Drink Kong Campo Marzio: il cocktail bar più iconico di Roma conquista il centro storico
Se quel bancone potesse parlare, racconterebbe storie di notti romane, di ghiaccio che si rompe lento e di cocktail che sanno di viaggio. E adesso, quelle storie hanno un nuovo indirizzo: Drink Kong arriva a Campo Marzio, nel cuore più elegante e stratificato della Capitale.
In via dei Prefetti 22, nel pieno di Campo Marzio, apre il nuovo capitolo firmato Patrick Pistolesi. E no, non è una copia del locale di Monti: è un’evoluzione, più matura, più silenziosa, ma con lo stesso battito.
Nel cuore di Roma, ma con lo sguardo altrove
Campo Marzio è uno di quei quartieri dove Roma si mostra per quello che è: stratificata, teatrale, a tratti quasi irreale.
Ed è proprio qui che Drink Kong decide di inserirsi, portando dentro il centro storico un immaginario completamente diverso.
Appena entri, lo capisci subito. Il bancone è lungo, scenografico, quasi magnetico. Dietro, una bottigliera che sembra una parete luminosa. Tutto parla la lingua del Kong, ma con un tono più raffinato.
Il progetto porta la firma di Roberto Antobenedetto, che qui smussa l’anima più “street” del primo Drink Kong e la traduce in qualcosa di più sofisticato. Rimane quell’estetica sospesa tra cinema e futuro — sì, proprio quella vibe da Blade Runner — ma diventa più elegante, più controllata.
Un’atmosfera che ti porta lontano (anche restando a Roma)
Dentro Drink Kong Campo Marzio non sei mai davvero fermo.
Ogni stanza cambia ritmo, luce, sensazione.
C’è una lounge che invita a rallentare, con dettagli che citano l’architettura di Frank Lloyd Wright. C’è una zona più nascosta, quasi segreta, che strizza l’occhio al lato più oscuro del Kong, con richiami alle case tradizionali giapponesi.
E poi c’è lui, il Giappone, che torna ovunque: nei materiali, nei riferimenti, nei piccoli oggetti scelti con precisione quasi maniacale. Non è decorazione, è un linguaggio.
All’ingresso, il poster originale giapponese di Lost in Translation non è lì per caso. È una dichiarazione: guardare Roma con occhi stranieri, sentirsi fuori posto e perfettamente a casa nello stesso momento.
La vera protagonista resta sempre lei: la miscelazione













































