Dieci libri, dieci luoghi, dieci esperienze da vivere nell’estate 2026

Dieci libri, dieci luoghi, dieci esperienze da vivere nell’estate 2026

Non solo letture da mettere in valigia: ogni libro ha il suo luogo ideale, un piatto da assaporare e una colonna sonora da ascoltare. Perché leggere significa anche vivere un’atmosfera.

Ci sono libri che si divorano in una notte e altri che chiedono di essere assaporati lentamente, tra il rumore delle onde, il profumo del caffè o il silenzio di un giardino. L’estate è il momento perfetto per rallentare e concedersi quel lusso sempre più raro: leggere senza fretta.

Per questa selezione non abbiamo scelto semplicemente dieci titoli da portare in vacanza. Abbiamo immaginato dieci esperienze, perché ogni storia ha un’atmosfera che merita di essere vissuta fino in fondo. A ogni libro abbiamo abbinato un luogo in cui leggerlo, un piatto o un drink da gustare e una colonna sonora capace di accompagnarne le emozioni.

Che siate sotto l’ombrellone, in montagna, in una caffetteria o su una terrazza al tramonto, l’importante è trovare il posto giusto per lasciarsi trasportare dalle pagine.

Perché i libri, proprio come i viaggi, non si misurano in chilometri, ma nelle emozioni che riescono a lasciare.

1. L’educazione delle farfalle – Donato Carrisi

Donato Carrisi torna con un romanzo che unisce suspense e introspezione. La storia si sviluppa attorno ai legami familiari, ai segreti e alle paure che spesso si nascondono dietro una vita apparentemente normale. La tensione cresce pagina dopo pagina, grazie a una scrittura coinvolgente e a una narrazione ricca di colpi di scena. È il libro perfetto per chi ama i thriller psicologici che fanno riflettere, oltre che tenere con il fiato sospeso. Una lettura da iniziare sotto l’ombrellone… con il rischio concreto di finirla in un solo weekend.

Dove leggerlo Su una terrazza al tramonto, quando il silenzio rende ogni pagina ancora più intensa.

Cosa ordinare Un French 75.

Da ascoltare con Franco Battiato

2. Non ti faccio niente – Paola Barbato

Paola Barbato è una maestra nel costruire thriller che scavano nella mente dei personaggi. Non ti faccio niente parte da un’idea tanto semplice quanto inquietante e accompagna il lettore in una storia dove ogni certezza viene messa in discussione. Tutto ha inizio negli anni Ottanta, quando un uomo rapisce decine di bambini, li tiene con sé per tre giorni e poi li restituisce alle famiglie, illesi. Il misterioso sequestratore scompare nel nulla e il caso rimane irrisolto. Trent’anni dopo, però, la storia si ripete con una terribile differenza: questa volta i figli di quei bambini vengono rapiti e tornano a casa senza vita. È da questo inquietante intreccio tra passato e presente che prende forma uno dei thriller più riusciti di Paola Barbato. La scrittura è incalzante, i capitoli scorrono veloci e la tensione cresce fino all’ultima pagina, mentre il lettore cerca di capire chi si nasconda dietro quella scia di sangue e quale legame unisca tutte le vittime. Un romanzo che non punta solo sul mistero, ma esplora anche il senso di colpa, la memoria e le paure più profonde di ogni genitore.

Il ritmo è serrato, i capitoli sono brevi e la tensione cresce senza mai concedere una vera pausa. È uno di quei romanzi che si iniziano “per dare un’occhiata” e che finiscono per tenerti sveglio fino a tardi.

Dove leggerlo Su una terrazza al tramonto o in un giardino silenzioso, quando intorno cala il buio e ogni rumore sembra amplificare la suspense.

Cosa ordinare: un Negroni.

Colonna sonora: Afterhours 

3. Finché il caffè è caldo – Toshikazu Kawaguchi

In una piccola caffetteria di Tokyo è possibile tornare indietro nel tempo, ma solo seguendo poche e rigide regole. Da questa premessa nasce un romanzo delicato e sorprendente, che parla di rimpianti, seconde occasioni e del valore delle parole che spesso non troviamo il coraggio di dire. Una lettura che invita a rallentare e che, con semplicità, riesce a lasciare il segno. Perfetto per chi ama le storie capaci di emozionare senza mai eccedere.

Dove leggerlo: in una caffetteria tranquilla o durante una lenta mattina d’estate.

Cosa ordinare: un caffè filtro.

Colonna sonora: “Nuvole Bianche” – Ludovico Einaudi

4. La stanza dei kimono – Yuka Murayama

Questo romanzo è un invito a entrare nella cultura giapponese attraverso una storia fatta di tradizioni, memoria e legami familiari. Yuka Murayama costruisce un racconto elegante, dove ogni dettaglio ha un significato e il kimono diventa il filo conduttore tra passato e presente. Una lettura lenta, mai pesante, che conquista per la sua delicatezza e per la capacità di trasmettere emozioni con poche parole.

Dove leggerlo: in un luogo immerso nel verde.

Cosa ordinare: tè verde giapponese.

Colonna sonora: Giovanni Allevi

5. Ludovico Einaudi. Le onde. Il continuo divenire di una musica infinita – Paolo Gresta

Più che una biografia, è un viaggio nell’universo creativo di Ludovico Einaudi. Il libro racconta il percorso umano e artistico di uno dei compositori italiani più apprezzati al mondo, ripercorrendo le tappe che hanno dato vita alle sue opere più celebri. È una lettura che parla di musica, ispirazione e ricerca, ideale sia per chi conosce già Einaudi sia per chi desidera avvicinarsi alla sua poetica.

Dove leggerlo: in una caffetteria luminosa, con le cuffie nelle orecchie.

Cosa ordinare: un caffè filtro.

Colonna sonora ovviamente Ludovico Einaudi

6. L’amore a due passi – Catena Fiorello

Catena Fiorello racconta una storia che profuma di Sud, di estati italiane e di seconde possibilità. Tra paesaggi assolati, personaggi autentici e dialoghi vivaci, il romanzo accompagna il lettore in un viaggio dove i sentimenti si intrecciano con la voglia di ricominciare. Una lettura leggera ma mai superficiale, ideale per chi cerca una storia capace di far sorridere e riflettere allo stesso tempo.

Dove leggerlo: all’ombra di un ulivo o su una terrazza vista mare.

Cosa ordinare: un calice di rosato pugliese.

Colonna sonora Carmen Consoli

7. Io che amo solo te – Luca Bianchini

Un matrimonio in Puglia diventa il punto di partenza per una storia corale, fatta di amori, segreti di famiglia e situazioni irresistibilmente ironiche. Luca Bianchini racconta il Sud con leggerezza e grande capacità di osservazione, regalando personaggi in cui è facile riconoscersi. È uno di quei romanzi che trasmettono immediatamente il profumo dell’estate e la voglia di partire.

Dove leggerlo: in riva al mare, con il rumore delle onde in sottofondo.

Cosa ordinare: burrata, focaccia e un calice di vino bianco.

Colonna sonora: Sergio Endrigo

8. Ho paura anche io – Angidemon

Alan e Xena sono due anime agli antipodi. Lui è impulsivo, provocatorio e abituato a nascondere ogni fragilità dietro una corazza di cinismo. Lei è razionale, segnata da un passato doloroso che la conduce in una clinica di riabilitazione, dove le loro strade finiscono per incrociarsi. Da quel momento prende vita un romanzo intenso, che alterna momenti di leggerezza ad altri più profondi, affrontando temi come il dolore, la rinascita, la salute mentale e la fiducia negli altri. Una storia d’amore che va oltre il romanticismo tradizionale e racconta come, a volte, le persone più diverse possano diventare l’una il punto di svolta dell’altra.

Dove leggerlo: su una spiaggia al tramonto, con il rumore delle onde in sottofondo. L’oceano, così presente nella storia di Alan, è il luogo ideale per lasciarsi trasportare da questo romanzo.

Cosa ordinare: una poke bowl e un’acqua di cocco fresca, per richiamare l’atmosfera californiana del libro.

Colonna sonora: Negramaro

9. Le età di Lulù – Almudena Grandes

Pubblicato per la prima volta nel 1989, Le età di Lulù è diventato un classico della narrativa contemporanea. Attraverso la storia di Lulù, Almudena Grandes racconta il passaggio dall’adolescenza all’età adulta con uno stile intenso e senza filtri. Amore, desiderio, dipendenza affettiva e ricerca della propria identità si intrecciano in un romanzo che ha fatto discutere fin dalla sua uscita e che ancora oggi conserva una sorprendente forza narrativa. Una lettura coinvolgente, destinata a chi ama i personaggi complessi e le storie che non hanno paura di esplorare anche gli aspetti più fragili e contraddittori dell’animo umano.

Dove leggerlo: su un balcone affacciato sui tetti di una città, nelle ore più fresche della sera, con un calice di vino e il tempo di lasciarsi trasportare dalla storia.

Cosa ordinare: un calice di Rioja o di Tempranillo accompagnato da un tagliere di jamón iberico e formaggi spagnoli, per richiamare le atmosfere madrilene del romanzo.

Colonna sonora: Ana Belén.

10. Il custode – Niccolò Ammaniti

Con Il custode, Niccolò Ammaniti torna a raccontare l’adolescenza, ma lo fa intrecciando realtà, mistero e una vena quasi fantastica che rende il romanzo magnetico. Protagonista è Nilo Vasciaveo, tredicenne che vive con la madre e la zia in un piccolo borgo della Sicilia. Dietro la loro apparente normalità si nasconde una missione tramandata da generazioni: custodire un segreto antico e pericoloso. L’arrivo di Arianna e della figlia Saskia sconvolge un equilibrio fragile e costringe Nilo a confrontarsi con il primo amore, il desiderio di libertà e il peso di un destino che non ha scelto. Ammaniti costruisce una storia intensa e coinvolgente, dove suspense, emozione e crescita personale si fondono in una narrazione che cattura fin dalle prime pagine.

Dove leggerlo: su una spiaggia della Sicilia occidentale, nelle ore più calde del pomeriggio, quando il mare è immobile e il silenzio amplifica ogni sensazione.

Cosa ordinare: una granita al limone con brioche o una granita alle mandorle, per immergersi completamente nell’atmosfera siciliana.

Colonna sonora: Niccolò Fabi

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Ceibo apre a Trastevere: la terza casa romana dell’empanada argentina

L’offerta gastronomica di Trastevere si arricchisce di un nuovo indirizzo dedicato alla cucina argentina. Dopo il successo della sede del Pigneto e del punto vendita al Mercato Centrale di Roma Termini, Ceibo Ristorante Argentino inaugura il suo terzo locale in Via dell’Olmetto 24, a pochi passi da Piazza Belli. Un’apertura che rappresenta non solo l’evoluzione di un progetto ormai consolidato, ma anche un ritorno alle origini per chi quel quartiere lo ha sempre chiamato casa.

Un progetto nato dall’amicizia

Ceibo nasce dall’idea di Ilenia e Giovanni Mercuri insieme a Florencia Claps, argentina di Buenos Aires. Un’amicizia costruita tra Roma e l’Argentina che, durante il lockdown del 2020, si è trasformata in un progetto concreto: raccontare la cucina argentina attraverso uno dei suoi simboli più rappresentativi, l’empanada.

L’obiettivo è rimasto lo stesso fin dall’inizio: proporre ricette autentiche, materie prime selezionate e un modo di vivere la tavola fatto di condivisione e convivialità.

Dal Pigneto a Trastevere

La prima sede apre cinque anni fa al Pigneto, quartiere che accoglie subito il format. Successivamente arriva il punto vendita all’interno del Mercato Centrale di Roma Termini, dove le empanadas conquistano viaggiatori, studenti e curiosi.

Con l’apertura di Trastevere entra a far parte della società anche Valerio Marinelli, amico di Ilenia da oltre vent’anni, che sceglie di unirsi al progetto condividendone filosofia e visione. La ricerca del locale è stata lunga, fino all’incontro con lo spazio di Via dell’Olmetto, riconosciuto immediatamente come quello giusto per scrivere questo nuovo capitolo.

Un ritorno alle proprie radici

Per Ilenia e Giovanni questa apertura ha un significato particolare. Trastevere è il quartiere dove sono cresciuti e dove la loro famiglia gestiva lo storico bar di Piazza San Cosimato, un luogo che ha contribuito a formare il loro modo di intendere l’ospitalità.

Un legame che ha conquistato anche Florencia, affascinata dall’anima più autentica del rione, dai suoi vicoli e da quella dimensione di quartiere che ancora oggi caratterizza Trastevere.

Un locale pensato per ogni momento della giornata

Ceibo Trastevere si presenta come una bottega contemporanea aperta tutti i giorni, dalle 11 alle 23 (chiuso il lunedì).

Si può passare per un pranzo veloce, fermarsi per un aperitivo accompagnato da vini e birre argentine, scegliere uno spritz o una proposta analcolica, ma anche ordinare da asporto o affidarsi al servizio catering.

Le protagoniste: le empanadas

Il cuore del menu resta naturalmente l’empanada, preparata a mano secondo la tradizione argentina e declinata in numerose varianti.

Tra quelle più classiche troviamo la Tucumana, con carne tagliata al coltello, cipolla, cipollotto e uovo sodo, considerata una delle ricette simbolo del nord dell’Argentina.

C’è poi la Buenos Aires, preparata con carne macinata, cipolla, peperone rosso, olive e uovo sodo, omaggio ai sapori della capitale.

Non mancano le versioni più amate come la Jamón y Queso, la Chorizo y Queso e la Pollo, insieme alle proposte vegetariane e vegane, tra cui la Humita Vegana, la Verdura con spinaci, ricotta e pecorino e la Cebolla y Queso.

Le empanadas gourmet

Accanto alle ricette tradizionali trovano spazio anche interpretazioni più contemporanee.

La Patagonia unisce gamberoni argentini, bisque, peperone verde, cipolla e porri, mentre la Ceibo, ormai diventata uno dei simboli del locale, combina roquefort, pere, funghi e noci in un equilibrio di sapori che racconta un volto più creativo della cucina argentina.

Il finale è dolce

A chiudere il percorso gastronomico ci sono gli alfajores, probabilmente il dolce più iconico dell’Argentina.

Due biscotti friabili racchiudono un generoso strato di dulce de leche e vengono completati con una copertura di cioccolato oppure con una leggera spolverata di zucchero a velo, a seconda delle tradizioni regionali. Un dolce semplice, ma profondamente legato ai ricordi e alla cultura argentina.

L’importanza dell’impasto

Uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Ceibo riguarda proprio gli impasti.

Quello tradizionale segue la ricetta argentina con acqua, sale, strutto e farina, mentre per le versioni vegetariane e vegane viene utilizzato un impasto dedicato a base di burro vegetale, acqua e farina.

Più di un ristorante

Ceibo ha costruito negli anni un’identità che va oltre la cucina.

Gli spazi sono pensati per favorire la convivialità, con ambienti colorati ispirati all’Argentina e realizzati attraverso il lavoro di artigiani. Parallelamente il progetto è diventato protagonista di eventi, festival gastronomici, pop-up e catering, contribuendo a diffondere la cultura dell’empanada anche fuori dal ristorante.

Alla base resta una filosofia semplice: cucina autentica, ingredienti di qualità, attenzione alla sostenibilità e packaging ecosostenibile, senza perdere quella spontaneità che rende la tavola argentina così accogliente.

Perché si chiama Ceibo?

Il nome non è casuale.

Il Ceibo è il fiore nazionale dell’Argentina e rappresenta accoglienza, appartenenza e identità culturale. È anche il simbolo che accompagna il progetto fin dalla prima sede del Pigneto, dove un grande murale dedicato al ceibo è diventato negli anni uno degli elementi più riconoscibili del locale.

Con questa nuova apertura a Trastevere, Ceibo continua così il suo viaggio tra Buenos Aires e Roma, portando in tavola uno dei piatti più rappresentativi della tradizione argentina e confermando la propria identità nel panorama gastronomico della Capitale.


Ceibo Ristorante Argentino

Via dell’Olmetto 24, Trastevere – Roma
Aperto dalle 11.00 alle 23.00
Chiuso il lunedì

Cocta Terrace: a Pietralata l’estate si vive tra cucina creativa, cocktail e moda vintage

Cocta Terrace: a Pietralata l’estate si vive tra cucina creativa, cocktail e moda vintage

Una terrazza nascosta nel cuore di Pietralata dove il cibo incontra la mixology, il vintage e la musica elettronica. Benvenuti da Cocta Risto Social Club.

Roma continua a sorprendere anche lontano dai quartieri più battuti. Questa volta la scoperta arriva da Pietralata, dove Cocta Risto Social Club inaugura la sua nuova terrazza estiva e conferma la sua natura di luogo difficile da incasellare in una sola categoria.

Cocta non è semplicemente un ristorante. È uno spazio che mescola gastronomia, design, moda, musica e socialità, dando vita a un progetto contemporaneo che riflette perfettamente lo spirito di una città in continua trasformazione.

La visione di Jacopo De Sanctis

Dietro il progetto c’è Jacopo De Sanctis, giovane imprenditore romano che ama definire Cocta una “super osteria”. Una definizione che racconta bene l’anima del locale: informale, curiosa, aperta alle contaminazioni e alle esperienze condivise.

La nuova terrazza, situata in Via del Casale Rocchi 6, aggiunge quaranta posti all’aperto a una struttura già conosciuta per eventi, cene private e serate aziendali. Uno spazio che durante la bella stagione diventa il luogo ideale per un aperitivo diverso dal solito.

L’aperitivo secondo Stefano Garonna

Per l’inaugurazione, lo chef Stefano Garonna ha presentato una selezione di finger food che sintetizza la sua idea di cucina. Tra gli assaggi più interessanti il pane Shokupan fatto in casa servito con burro e alici, il Katsusando vegetariano con melanzana in doppia frittura, mayo al lime e chutney di prugne, e il Tiradito di ricciola marinata con leche de tigre al kiwi, jalapeño verde e cipolla rossa in agrodolce.

Una proposta che guarda alle tecniche internazionali senza perdere il legame con la stagionalità e la materia prima.

Cocktail che dialogano con la cucina

Ad accompagnare il percorso gastronomico una cocktail list studiata per dialogare con i piatti. I drink firmati da Valerio Bonifaci e Jacopo De Sanctis non sono semplici aperitivi ma veri e propri abbinamenti pensati per completare l’esperienza, giocando su acidità, struttura ed equilibrio.

La mixology, del resto, rappresenta da sempre una componente importante dell’identità di Cocta e contribuisce a costruire un’esperienza che va oltre il semplice momento della cena.

Moda, artigianato e creatività

Ma la vera particolarità di Cocta è forse la sua capacità di mettere in relazione mondi diversi. Durante l’opening della terrazza gli ospiti hanno potuto scoprire il Vintage Corner di Friperie, progetto di moda second hand e upcycling curato da Claudia Urbano, insieme ai gioielli di Luneva e ai sigari di Manifatture Sigaro Toscano.

Un ecosistema creativo che rende Cocta qualcosa di più di un indirizzo dove mangiare bene: un punto d’incontro tra persone, passioni e linguaggi differenti.

La formula dei Social Table

Anche la formula gastronomica contribuisce a rafforzare questa dimensione conviviale. Al centro dell’esperienza ci sono infatti i social table, tavoli attrezzati che permettono agli ospiti di scegliere come cucinare il proprio cibo tra yakiniku, hotpot, shabushabu, raclette, fonduta e piastra refrattaria.

Un modo divertente e interattivo di vivere la cena, trasformandola in un momento di condivisione che coinvolge direttamente i commensali.

Perché vale la pena scoprirlo

Con l’apertura della nuova terrazza, Cocta conferma la propria identità di progetto multidisciplinare e dimostra come anche Pietralata stia diventando uno dei quartieri più interessanti per chi cerca nuove idee, nuovi sapori e nuove forme di socialità.

Più che un ristorante, Cocta è un luogo dove la cucina incontra la creatività e dove ogni visita può trasformarsi in un’esperienza diversa.

Informazioni utili

Cocta Risto Social Club
Via del Casale Rocchi 6, Roma

  • Sala interna: circa 60 coperti
  • Terrazza esterna: circa 40 coperti
  • Social table con diverse modalità di cottura condivisa
  • Cocktail bar e proposta aperitivo
  • Vintage Corner permanente a cura di Friperie
Cocktails In The City arriva a Roma: tre giorni tra mixology, musica e creatività all’Orto Botanico

Cocktails In The City arriva a Roma: tre giorni tra mixology, musica e creatività all’Orto Botanico

Dal cuore di Londra agli spazi verdi e suggestivi dell’Orto Botanico di Roma. Dal 15 al 17 maggio 2026 arriva nella Capitale la prima edizione italiana di Cocktails In The City, il festival internazionale dedicato alla cultura del bere contemporaneo che, dopo il successo e il sold-out della decima edizione londinese, sceglie Roma come primo approdo nell’Europa continentale.

Tre giorni immersivi dove mixology, musica, formazione e food experience si incontrano in un format pensato sia per i professionisti del settore sia per gli appassionati di cocktail culture. Un appuntamento che negli anni è diventato un vero punto di riferimento internazionale, capace di riunire alcuni tra i migliori bartender, bar e brand del panorama mondiale in location open-air dal forte impatto scenografico.

Per il debutto romano, il festival approda in uno dei luoghi più affascinanti della città: l’Orto Botanico, nel cuore di Trastevere. Qui il concept internazionale si intreccia con l’ospitalità italiana, dando vita a un’esperienza che va oltre il semplice drink e abbraccia benessere, sostenibilità, intrattenimento e creatività.

Il cuore del festival: i pop-up bar

Protagonista assoluta sarà naturalmente la mixology, raccontata attraverso una selezione di pop-up bar dove bartender e brand presenteranno signature cocktail, novità e reinterpretazioni contemporanee del bere miscelato.

Tra gli indirizzi presenti:

  • Aleph Hotel by Hilton / Organics by Red Bull
  • Banana Republic / Espolon
  • Blind Pig / Oyster Gin
  • Botanist Bar
  • Ceralacca / 16.20 & Sibillini Spirits
  • Depero (Rieti) / Orsini Drink & Mezcaleros
  • Nucleo Bar / Brown Forman
  • Rem & Led Dragon / Campari
  • Rino Montesacro / Aperol
  • Smile / Molinari
  • Van Station / Amaretto Adriatico
  • Zest (Vicenza) / Etsu Gin

Un’occasione per scoprire nuove tendenze, distillati, tecniche e approcci creativi che stanno ridefinendo il mondo del cocktail contemporaneo.

Workshop, masterclass e formazione

Cocktails In The City dedica ampio spazio anche alla formazione e all’esperienza diretta con un programma di workshop e masterclass aperti sia agli addetti ai lavori sia ai curiosi.

Dal 15 al 17 maggio saranno attivi:

  • Workshop Ron de Cana
  • Workshop Makeyougreen
  • Workshop Ice Carving con Dolomiti Ice
  • Workshop Espresso Martini by Altamura Vodka e Amaro Kyma

Sabato 16 maggio spazio anche al benessere con la masterclass yoga guidata da Mimosa Achtner di Oltre Pilates.

Musica live, DJ set e Silent Disco

Non solo cocktail: il festival si trasforma anche in un vero urban festival grazie a una programmazione musicale che accompagnerà ogni giornata.

Venerdì 15 maggio

  • DJ set Nelson
  • DJ set Cool3ra

Sabato 16 maggio

  • DJ set Naomi
  • Live performance Hallix
  • DJ set Funk Pope

Domenica 17 maggio

  • Post Office
  • Live Band Jack Daniel’s

Per tutta la durata dell’evento sarà inoltre presente una Silent Disco powered by Red Bull, per vivere la musica in modo immersivo e originale all’interno degli spazi dell’Orto Botanico.

Food truck e specialty coffee

A completare l’esperienza una proposta gastronomica trasversale e informale con cinque food truck dedicati a diverse cucine e momenti della giornata:

  • Pret a Polpett
  • Annuccia (dolci)
  • Malandrino (hamburger)
  • Foodisfaction (pinsa e fritti)
  • Gyoza Express (asian food)

Presente anche uno spazio specialty coffee curato da Casa Manfredi in collaborazione con Lavazza, pensato per accompagnare il pubblico tra una degustazione e l’altra.

Informazioni utili

Cocktails In The City Roma
Dal 15 al 17 maggio 2026
Orto Botanico di Roma
Largo Cristina di Svezia, 23A – Roma

Un festival che porta nella Capitale il linguaggio internazionale della mixology contemporanea, trasformando per tre giorni l’Orto Botanico in un grande giardino dedicato al bere bene, alla musica e alla convivialità.

Colazioni & brunch a Roma: la guida definitiva per scoprire i migliori indirizzi della Capitale

Colazioni & brunch a Roma: la guida definitiva per scoprire i migliori indirizzi della Capitale

C’è un momento, a Roma, che più di altri racconta il carattere della città: la colazione. Non più solo un gesto veloce, ma un rituale contemporaneo fatto di estetica, gusto e scoperta. Ed è proprio da questa evoluzione che nasce Colazioni & brunch a Roma (Red Edizioni, 208 pp., 18,00 €), in uscita mercoledì 13 maggio: la prima guida fotografica interamente dedicata al mondo delle colazioni e dei brunch nella Capitale.

Un volume che raccoglie oltre 180 indirizzi, di cui 85 recensiti in maniera approfondita, suddivisi in sette categorie: boutique hotel, brunch spot, terrazze panoramiche, pasticcerie iconiche, bakery e bistrot, bar di quartiere e caffetterie. Una mappa ragionata che intercetta non solo i luoghi, ma le tendenze.

Un viaggio tra estetica e gusto

Questa guida non si limita a elencare locali: costruisce un’esperienza. Grazie a un apparato iconografico estremamente curato, mappe tematiche, itinerari suggeriti e contenuti extra accessibili tramite QR code, il libro diventa un vero e proprio viaggio multisensoriale.

Dai rooftop sospesi tra cupole e monumenti alle bakery scandinave dell’Esquilino, dalle pasticcerie d’autore ai giardini nascosti: ogni pagina restituisce una Roma diversa, più lenta, più gentile, più ispirata. Una città che si svela attraverso dettagli, luci e mise en place studiate per essere vissute – e fotografate.

La colazione come gesto culturale

Al centro del progetto c’è una visione precisa: la colazione come momento di riconnessione. Non solo nutrimento, ma pausa consapevole, spazio personale, lente attraverso cui osservare la città.

Come racconta l’autrice nell’introduzione, è “un rito di ricongiungimento con il mondo”. Un’affermazione che sintetizza perfettamente il cambio di paradigma: oggi sedersi a fare colazione significa scegliere un ritmo, un’estetica, un’esperienza.

E infatti il libro intercetta tutte le nuove esigenze contemporanee: opzioni vegane, gluten free, senza lattosio, locali pet friendly, spazi adatti al coworking e indirizzi pensati anche per famiglie.

Chi c’è dietro: Marika Milano

Romana, multimedia & graphic designer, esperta di comunicazione digitale e influencer marketing: Marika Milano è la mente e l’occhio dietro questo progetto.

Founder della pagina Instagram Breakfast & Coffee e del progetto Le Colazioniste, ha trasformato la colazione in un linguaggio visivo fatto di storytelling, immagini curate e flat lay iconici. Un percorso che l’ha portata anche a insegnare food styling e content creation, contribuendo a definire un’estetica ormai riconoscibile.

Il libro, bilingue italiano/inglese, è pensato sia per i romani sia per un pubblico internazionale: una guida pratica, ma anche un oggetto da collezione e una fonte di ispirazione visiva.

Un progetto che racconta un cambiamento

Da tempo, la colazione ha smesso di essere solo cappuccino e cornetto al banco. È diventata un momento di esplorazione urbana, un’occasione per scoprire nuovi quartieri, nuove formule di ospitalità, nuovi modi di vivere il tempo.

Con questa guida, Marika Milano intercetta e racconta perfettamente questa trasformazione: una Roma che evolve, che accoglie, che sperimenta.

E, in fondo, questo progetto ha anche un valore che va oltre la carta stampata. Ricordo ancora la prima volta in cui mi sono imbattuta nel suo profilo: per me era una fonte di grande ispirazione. Quelle immagini così curate, la luce, l’attenzione al dettaglio. A un certo punto ho deciso di fare un passo in più e ho partecipato anche a un suo workshop, per imparare a scattare fotografie così belle, lavorando con props e composizione.

Oggi vedere questo libro prendere forma fa un certo effetto.
Quanta strada hai percorso. Quante cose sono cambiate.

In bocca al lupo per tutto, Marika. ✨

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Enoteca a Nemi: Ivo’s Bar tra grandi vini, fragolino e tradizione laziale

Enoteca a Nemi: Ivo’s Bar tra grandi vini, fragolino e tradizione laziale

Nel cuore dei Castelli Romani, a Nemi, ci sono luoghi che non si limitano a esistere: raccontano. Ivo’s Bar Enoteca è uno di questi. Non è solo una destinazione per appassionati di vino, ma un punto di incontro tra memoria, territorio e visione. Un posto dove ogni bottiglia non è semplicemente scelta, ma interpretata.

Un’eredità che profuma di storia (e di miele)

Prima del vino, però, viene la terra. E ancora prima, l’ascolto.

La storia di Ivo De Sanctis affonda le radici in una tradizione familiare che risale addirittura al Settecento, con lo storico locale Lo Specchio di Diana. Una locanda che, ben prima delle mode contemporanee, incarnava già un concetto oggi inflazionato: l’esperienza. Accoglienza autentica, relazione umana, qualità senza compromessi.

Poi arrivano le api. Insieme al fratello, Ivo sviluppa un progetto apistico che è tutt’altro che accessorio: è una vera scuola di pensiero. Il miele – dal castagno ai millefiori di Velletri fino all’eucalipto del Lago di Fogliano – diventa uno strumento per leggere il territorio, comprenderne le sfumature, valorizzarne la biodiversità.

E anche l’estetica ha un ruolo chiave: i vasetti, realizzati a Deruta, sono piccoli oggetti d’arte, con richiami bizantini, raffaelleschi ed etruschi. Non è decorazione: è identità.

La svolta: dal silenzio del vino alla sua narrazione

C’è un dettaglio che cambia tutto: fino a dieci anni prima della svolta, Ivo il vino non lo beveva nemmeno.

Nel 2004 arriva la separazione dall’attività familiare. È un punto di rottura, ma anche di ripartenza. Prima un bar, poi – lentamente – prende forma l’enoteca. Il vero cambio di passo arriva nel 2014, con il corso da sommelier presso FISAR.

Non è solo formazione tecnica. È un cambio di linguaggio. Il vino diventa cultura, racconto, strumento per interpretare il territorio e comunicarlo. Ed è proprio qui che nasce l’identità di Ivo’s Bar Enoteca: un luogo dove la selezione è anche narrazione.

Una carta vini che è una mappa del mondo

Entrare da Ivo significa intraprendere un viaggio. Non uno qualunque: uno costruito su due direttrici precise – eccellenza territoriale e icone globali.

Da una parte, i grandi nomi italiani:

  • Antinori con il suo Tignanello
  • Tenuta San Guido con il Sassicaia
  • Ornellaia & Masseto
  • Biondi Santi
  • Il Marroneto

Dall’altra, l’aristocrazia francese:

  • Château Petrus, Latour, Margaux, Mouton
  • Le grandi firme di Borgogna come Faiveley e Chanson

Ma il punto non è impressionare. È scoprire. La vera forza della selezione sta nelle etichette meno battute, nei vitigni dimenticati, nelle piccole produzioni che raccontano storie ancora da ascoltare.

Fragole, liquori e identità

E poi c’è Nemi, che continua a fare ciò che le riesce meglio: trasformare la fragola in simbolo.

Da qui nasce il Fragolino di Nemi e una linea di prodotti, liquori e confetture, che hanno saputo superare i confini locali, portando un pezzo di territorio nelle fiere nazionali e internazionali. Un esempio concreto di come tradizione e mercato possano dialogare senza snaturarsi.

Un’anima digitale, un cuore ostinatamente umano

Oggi Ivo’s Bar Enoteca è anche online: una piattaforma che permette di acquistare vini italiani e internazionali, champagne e distillati selezionati con lo stesso rigore della bottega fisica.

Ma il punto non cambia.

Qui non si vende solo vino.
Si costruisce una relazione.
Si educa il gusto senza mai dimenticare il piacere.

E soprattutto, si continua a raccontare una storia che, tra api, bottiglie e memoria ha ancora molto da dire.