine ​​spaziano dal tataki di tonno alla ceviche, dai gamberi affumicati alla pancia di maiale cotta a bassa temperatura, fino al pollo alla cacciatora, al roast beef di Angus marinato, alle tartare e al pescato del giorno.

Il vero spettacolo, però, è il bancone.

Kimchi, cetrioli coreani, sunomono, hummus, papaya marinata, pak choi, pomodori confit affumicati, fermentazioni, salse preparate in casa e tantissimi ingredienti che raccontano cucine diverse senza perdere equilibrio.

Accanto alle ciotole ci sono anche gyoza, onigiri, takoyaki, nachos, pollo fritto e altri piccoli sfizi internazionali.

Anche la carta delle bevande segue la stessa filosofia, con kombucha artigianale, birre di produttori indipendenti e una selezione di vini in continua evoluzione.

Un progetto che parla anche di quartiere e comunità

La cosa che colpisce di più è che Labhalo non nasce soltanto per servire buon cibo.

Nasce con l’idea di creare cultura gastronomica e, allo stesso tempo, contribuire alla valorizzazione di Tor Tre Teste, dimostrando che qualità, ricerca e innovazione non appartengono esclusivamente al centro di Roma.

È un progetto profondamente legato al territorio e alla volontà di creare una rete tra commercianti, residenti e attività del quartiere.

Il mio errore

Ci sono locali che vale la pena cercare, anche se non sono sotto casa.

Lablalo è uno di questi.

È uno di quei posti che non ti aspetti di trovare in una periferia romana e che, invece, riescono a sorprenderti fin dal primo sguardo al bancone. Si percepiscono immediatamente la passione, lo studio e l’amore che Alessandro mette nel suo lavoro. Ogni preparazione racconta ricerca, ogni ingrediente ha un motivo per essere lì e nulla è lasciato al caso.

Dirvi che è “super consigliato” sarebbe quasi riduttivo. È uno di quegli indirizzi che meritano il viaggio e che dimostrano come oggi alcune delle idee più interessanti della ristorazione romana stanno nascendo proprio fuori dai percorsi più scontati.

LABHALO
Aperti dal lunedì al sabato a pranzo (12-15) e dal mercoledì al sabato a cena (19-22)
Via Giuseppe Candiani, 69, 00155 Roma RM
T.327 457 6545
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Anche gli ambienti raccontano la stessa, azzeccata, contraddizione: soffitti da cascina, con mattoni a vista e cemento grezzo si alternano a pareti dipinte di verde bosco; un giradischi diffonde buona musica, mentre il bancone affaccia direttamente sulla cucina, dove la brace si intravede al centro della scena, protagonista — in diverse declinazioni — di molti dei piatti in carta. 

Piatti pensati per essere condivisi, scambiati, gustati tra le chiacchiere e un calice di vino naturale, la cui proposta in carta è particolarmente ampia.

L’indirizzo è Via degli Irpini 22: Elephant è aperto dal martedì al sabato, per aperitivo e cena. 

Noi, che ci siamo già stati due volte, non vediamo l’ora di tornarci.

a cura di Sara Haridy

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