Sextantio cucina: territorio, memoria e ricerca nel cuore di Santo Stefano di Sextantio
Sono passati tanti anni e non ve ne ho mai parlato davvero qui sul blog.
Forse perché, in fondo, volevo tenermelo un po’ per me questo luogo. Uno di quelli che quando li scopri senti il bisogno di proteggerli, di non esporli troppo, come si fa con le cose preziose.
Sextantio Albergo Diffuso per me è sempre stato questo: un luogo magico, fuori dal tempo, capace di catapultarti nel Medioevo senza artifici, senza scorciatoie. Tutto è rimasto com’era: i muri, le pietre, i letti, gli ambienti, i camini. Nessuna concessione alla nostalgia costruita, nessuna messa in scena. Solo autenticità.
Ci sono tornata tante volte, ho dormito in tante camere diverse, e ogni volta ho avuto la sensazione di abitare un frammento di storia rimasto intatto.
Ora però è arrivato il momento di raccontarlo. Perché oggi, con la cucina affidata a un grande chef e una comunicazione finalmente esplosa, non posso più tenermelo solo per me.
Ve lo dico chiaramente: dovete andare.
Prima però di parlarvi della grande novità gastronomica, voglio portarvi dentro questo luogo. Dentro il borgo. Dentro quell’atmosfera sospesa che rende Santo Stefano di Sessanio uno dei posti più affascinanti d’Italia.
Santo Stefano di Sessanio: un borgo medievale intatto nel Parco del Gran Sasso
Santo Stefano di Sessanio è un borgo fortificato medievale situato a oltre 1.250 metri di altitudine, all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. La sua struttura urbana nasce nel pieno Medioevo con il fenomeno dell’incastellamento: abitati d’altura protetti da mura, oggi tra gli ultimi esempi integri di paesaggio storico italiano.
Lo spopolamento e l’abbandono della montagna hanno paradossalmente preservato questo luogo dall’omologazione. Qui il tempo non è stato “ristrutturato”, ma conservato.
Il progetto Sextantio ha scelto una strada radicale: recuperare senza cancellare. Conservare le destinazioni d’uso originarie, occultare la tecnologia, utilizzare esclusivamente materiali di recupero, arredi poveri della montagna abruzzese. Persino le tracce del vissuto – le crepe, gli intonaci segnati, le stratificazioni – sono state mantenute per preservare l’anima autentica del borgo.
Gli interni delle stanze si ispirano alle fotografie etnografiche scattate negli anni ’20 dal linguista svizzero Paul Scheuermeier, e ogni dettaglio – dai materassi di lana alle coperte tessute a mano – racconta una storia reale.
Sextantio Cucina: nasce il ristorante del borgo
Dopo un periodo di soft opening, nel novembre 2025 inaugura ufficialmente Sextantio Cucina, il ristorante di Sextantio. Un progetto che rappresenta il completamento naturale di un percorso iniziato quasi vent’anni fa.
Alla guida della cucina c’è Dino Como, trentasei anni, abruzzese di Palena. Dopo quindici anni di formazione al fianco di Niko Romito, Dino Como sceglie di restare in Abruzzo per costruire una cucina personale, profonda, identitaria.
Una scelta tutt’altro che scontata, soprattutto oggi.
Territorio, Memoria, Ricerca: la filosofia di Sextantio Cucina
Sextantio Cucina si fonda su tre pilastri chiari e dichiarati: Territorio, Memoria, Ricerca.
Questa cucina nasce da un lavoro di studio avviato nel 2006 insieme al Museo delle Genti d’Abruzzo, che ha portato alla raccolta di oltre settanta ricette della tradizione agro-pastorale abruzzese, mai trascritte prima.
Ricette emerse dalla memoria orale degli anziani: piatti “poveri”, autarchici, basati su legumi, erbe spontanee, frutti dimenticati. Una cucina ciclica, legata al calendario agricolo e pastorale, fatta di piatti unici e conviviali, interrotta solo dall’abbondanza rituale delle feste.
Solo l’incontro con Dino Como ha reso possibile la rinascita di questi piatti, spesso privi di riferimenti gustativi certi. Un lavoro delicato, che richiede tecnica, sensibilità e la capacità di lavorare materie prime rare, antiche, ormai fuori dai circuiti della grande distribuzione.
Una cucina di montagna, essenziale e contemporanea
Quella di Sextantio Cucina è una cucina di montagna: essenziale, rigorosa, mai decorativa. Le materie prime vengono trasformate senza essere snaturate. Ogni piatto cerca profondità di gusto, equilibrio di consistenze, chiarezza espressiva.
L’autoproduzione è centrale:
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orto Sextantio e piccole aziende agricole locali
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semi antichi e varietà a libera impollinazione
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erbe spontanee e specie fitomagiche
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carni da allevamenti estensivi
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vini di piccoli produttori indipendenti, con fermentazioni spontanee e viticoltura non interventista
I percorsi gastronomici sono due:
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Radici, il menu filologico che ripropone le ricette del mondo agro-pastorale
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Evoluzione, il percorso personale dello chef, che esplora la materia prima abruzzese con libertà tecnica e creativa
Sextantio Albergo Diffuso
Via Principe Umberto
67020 Santo Stefano di Sessanio
Tel +39 0862 899112
Fax +39 0862 899656
www.sextantio.it


































