NEWKKEY, LA SVOLTA DELLA CUCINA NIKKEI NEL CUORE DI ROMA

NEWKKEY, LA SVOLTA DELLA CUCINA NIKKEI NEL CUORE DI ROMA

L’unione spesso porta a sorprendenti novità anche in cucina: così nasce il nuovo contemporany fusion restaurant Newkkey dedicato alla cucina nikkei, dove Giappone e Sud America si abbracciano, nel cuore di Roma, per conquistare tutti coloro che vogliono vivere un’ esperienza gastronomica che rompe i soliti schemi.

 

 

 

 

È stato il giovane chef Mouhamed Barro ad avere la brillante e audace idea di rendere ancora più innovativa, alla vista e al palato, la cucina fusion. Merito della sua passione per la cucina nikkei, nata dopo le sue esperienze formative in Germania, Asia e poi in Arabia Saudita presso il Four Season di Riyadh.Creatività, vita vissuta e amore per la cucina giapponese e sud americana sono l’anima e il respiro dei suoi piatti.

 

Newkkey Scenario e Newkkey Barbieri, lo spettacolo della cucina nikkei

 

Le location sono due: Newkkey Scenario, con i suoi trenta posti oltre quelli della sua meravigliosa terrazza, è situato al piano terra del boutique Hotel Scenario, mentre Newkkey Barbieri, che ha invece venti posti e uno speciale bancone all’ingresso, è davanti l’Hotel Dei Barbieri, sempre nei pressi di Torre Argentina, nel centro di Roma.

Il tocco essenziale, ma allo stesso tempo elegante, che caratterizza i due locali è stato pensato e realizzato dallo studio Morq e impreziosito dalle creazioni del celebre flower Dylan Tryipp, delle vere e proprie installazioni. Ogni angolo qui si ispira alla cucina nikkei, anche attraverso i colori.

 

 

Un viaggio e un’intensa unione fra terre diverse

La cucina di Newkkey è un viaggio fra i continenti: cucina giapponese, sud americana e infine quella occidentale si fondono e il risultato sono piatti che seducono gli occhi e il palato, colorati e spettacolari. Ma non è solo questo, perché ciò che fa risaltare ancora di più la cucina fusion di Newkkey è la qualità e la freschezza della materia prima, accompagnata da salse home made.

 

 

 

Il menu, tra qualità, colori ed effetti speciali

 

Il menu si apre con gli Starter, tra questi la Zuppa di miso arricchita da wakame essiccato, tofu bio, funghi enoki, erba cipollina e il Ceviche, tipico piatto peruviano a base di pesce fresco che lo chef prepara con salmone, tonno, spigola e capesante marinate con lime, limone, succo di arancia e “leche de tigre”, salsa di mango, foglie di coriandolo, cipolle rosse,  patate dolci e cornflake di riso croccante.  Sono presenti tartare e crudité, tante le varianti dei rolls che spaziano da quelli Signature, come ad esempio Scenario (salmone affumicato home made con erbe secche, newkkey cream cheese, avocado, patata dolce croccante e salsa piccante) e Andino (filetto di carne grigliata con salsa chimichurri, ricoperto con carpaccio di wagyu, salsa guacamole e cipolle essiccate), fino ad arrivare ai Croccanti fritti, una tempura  di pesce e verdure pastellate con il panko.

Da non lasciarsi sfuggire, il Sashimi e gli Uramaki, in particolare Tre Sfumature di nero, un roll al nero di seppia, ricciola marinata con pasta di miso dolce, crumble di olive nere, alga croccante. I grandi effetti speciali che stupiscono gli occhi ed il palato la fanno da padrona in qualsiasi piatto di Newkkey, soprattutto nelle Combinations, come ad esempio il Romantik Pack, per due persone, realizzato con sashimi del giorno, nigiri,  shangri-la roll, the real california roll e roll croccante di salmone; stesso discorso anche per la bellezza dei Main Courses di carne ( picanha black angus, filetto argentino, petto d’anatra) e di pesce (black cod, filetto di salmone, gamberi e scampi) presentati su una roccia vulcanica calda. Anche i dolci, come Orchidea bianca e Italian Mochi, possiedono estro dello chef e anima fusion.

A pranzo invece il menu cambia ed è possibile gustare i Bento a base di carne o pesce e nella loro proposta vegetariana.

La proposta beverage che accontenta tutti

I vini che costellano la carta beverage sono in prevalenza bianchi italiani, rossi del Cile e dell’Argentina e bollicine della Franciacorta. Degni di nota sono i gin, ben 50 pregiate etichette che arrivano dall’Italia, dalla Germania, Olanda, Francia e Regno Unito, oltre che dal lontano (ma qui vicino) Giappone, che si prestano all’abbinamento di acque toniche di estrema qualità. Gli amanti dei cocktail invece saranno sedotti dalla Caipiroska ai lamponi freschi e dal Mielito, un particolare mojito al miele, mentre chi non beve può sbizzarrirsi tra drink analcolici e sakè.

 

Orari

Newkkey Scenario

Aperto tutti i giorni

dalle 12.00 alle  15.00  e dalle 18.00 alle 23.00
Lunedì chiuso.

 

Newkkey Barbieri

Aperto tutti i giorni dalle 17.30 alle 23.30
Lunedì chiuso.

 

Contatti Newkkey Barbieri 

Via dei Barbieri, 23

00186  Roma

Tel. 06 68807047

www.newkkey.it

Instagram: newkkey

 

Contatti Newkkey Scenario

Vicolo delle Ceste, 28

00186 Roma

tel. 06 39379017

www.newkkey.it
Instagram: newkkeyrestaurant

 

 

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Stai cercando una Colomba? Alcuni indirizzi utili dove trovarla

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Stai cercando una Colomba?

Alcuni indirizzi utili dove trovarla

 

Stai cercando una Colomba, classica o rivisitata, per questa Pasqua blindatissima in zona rossa? Vi segnalo alcuni indirizzi dove poterla acquistare.

1. Casa Manfredi 

Giorgia Proia, la pasticcera di Casa Manfredi, ama la tradizione: profumi, ricordi e prodotti italiani. E anche per questa Pasqua, la tradizione la fa da padrone nell’offerta del locale romano, con prodotti creati per vivere in pieno le feste, realizzati con prodotti selezionati con grande cura.  Per la colomba, Giorgia, in collaborazione con il pastry-chef Andrea Tortora, firma due versioni, la classica e quella al cioccolato. Quest’ultima è la sola variante che si concede, ma il motivo è importante: è amata dall’unico giudice gastronomico che conta, Manfredi, il piccoletto di casa che dà il nome al locale, figlio di Giorgia e Daniele. 

Sono disponibili presso il locale in viale Aventino 91/93 (consigliata la prenotazione) e sullo shop online del sito (http://www.casamanfredi.it/shop-online/) con delivery in tutta Italia (per info e prenotazioni: T. 0697605829 – shop@casamanfredi.it).

2. Con.tro Contemporary Bistrot

Per la sua prima Pasqua da Con.tro BistrotAndrea Fiori, maestro pasticcere e lievitista, si è abilmente destreggiato nell’arte della pasta madre e delle lunghe lievitazioni, in cui si è cimentato già lo scorso Natale impastando il Panettone. La Colomba classica (30 euro) ha vinto il premio Dolce Roma organizzato Ciak si cucina per premiare le migliori pasticcerie di Roma.

La Colomba si può acquistare in delivery oppure potete ritirarla direttamente in pasticceria.

Contro Contemporary Bistrot 
Via dell’Acquedotto del Peschiera, 156, 00135 Roma RM – Tel. 06 2097 6987
Orari: Aperto tutti I giorni dalle 06.15 alle18.00  – http://www.controbistrot.it/

3. Costrini

Da più di 10 anni il quartiere di Conca d’Oro ha il proprio angolo d’Abruzzo a Roma. Costrini è l’omonima attività a conduzione familiare nata nel 2009 subito dopo il terremoto dell’Aquila. Nella periferia nord di Roma, già dalle prime luci del mattino, cappuccini schiumano e sfornano torte e brioche, oltre a diversi biscotti e al Parrozzo, dolce abruzzese alle mandorle e cioccolato  citato anche da D’Annunzio e introvabile qui nella sua versione originale. Verso la tarda mattinata, il bancone a vista viene imbandito di pizza al taglio e di altri prodotti da forno. Ecco le proposte e le varie tipologie di colombe: classica (20 Euro), al coccolato (20 euro), total black (con cacao e cioccolato fondente) (23 Euro), pistacchio (27 Euro), pere e cioccolato (23 Euro), sette cereali ed amarena (23 Euro), solo uvetta (20 Euro).

Costrini – Italian Flavor
Via Val Maggia 40  Aperto tutti i giorno dalle 8 alle 8 di sera  – Tel. 06 8976 1092

4. Cresci Roma

Danilo Frisone, proprietario di Cresci, in questo periodo di chiusure forzate può divertirsi a sperimentare dedicando più tempo al suo amato mondo dei lievitati. Con grande soddisfazione ha messo una profumatissima Colomba, la prima sfornata da Cresci!

Esclusivamente proposta nella versione Classica (28 euro al kg) arricchita con una ghiaccia di mandorle sul guscio, la Colomba richiede circa due giorni di lavoro ed è realizzata con farine marchigiane ottenute da grani 100% italiani grazie alla fornitura del Molino Paolo Mariani; lievito madre San Francisco, una chicca arrivata direttamente da Oltreoceano dai sentori particolarmente dolci, molto ambìto tra fornai e pasticceri perché ideale a ricreare un gusto meno acidulo, oltre a essere il migliora per la conservazione del panettone e per favorirne la digeribilità. A questi due elementi altamente selezionati si aggiungono altri ingredienti di prima scelta come il burro francese Corman, impiegato dai migliori maestri pasticceri, poi uova di categoria A direttamente dall’azienda agricola PeppOvo in provincia di Frosinone che alleva le sue galline all’aperto nutrendole solo con prodotti naturali e infine mandorle di Avola, canditi e pasta di arancia fatti in casa. E’ possibile ordinare la Colomba chiamando al numero 06 518 426 94 oppure recarsi direttamente in via Alcide De Gasperi 11/17.

5. Gruè

Per la Pasticceria Gruè le Colombe artigianali, insieme al loro premiatissimo Panettone, sono tra i dolci tradizionali più attesi di tutto l’anno. La produzione di ciascuna colomba richiede ben 72 ore di lievitazione e si conclude con il confezionamento a mano di ciascuna. A caratterizzare il tipico lievitato pasquale, le migliori materie prime tra cui i tuorli categoria A da allevamento a terra, il burro di latteria proveniente dalla Normandia ottenuto per centrifugazione e la vaniglia Bora Bora dalla Polinesia, premiata come miglior vaniglia del mondo negli ultimi due anni. La linea di colombe quest’anno è declinata in Classica, al Cioccolato e al Pistacchio. Per la Classica (36 euro) l’impasto, sempre con lievito madre e aromi di vaniglia, è altresì profumato con miele di acacia, zest di arancia e pasta di arancia emulsionata con burro e altra vaniglia; quella Cioccolosa (40 euro), che a differenza del Panettone Gianduioso non prevede l’aggiunta della pasta di nocciole, seleziona il miglior cioccolato fondente monorigine Venezuela 56%, gocce cioccolato al latte e fondente al 60% Costa d’Avorio. Profumata, colorata e fresca è la new entry è la Pistacchiosa (50 euro)! . Rigorosamente certificata Bronte Igp, questa pregiata frutta secca è inserita sia come ganache di pistacchio direttamente nell’impasto sia come goloso cremino di pasta pistacchio e cioccolato bianco. A impreziosire la fetta anche delle fragoline di bosco semi-candite e arance candite.

Ordinarla è semplice: è possibile chiamare al numero 06 8412220 oppure scrivere all’indirizzo mail ordini@gruepasticceria.itcon oggetto “ORDINI DI PASQUA” indicando numero di cellulare e preferenza su giorno di consegna ed eventuali fasce orarie.
Il costo di consegna all’interno del GRA è di 10,00 euro (la ZTL ha una ulteriore maggiorazione) mentre fuori il GRA varia in base alla distanza.

 Pasticceria Gruè – Viale Regina Margherita, 95, 00198 Roma RM

6. Hiromi Cake

Cosa succede quando l’arte italiana della colomba incontra la pasticceria tradizionale giapponese di Hiromi Cake? Succede una magia. Nasce così la Colomba al Tè Matcha impasto soffice al matcha, arricchito da cioccolato yuzu valhrona e pasta di yuzu e albicocche candite. Ghiaccia tradizionale con aggiunta di matcha e mandorle (22 Euro). E a fargli compagnia un’altra proposta la Colomba Shizuku: impasto al cacao e pasta nocciola, arricchito da cremino alla nocciola e zenzero candito. Il tutto completato da ghiaccia al cacao e nocciole (Prezzo 22 Euro).

Le colombe e le uova sono disponibili sia asporto sia in delivery in tutte le zone di Roma all’interno del GRA e si possono ordinare anche dal sito.

Hiromi Cake – Roma Via Fabio Massimo 31 – 00192 Roma – Tel. 06 9799 8566

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Carter Oblio, un posto incantevole

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Qualche settimana fa ho scoperto Carter Oblio, una nuova apertura nel quartiere Prati, precisamente vicino a Piazza Cavour. La cosa che ho notato prima di varcare la soglia è stato il dehors, curato in ogni dettaglio. Una pedana che ricalca l’impronta nordica degli interni, tutta in legno, e ne rilancia lo stile aggregante ma conservativo di riservatezza ed esclusività per ciascun tavolo.

Carte Oblio ha uno stile di ispirazione nord europea che regala accoglienza e calore. Legno, ferro, vetro lavorati a mano si alternano in uno spazio ampio dove ogni tavolo può vivere la sua “storia”. Le pennellate di grigio spalmate a turno sulle pareti che appaiono scabre e grossolane. Le pietre sono state spazzolate e tornate grezze. Tutti piccoli dettagli che regalano un’esperienza unica dove si alterna la freddezza del Nord e il calore del legno. 

 

La cucina

Carter Oblio nasce come anagramma dei due nomi dello chef Ciro Alberto Cucciniello. E’ un ristorante, ma soprattutto un progetto identitario. “Il logo è un profilo, una sagoma interrogativa, è un alter ego. È un pro memoria, e ricorda che dietro un’avventura del genere c’è una persona con le sue domande, le sue curiosità, la sua avidità di scoperta. Anni di appunti. E di passioni. La lettura, i viaggi, le materie prime, il fuoco, le cotture, una cucina che predica verità.” – così racconta Dea Cucciniello (socia ristoratrice).

Lo chef, laureato in economia, ha esordito nell’equipe di Scabin, e si è consolidato in anni di guida della brigata romana di Settembrini, e nel corso di varie esperienze all’estero. Poi la voglia di creare una cucina carica di forza e di appartenenza, che miscelasse le contaminazioni del viaggio con la carnalità del territorio. 

Finalmente dopo mesi di ricerca apre Carter Oblio, il suo ristorante nel cuore di Roma dove la parola d’ordine fosse autenticità. E finalmente si è concretizzato.

Carter Oblio offre due menù, uno dall’impronta più stagionale (ma comunque molto flessibile) e uno in continua evoluzione, praticamente giornaliero, che rincorre a vista il costante procacciamento di materie prime di qualità.

Ai clienti viene proposto un tagliere dei pani che annovera una selezione di impasti con lievito madre che spaziano dalle miscele con cacao amaro e noci e quelle con farina affumicata. In allestimento anche un tagliere di salumi artigianali, preparati e stagionati in casa. Ogni preparazione è artigianale in ciascuna fase della filiera. Il vassoio con le varie tipologie di pane sono una droga, ci vuole molta forza di volontà per non mangiarlo tutto. Io naturalmente non ho avuto questa forza !

La prima portata che ho assaggiato è stata il Cotto, Stracotto e Bruciato (12 euro). Carne in tre consistenze accompagnate e suddivise da puntarelle. Lo stracotto predomina ma l’ho trovato molto interessante.

Nella cucina dello chef le fermentazioni e le affumicature sono molto presenti. Attentissima la ricerca delle materie prime. Con un occhio puntato sulle eccellenze territoriali della nativa Irpinia, come per l’olio di Ravece, i tartufi, i vini del pluripremiato Luigi Tecce.

Ho proseguito con Scialatielli Taccole e Totanetti in Ramen di peperoni all’arrabbiata (14 euro). Un piatto perfetto in queste giornate freddolose ma non uno dei miei preferiti.

Il Risotto alla Genovese di Maccarello Affumicato (16 euro) è un piatto esaltato dalla cipolla in diverse consistenze sia brasata che bruciata, ridotta in polvere e posizionata sul riso. La ricerca, la concretezza e l’amore per la tecnica dell’affumicatura dello chef è rappresentata in questo risotto.

Guancia purè di Sedano Rapa, Cargiofi e Topinambur (16 euro) cotta in modo perfetto, si sciogleva in bocca grazie alla tenerezza della carne.

La Tartelletta crema di Caldarroste e Chantilly di Cachi (7 euro) è stata una piacevole sorpresa. Ben equilibrata, il contrasto tra la castagna e i cachi per nulla banale, rendeva il dolce delicato e molto gustoso.

 

 

 

Gli orari

Attualmente Carter Oblio è aperto a pranzo dalle 12.00 alle 16.00; e serve l’aperitivo fino alle 18.00.

Contatti:

Carter Oblio

Via Giuseppe Gioacchino Belli 21 – Roma

Tel. + 39 391. 4649097

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Culinaria, dove mangiare bene vicino la Stazione Termini

Culinaria, dove mangiare bene vicino la Stazione Termini

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CULINARIA

Dove mangiare bene vicino la Stazione Termini

 

Vicino la stazione Termini, in un vicolo tranquillo su piazza dei Cinquecento nasce il ristorante Culinaria con un menù gourmet e una curata carta dei vini. Una scelta decisamente coraggiosa, quella di aprire in un quartiere che certo non vanta il pregio di avere eccellenze della gastronomia, vista la vicinanza con un punto nevralgico e altamnente turistico di Roma. Il progetto nasce da in’idea di due fratelli Bernardo e Maria Pia Folino, figli di ristoratori che sin da piccoli hanno gestito locali a Roma e cinque anni fa hanno deciso di aprire un ristorante con pochi tavoli che richiamasse l’offerta di un menù con porzioni abbondanti a prezzi accessibili a tutti.

Il design essenziale che punta sul bianco delle pareti e il nero dell’arredamento, è curato da Gaia Ascone, designer figlia di Maria Pia, e Silvia Sanchetti, entrambe laureate allo IED di Roma e ora attive in uno studio di interior design contemporaneo. Appena varchi la soglia del ristorante l’accoglienza è cordiale e professionale, gli ambienti sono piccoli e la cucina è rigorosamente a vista. Lo chef che vediamo all’opera grazie alla vetrata che lo divide dalla sala è Giuseppe Rubano che ha realizzato un menù per la cena e delle proposte easy per il pranzo. La proposta food è stagionale quindi cambia ogni tre mesi. I piatti tendono spesso a cotture a bassa temperatura e la scelta degli antipasti è davvero interessante oltre ad esser molto sostanziosi nella proposta. Difficile immaginare che questi piatti siano dei semplici antipasti, come la Vellutata di broccoli con capasanta e nero di seppia o la Zuppetta di ceci, seppia, castagne e porcini, la Variazione di mortadella con pistacchio di Bronte, e il Confit d’anatra con frico e salsa ai mirtilli. Naturalmente per chi ama i fritti troviamo in menù il Tris con alici fritte dorate con panatura alle nocciole con salsa di aglio dolce, la mozzarella in carrozza e il fiore di zucca con spuma di alici e mozzarella.

 

Lo chef non si è risparmiato dandoci la possibilità di assaggiare ogni piatto del suo menù. Una forchettata per ogni tipologia di primo è arrivata al mio tavolo, ecco alcuni dei suoi piatti. La Carbonara di gamberi rossi con bottarga di muggine e scorza di lime, il cavallo di battaglia dello chef, accompagnato da altri primi come lo Spaghettone al nero di seppia, cozze, vongole, cannolicchi, seppie e calamari, il Risotto con la zucca, Taleggio, amaretti e caffè, e la Fettuccina home made al cacao con ragù di coda e cioccolato fondente. Forse quest’ultimo è quello che mi è piaciuto meno, troppo amaro al palato e l’accostamento cacao e ragù di coda non è tra i miei preferiti. 

Tra i secondi patti ho apprezzato tantissimo l’Agnello con topinambur e carciofo, cotto in modo perfetto, bello l’impiattamento e  gustosi i carciofi che accompagnavano la carne.Non era da meno il Petto d’anatra con liquirizia, camote e speck croccante e il Baccalà fritto dorato servito con sformato di patate, olive taggiasche, pomodoro datterino e sfoglie di cipolla di tropea, ed infine la Coda di rospo in guazzetto di frutti di mare e fettunta di pane, dai sapori romani. Indubbiamente i secondi li ho apprezzati più dei primi piatti!

Potevamo risparmarci sui dolci? Assolutamente no, imperterrite abbiamo trovato uno spaziato anche per loro. Semifreddo al pistacchio di Bronte, fava di tonka, ganache di cioccolato bianco, sale grosso e arancia candita, e il Soffice al manjari, con crema di marron glaces e sale maldon. Tutto molto buono ma il dolce che per me vince sia per la presentazione che per il gusto è il Tiramisù scomposto e il Millefoglie con crema chantilly, mele al passito, crumble e panforte antico.

L’ultima menzione, non per importanza, riguarda i vini, le etichette sono 40 suddivise tra moderni (ottimi vini da provare da tutta italia), come una volta (eccellente selezione di vini naturali) e estremi (vere chicche per appassionati). 

Culinaria

Via Gaeta 81 Roma

Tel. 06 488 0509

Orari: dal lunedì al venerdì ore 12-15; 18-2; sabato e domenica 18-23

L’Osteria della Trippa, la cucina romana nel cuore di Trastevere

L’Osteria della Trippa, la cucina romana nel cuore di Trastevere

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L’Osteria della Trippa

la cucina romana nel cuore di Trastevere

Lei si chiama Alessandra Ruggeri, è romana di nascita ed è cresciuta fin da piccola con la passione per il buon cibo. Si diploma Cuoca dopo un corso professionale di Tu Chef e all’età di cinquant’anni trova un grandissimo coraggio cambiando completamente la sua vita. Impiegata aziendale in una multinazionale lascia il lavoro e investe in questa grande passione aprendo un’attività tutta sua e così nasce L’Osteria della Trippa.

Appena varchi la soglia di questo ristorante vieni travolto dalla passione, il temperamento e dalla grande intraprendenza di Alessandra. Ti accoglie facendoti sentire a casa, in un ambiente dallo stile caldo e dal clima tipico delle osterie romane. 

Vi sembrerà strano ma in confidenza Alessandra ha rivelato che per tutta l’infanzia non ha mai mangiato la Trippa. Eppure ha scelto proprio questo alimento per dar vita al suo locale. Uno dei tagli più poveri e magri del bovino che possiamo trovare da Nord a Sud e in moltissime ricette, fritta, romana con pecorino, con uovo, con i fagioli e infine sotto forma di polpette. Insomma il piatto più amato a Roma viene osannato in questa neo osteria nel cuore di Trastevere.

 Vi racconto la mia cena da Trippa Osteria.

 

Partiamo dagli antipasti e dal piatto per eccellanza: la Trippa alla romana con pecorino (10 euro).

Proseguiamo gli antipasti con la Trippa fritta e gli schienali, ovvero il midollo spinale del bovino, fritti (8 euro). Quest’ultimi, dalla consistenza troppo morbida nonostante fossero fritti, li ho apprezzati meno, ma qui parliamo di un gusto prettamente personale. Continua la carrellata di piatti con le polpettine di trippa (6 euro) e la trippa in umido con i fagioli (8 euro).

Per i primi la scelta è tra pasta all’uovo fatta espressa con i Maltagliati al Ragù di cortile (9 euro) o in proposta vegetariana con Pesto di broccoli romani, nocciole di Viterbo e pecorino romano (9 euro). A seguire, tutti i classici regionali: Rigatoni con la Pajata o alla Carbonara, Spaghettoni Cacio e pepe o all’Amatriciana (8 euro). 

Ho assaggiato sia i Maltagliati al ragù di cortile con coniglio, pollo e faraona che la Carbonara. Entrambi buoni e la Carbonara era davvero ottima. L’uovo aveva la consistenza perfetta per il mio palato!

Sui secondi torniamo finalmente bambini: Coda alla vaccinara secondo tradizione (13 euro), Cotoletta di abbacchio impanata e fritta (15 euro), Coniglio in umido con pomodorini ed erbe aromatiche (13 euro), Baccalà alla trasteverina (prima fritto e poi ripassato in padella con uvetta, cipolla e pinoli), Animelle con i carciofi (12 euro). Finché la natura ci regala i carciofi Alessandra propone sia le animelle che la coratella con questa verdura. Sapete, quando mi ha nominato questi piatti temevo per la mia digestione e per il loro sapore troppo forte, e invece ho avuto una grande sorpresa. Il gusto era molto delicato, per nulla forte, pesante o indigeribile! 

Tra i secondi piatti ho apprezzato tantissimo la Cotoletta di abbacchio panata e fritta, vi troverete a spolparla con le mani! 

Alessandra è una forza della natura, la sua cucina dai sapori antichi e tipici della tradizione romana proprio come li preparavano le nostre nonne, vi piacerà. 

Il menù viene elaborato direttamente da Lei la cui filosofia è quella di proporre tutti i piatti che le piacciono e ogni settimana sulla lavagna dell’Osteria c’è un fuori menù in rottura con la tradizione. 

 

 

 

L’Osteria della Tippa

Via Goffredo Mameli 15

Tel. 345.6285270

Aperto tutti i giorni a pranzo e a cena

 

Dieci libri, dieci luoghi, dieci esperienze da vivere nell’estate 2026

Dieci libri, dieci luoghi, dieci esperienze da vivere nell’estate 2026

Non solo letture da mettere in valigia: ogni libro ha il suo luogo ideale, un piatto da assaporare e una colonna sonora da ascoltare. Perché leggere significa anche vivere un’atmosfera.

Ci sono libri che si divorano in una notte e altri che chiedono di essere assaporati lentamente, tra il rumore delle onde, il profumo del caffè o il silenzio di un giardino. L’estate è il momento perfetto per rallentare e concedersi quel lusso sempre più raro: leggere senza fretta.

Per questa selezione non abbiamo scelto semplicemente dieci titoli da portare in vacanza. Abbiamo immaginato dieci esperienze, perché ogni storia ha un’atmosfera che merita di essere vissuta fino in fondo. A ogni libro abbiamo abbinato un luogo in cui leggerlo, un piatto o un drink da gustare e una colonna sonora capace di accompagnarne le emozioni.

Che siate sotto l’ombrellone, in montagna, in una caffetteria o su una terrazza al tramonto, l’importante è trovare il posto giusto per lasciarsi trasportare dalle pagine.

Perché i libri, proprio come i viaggi, non si misurano in chilometri, ma nelle emozioni che riescono a lasciare.

1. L’educazione delle farfalle – Donato Carrisi

Donato Carrisi torna con un romanzo che unisce suspense e introspezione. La storia si sviluppa attorno ai legami familiari, ai segreti e alle paure che spesso si nascondono dietro una vita apparentemente normale. La tensione cresce pagina dopo pagina, grazie a una scrittura coinvolgente e a una narrazione ricca di colpi di scena. È il libro perfetto per chi ama i thriller psicologici che fanno riflettere, oltre che tenere con il fiato sospeso. Una lettura da iniziare sotto l’ombrellone… con il rischio concreto di finirla in un solo weekend.

Dove leggerlo Su una terrazza al tramonto, quando il silenzio rende ogni pagina ancora più intensa.

Cosa ordinare Un French 75.

Da ascoltare con Franco Battiato

2. Non ti faccio niente – Paola Barbato

Paola Barbato è una maestra nel costruire thriller che scavano nella mente dei personaggi. Non ti faccio niente parte da un’idea tanto semplice quanto inquietante e accompagna il lettore in una storia dove ogni certezza viene messa in discussione. Tutto ha inizio negli anni Ottanta, quando un uomo rapisce decine di bambini, li tiene con sé per tre giorni e poi li restituisce alle famiglie, illesi. Il misterioso sequestratore scompare nel nulla e il caso rimane irrisolto. Trent’anni dopo, però, la storia si ripete con una terribile differenza: questa volta i figli di quei bambini vengono rapiti e tornano a casa senza vita. È da questo inquietante intreccio tra passato e presente che prende forma uno dei thriller più riusciti di Paola Barbato. La scrittura è incalzante, i capitoli scorrono veloci e la tensione cresce fino all’ultima pagina, mentre il lettore cerca di capire chi si nasconda dietro quella scia di sangue e quale legame unisca tutte le vittime. Un romanzo che non punta solo sul mistero, ma esplora anche il senso di colpa, la memoria e le paure più profonde di ogni genitore.

Il ritmo è serrato, i capitoli sono brevi e la tensione cresce senza mai concedere una vera pausa. È uno di quei romanzi che si iniziano “per dare un’occhiata” e che finiscono per tenerti sveglio fino a tardi.

Dove leggerlo Su una terrazza al tramonto o in un giardino silenzioso, quando intorno cala il buio e ogni rumore sembra amplificare la suspense.

Cosa ordinare: un Negroni.

Colonna sonora: Afterhours 

3. Finché il caffè è caldo – Toshikazu Kawaguchi

In una piccola caffetteria di Tokyo è possibile tornare indietro nel tempo, ma solo seguendo poche e rigide regole. Da questa premessa nasce un romanzo delicato e sorprendente, che parla di rimpianti, seconde occasioni e del valore delle parole che spesso non troviamo il coraggio di dire. Una lettura che invita a rallentare e che, con semplicità, riesce a lasciare il segno. Perfetto per chi ama le storie capaci di emozionare senza mai eccedere.

Dove leggerlo: in una caffetteria tranquilla o durante una lenta mattina d’estate.

Cosa ordinare: un caffè filtro.

Colonna sonora: “Nuvole Bianche” – Ludovico Einaudi

4. La stanza dei kimono – Yuka Murayama

Questo romanzo è un invito a entrare nella cultura giapponese attraverso una storia fatta di tradizioni, memoria e legami familiari. Yuka Murayama costruisce un racconto elegante, dove ogni dettaglio ha un significato e il kimono diventa il filo conduttore tra passato e presente. Una lettura lenta, mai pesante, che conquista per la sua delicatezza e per la capacità di trasmettere emozioni con poche parole.

Dove leggerlo: in un luogo immerso nel verde.

Cosa ordinare: tè verde giapponese.

Colonna sonora: Giovanni Allevi

5. Ludovico Einaudi. Le onde. Il continuo divenire di una musica infinita – Paolo Gresta

Più che una biografia, è un viaggio nell’universo creativo di Ludovico Einaudi. Il libro racconta il percorso umano e artistico di uno dei compositori italiani più apprezzati al mondo, ripercorrendo le tappe che hanno dato vita alle sue opere più celebri. È una lettura che parla di musica, ispirazione e ricerca, ideale sia per chi conosce già Einaudi sia per chi desidera avvicinarsi alla sua poetica.

Dove leggerlo: in una caffetteria luminosa, con le cuffie nelle orecchie.

Cosa ordinare: un caffè filtro.

Colonna sonora ovviamente Ludovico Einaudi

6. L’amore a due passi – Catena Fiorello

Catena Fiorello racconta una storia che profuma di Sud, di estati italiane e di seconde possibilità. Tra paesaggi assolati, personaggi autentici e dialoghi vivaci, il romanzo accompagna il lettore in un viaggio dove i sentimenti si intrecciano con la voglia di ricominciare. Una lettura leggera ma mai superficiale, ideale per chi cerca una storia capace di far sorridere e riflettere allo stesso tempo.

Dove leggerlo: all’ombra di un ulivo o su una terrazza vista mare.

Cosa ordinare: un calice di rosato pugliese.

Colonna sonora Carmen Consoli

7. Io che amo solo te – Luca Bianchini

Un matrimonio in Puglia diventa il punto di partenza per una storia corale, fatta di amori, segreti di famiglia e situazioni irresistibilmente ironiche. Luca Bianchini racconta il Sud con leggerezza e grande capacità di osservazione, regalando personaggi in cui è facile riconoscersi. È uno di quei romanzi che trasmettono immediatamente il profumo dell’estate e la voglia di partire.

Dove leggerlo: in riva al mare, con il rumore delle onde in sottofondo.

Cosa ordinare: burrata, focaccia e un calice di vino bianco.

Colonna sonora: Sergio Endrigo

8. Ho paura anche io – Angidemon

Alan e Xena sono due anime agli antipodi. Lui è impulsivo, provocatorio e abituato a nascondere ogni fragilità dietro una corazza di cinismo. Lei è razionale, segnata da un passato doloroso che la conduce in una clinica di riabilitazione, dove le loro strade finiscono per incrociarsi. Da quel momento prende vita un romanzo intenso, che alterna momenti di leggerezza ad altri più profondi, affrontando temi come il dolore, la rinascita, la salute mentale e la fiducia negli altri. Una storia d’amore che va oltre il romanticismo tradizionale e racconta come, a volte, le persone più diverse possano diventare l’una il punto di svolta dell’altra.

Dove leggerlo: su una spiaggia al tramonto, con il rumore delle onde in sottofondo. L’oceano, così presente nella storia di Alan, è il luogo ideale per lasciarsi trasportare da questo romanzo.

Cosa ordinare: una poke bowl e un’acqua di cocco fresca, per richiamare l’atmosfera californiana del libro.

Colonna sonora: Negramaro

9. Le età di Lulù – Almudena Grandes

Pubblicato per la prima volta nel 1989, Le età di Lulù è diventato un classico della narrativa contemporanea. Attraverso la storia di Lulù, Almudena Grandes racconta il passaggio dall’adolescenza all’età adulta con uno stile intenso e senza filtri. Amore, desiderio, dipendenza affettiva e ricerca della propria identità si intrecciano in un romanzo che ha fatto discutere fin dalla sua uscita e che ancora oggi conserva una sorprendente forza narrativa. Una lettura coinvolgente, destinata a chi ama i personaggi complessi e le storie che non hanno paura di esplorare anche gli aspetti più fragili e contraddittori dell’animo umano.

Dove leggerlo: su un balcone affacciato sui tetti di una città, nelle ore più fresche della sera, con un calice di vino e il tempo di lasciarsi trasportare dalla storia.

Cosa ordinare: un calice di Rioja o di Tempranillo accompagnato da un tagliere di jamón iberico e formaggi spagnoli, per richiamare le atmosfere madrilene del romanzo.

Colonna sonora: Ana Belén.

10. Il custode – Niccolò Ammaniti

Con Il custode, Niccolò Ammaniti torna a raccontare l’adolescenza, ma lo fa intrecciando realtà, mistero e una vena quasi fantastica che rende il romanzo magnetico. Protagonista è Nilo Vasciaveo, tredicenne che vive con la madre e la zia in un piccolo borgo della Sicilia. Dietro la loro apparente normalità si nasconde una missione tramandata da generazioni: custodire un segreto antico e pericoloso. L’arrivo di Arianna e della figlia Saskia sconvolge un equilibrio fragile e costringe Nilo a confrontarsi con il primo amore, il desiderio di libertà e il peso di un destino che non ha scelto. Ammaniti costruisce una storia intensa e coinvolgente, dove suspense, emozione e crescita personale si fondono in una narrazione che cattura fin dalle prime pagine.

Dove leggerlo: su una spiaggia della Sicilia occidentale, nelle ore più calde del pomeriggio, quando il mare è immobile e il silenzio amplifica ogni sensazione.

Cosa ordinare: una granita al limone con brioche o una granita alle mandorle, per immergersi completamente nell’atmosfera siciliana.

Colonna sonora: Niccolò Fabi

Se desideri acquistare uno di questi libri accedi alla mia lista Amazon

 

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Ceibo apre a Trastevere: la terza casa romana dell’empanada argentina

Ceibo apre a Trastevere: la terza casa romana dell’empanada argentina

L’offerta gastronomica di Trastevere si arricchisce di un nuovo indirizzo dedicato alla cucina argentina. Dopo il successo della sede del Pigneto e del punto vendita al Mercato Centrale di Roma Termini, Ceibo Ristorante Argentino inaugura il suo terzo locale in Via dell’Olmetto 24, a pochi passi da Piazza Belli. Un’apertura che rappresenta non solo l’evoluzione di un progetto ormai consolidato, ma anche un ritorno alle origini per chi quel quartiere lo ha sempre chiamato casa.

Un progetto nato dall’amicizia

Ceibo nasce dall’idea di Ilenia e Giovanni Mercuri insieme a Florencia Claps, argentina di Buenos Aires. Un’amicizia costruita tra Roma e l’Argentina che, durante il lockdown del 2020, si è trasformata in un progetto concreto: raccontare la cucina argentina attraverso uno dei suoi simboli più rappresentativi, l’empanada.

L’obiettivo è rimasto lo stesso fin dall’inizio: proporre ricette autentiche, materie prime selezionate e un modo di vivere la tavola fatto di condivisione e convivialità.

Dal Pigneto a Trastevere

La prima sede apre cinque anni fa al Pigneto, quartiere che accoglie subito il format. Successivamente arriva il punto vendita all’interno del Mercato Centrale di Roma Termini, dove le empanadas conquistano viaggiatori, studenti e curiosi.

Con l’apertura di Trastevere entra a far parte della società anche Valerio Marinelli, amico di Ilenia da oltre vent’anni, che sceglie di unirsi al progetto condividendone filosofia e visione. La ricerca del locale è stata lunga, fino all’incontro con lo spazio di Via dell’Olmetto, riconosciuto immediatamente come quello giusto per scrivere questo nuovo capitolo.

Un ritorno alle proprie radici

Per Ilenia e Giovanni questa apertura ha un significato particolare. Trastevere è il quartiere dove sono cresciuti e dove la loro famiglia gestiva lo storico bar di Piazza San Cosimato, un luogo che ha contribuito a formare il loro modo di intendere l’ospitalità.

Un legame che ha conquistato anche Florencia, affascinata dall’anima più autentica del rione, dai suoi vicoli e da quella dimensione di quartiere che ancora oggi caratterizza Trastevere.

Un locale pensato per ogni momento della giornata

Ceibo Trastevere si presenta come una bottega contemporanea aperta tutti i giorni, dalle 11 alle 23 (chiuso il lunedì).

Si può passare per un pranzo veloce, fermarsi per un aperitivo accompagnato da vini e birre argentine, scegliere uno spritz o una proposta analcolica, ma anche ordinare da asporto o affidarsi al servizio catering.

Le protagoniste: le empanadas

Il cuore del menu resta naturalmente l’empanada, preparata a mano secondo la tradizione argentina e declinata in numerose varianti.

Tra quelle più classiche troviamo la Tucumana, con carne tagliata al coltello, cipolla, cipollotto e uovo sodo, considerata una delle ricette simbolo del nord dell’Argentina.

C’è poi la Buenos Aires, preparata con carne macinata, cipolla, peperone rosso, olive e uovo sodo, omaggio ai sapori della capitale.

Non mancano le versioni più amate come la Jamón y Queso, la Chorizo y Queso e la Pollo, insieme alle proposte vegetariane e vegane, tra cui la Humita Vegana, la Verdura con spinaci, ricotta e pecorino e la Cebolla y Queso.

Le empanadas gourmet

Accanto alle ricette tradizionali trovano spazio anche interpretazioni più contemporanee.

La Patagonia unisce gamberoni argentini, bisque, peperone verde, cipolla e porri, mentre la Ceibo, ormai diventata uno dei simboli del locale, combina roquefort, pere, funghi e noci in un equilibrio di sapori che racconta un volto più creativo della cucina argentina.

Il finale è dolce

A chiudere il percorso gastronomico ci sono gli alfajores, probabilmente il dolce più iconico dell’Argentina.

Due biscotti friabili racchiudono un generoso strato di dulce de leche e vengono completati con una copertura di cioccolato oppure con una leggera spolverata di zucchero a velo, a seconda delle tradizioni regionali. Un dolce semplice, ma profondamente legato ai ricordi e alla cultura argentina.

L’importanza dell’impasto

Uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Ceibo riguarda proprio gli impasti.

Quello tradizionale segue la ricetta argentina con acqua, sale, strutto e farina, mentre per le versioni vegetariane e vegane viene utilizzato un impasto dedicato a base di burro vegetale, acqua e farina.

Più di un ristorante

Ceibo ha costruito negli anni un’identità che va oltre la cucina.

Gli spazi sono pensati per favorire la convivialità, con ambienti colorati ispirati all’Argentina e realizzati attraverso il lavoro di artigiani. Parallelamente il progetto è diventato protagonista di eventi, festival gastronomici, pop-up e catering, contribuendo a diffondere la cultura dell’empanada anche fuori dal ristorante.

Alla base resta una filosofia semplice: cucina autentica, ingredienti di qualità, attenzione alla sostenibilità e packaging ecosostenibile, senza perdere quella spontaneità che rende la tavola argentina così accogliente.

Perché si chiama Ceibo?

Il nome non è casuale.

Il Ceibo è il fiore nazionale dell’Argentina e rappresenta accoglienza, appartenenza e identità culturale. È anche il simbolo che accompagna il progetto fin dalla prima sede del Pigneto, dove un grande murale dedicato al ceibo è diventato negli anni uno degli elementi più riconoscibili del locale.

Con questa nuova apertura a Trastevere, Ceibo continua così il suo viaggio tra Buenos Aires e Roma, portando in tavola uno dei piatti più rappresentativi della tradizione argentina e confermando la propria identità nel panorama gastronomico della Capitale.


Ceibo Ristorante Argentino

Via dell’Olmetto 24, Trastevere – Roma
Aperto dalle 11.00 alle 23.00
Chiuso il lunedì

Cocta Terrace: a Pietralata l’estate si vive tra cucina creativa, cocktail e moda vintage

Cocta Terrace: a Pietralata l’estate si vive tra cucina creativa, cocktail e moda vintage

Una terrazza nascosta nel cuore di Pietralata dove il cibo incontra la mixology, il vintage e la musica elettronica. Benvenuti da Cocta Risto Social Club.

Roma continua a sorprendere anche lontano dai quartieri più battuti. Questa volta la scoperta arriva da Pietralata, dove Cocta Risto Social Club inaugura la sua nuova terrazza estiva e conferma la sua natura di luogo difficile da incasellare in una sola categoria.

Cocta non è semplicemente un ristorante. È uno spazio che mescola gastronomia, design, moda, musica e socialità, dando vita a un progetto contemporaneo che riflette perfettamente lo spirito di una città in continua trasformazione.

La visione di Jacopo De Sanctis

Dietro il progetto c’è Jacopo De Sanctis, giovane imprenditore romano che ama definire Cocta una “super osteria”. Una definizione che racconta bene l’anima del locale: informale, curiosa, aperta alle contaminazioni e alle esperienze condivise.

La nuova terrazza, situata in Via del Casale Rocchi 6, aggiunge quaranta posti all’aperto a una struttura già conosciuta per eventi, cene private e serate aziendali. Uno spazio che durante la bella stagione diventa il luogo ideale per un aperitivo diverso dal solito.

L’aperitivo secondo Stefano Garonna

Per l’inaugurazione, lo chef Stefano Garonna ha presentato una selezione di finger food che sintetizza la sua idea di cucina. Tra gli assaggi più interessanti il pane Shokupan fatto in casa servito con burro e alici, il Katsusando vegetariano con melanzana in doppia frittura, mayo al lime e chutney di prugne, e il Tiradito di ricciola marinata con leche de tigre al kiwi, jalapeño verde e cipolla rossa in agrodolce.

Una proposta che guarda alle tecniche internazionali senza perdere il legame con la stagionalità e la materia prima.

Cocktail che dialogano con la cucina

Ad accompagnare il percorso gastronomico una cocktail list studiata per dialogare con i piatti. I drink firmati da Valerio Bonifaci e Jacopo De Sanctis non sono semplici aperitivi ma veri e propri abbinamenti pensati per completare l’esperienza, giocando su acidità, struttura ed equilibrio.

La mixology, del resto, rappresenta da sempre una componente importante dell’identità di Cocta e contribuisce a costruire un’esperienza che va oltre il semplice momento della cena.

Moda, artigianato e creatività

Ma la vera particolarità di Cocta è forse la sua capacità di mettere in relazione mondi diversi. Durante l’opening della terrazza gli ospiti hanno potuto scoprire il Vintage Corner di Friperie, progetto di moda second hand e upcycling curato da Claudia Urbano, insieme ai gioielli di Luneva e ai sigari di Manifatture Sigaro Toscano.

Un ecosistema creativo che rende Cocta qualcosa di più di un indirizzo dove mangiare bene: un punto d’incontro tra persone, passioni e linguaggi differenti.

La formula dei Social Table

Anche la formula gastronomica contribuisce a rafforzare questa dimensione conviviale. Al centro dell’esperienza ci sono infatti i social table, tavoli attrezzati che permettono agli ospiti di scegliere come cucinare il proprio cibo tra yakiniku, hotpot, shabushabu, raclette, fonduta e piastra refrattaria.

Un modo divertente e interattivo di vivere la cena, trasformandola in un momento di condivisione che coinvolge direttamente i commensali.

Perché vale la pena scoprirlo

Con l’apertura della nuova terrazza, Cocta conferma la propria identità di progetto multidisciplinare e dimostra come anche Pietralata stia diventando uno dei quartieri più interessanti per chi cerca nuove idee, nuovi sapori e nuove forme di socialità.

Più che un ristorante, Cocta è un luogo dove la cucina incontra la creatività e dove ogni visita può trasformarsi in un’esperienza diversa.

Informazioni utili

Cocta Risto Social Club
Via del Casale Rocchi 6, Roma

  • Sala interna: circa 60 coperti
  • Terrazza esterna: circa 40 coperti
  • Social table con diverse modalità di cottura condivisa
  • Cocktail bar e proposta aperitivo
  • Vintage Corner permanente a cura di Friperie

Cocktails In The City arriva a Roma: tre giorni tra mixology, musica e creatività all’Orto Botanico

Cocktails In The City arriva a Roma: tre giorni tra mixology, musica e creatività all’Orto Botanico

Dal cuore di Londra agli spazi verdi e suggestivi dell’Orto Botanico di Roma. Dal 15 al 17 maggio 2026 arriva nella Capitale la prima edizione italiana di Cocktails In The City, il festival internazionale dedicato alla cultura del bere contemporaneo che, dopo il successo e il sold-out della decima edizione londinese, sceglie Roma come primo approdo nell’Europa continentale.

Tre giorni immersivi dove mixology, musica, formazione e food experience si incontrano in un format pensato sia per i professionisti del settore sia per gli appassionati di cocktail culture. Un appuntamento che negli anni è diventato un vero punto di riferimento internazionale, capace di riunire alcuni tra i migliori bartender, bar e brand del panorama mondiale in location open-air dal forte impatto scenografico.

Per il debutto romano, il festival approda in uno dei luoghi più affascinanti della città: l’Orto Botanico, nel cuore di Trastevere. Qui il concept internazionale si intreccia con l’ospitalità italiana, dando vita a un’esperienza che va oltre il semplice drink e abbraccia benessere, sostenibilità, intrattenimento e creatività.

Il cuore del festival: i pop-up bar

Protagonista assoluta sarà naturalmente la mixology, raccontata attraverso una selezione di pop-up bar dove bartender e brand presenteranno signature cocktail, novità e reinterpretazioni contemporanee del bere miscelato.

Tra gli indirizzi presenti:

  • Aleph Hotel by Hilton / Organics by Red Bull
  • Banana Republic / Espolon
  • Blind Pig / Oyster Gin
  • Botanist Bar
  • Ceralacca / 16.20 & Sibillini Spirits
  • Depero (Rieti) / Orsini Drink & Mezcaleros
  • Nucleo Bar / Brown Forman
  • Rem & Led Dragon / Campari
  • Rino Montesacro / Aperol
  • Smile / Molinari
  • Van Station / Amaretto Adriatico
  • Zest (Vicenza) / Etsu Gin

Un’occasione per scoprire nuove tendenze, distillati, tecniche e approcci creativi che stanno ridefinendo il mondo del cocktail contemporaneo.

Workshop, masterclass e formazione

Cocktails In The City dedica ampio spazio anche alla formazione e all’esperienza diretta con un programma di workshop e masterclass aperti sia agli addetti ai lavori sia ai curiosi.

Dal 15 al 17 maggio saranno attivi:

  • Workshop Ron de Cana
  • Workshop Makeyougreen
  • Workshop Ice Carving con Dolomiti Ice
  • Workshop Espresso Martini by Altamura Vodka e Amaro Kyma

Sabato 16 maggio spazio anche al benessere con la masterclass yoga guidata da Mimosa Achtner di Oltre Pilates.

Musica live, DJ set e Silent Disco

Non solo cocktail: il festival si trasforma anche in un vero urban festival grazie a una programmazione musicale che accompagnerà ogni giornata.

Venerdì 15 maggio

  • DJ set Nelson
  • DJ set Cool3ra

Sabato 16 maggio

  • DJ set Naomi
  • Live performance Hallix
  • DJ set Funk Pope

Domenica 17 maggio

  • Post Office
  • Live Band Jack Daniel’s

Per tutta la durata dell’evento sarà inoltre presente una Silent Disco powered by Red Bull, per vivere la musica in modo immersivo e originale all’interno degli spazi dell’Orto Botanico.

Food truck e specialty coffee

A completare l’esperienza una proposta gastronomica trasversale e informale con cinque food truck dedicati a diverse cucine e momenti della giornata:

  • Pret a Polpett
  • Annuccia (dolci)
  • Malandrino (hamburger)
  • Foodisfaction (pinsa e fritti)
  • Gyoza Express (asian food)

Presente anche uno spazio specialty coffee curato da Casa Manfredi in collaborazione con Lavazza, pensato per accompagnare il pubblico tra una degustazione e l’altra.

Informazioni utili

Cocktails In The City Roma
Dal 15 al 17 maggio 2026
Orto Botanico di Roma
Largo Cristina di Svezia, 23A – Roma

Un festival che porta nella Capitale il linguaggio internazionale della mixology contemporanea, trasformando per tre giorni l’Orto Botanico in un grande giardino dedicato al bere bene, alla musica e alla convivialità.

Colazioni & brunch a Roma: la guida definitiva per scoprire i migliori indirizzi della Capitale

Colazioni & brunch a Roma: la guida definitiva per scoprire i migliori indirizzi della Capitale

C’è un momento, a Roma, che più di altri racconta il carattere della città: la colazione. Non più solo un gesto veloce, ma un rituale contemporaneo fatto di estetica, gusto e scoperta. Ed è proprio da questa evoluzione che nasce Colazioni & brunch a Roma (Red Edizioni, 208 pp., 18,00 €), in uscita mercoledì 13 maggio: la prima guida fotografica interamente dedicata al mondo delle colazioni e dei brunch nella Capitale.

Un volume che raccoglie oltre 180 indirizzi, di cui 85 recensiti in maniera approfondita, suddivisi in sette categorie: boutique hotel, brunch spot, terrazze panoramiche, pasticcerie iconiche, bakery e bistrot, bar di quartiere e caffetterie. Una mappa ragionata che intercetta non solo i luoghi, ma le tendenze.

Un viaggio tra estetica e gusto

Questa guida non si limita a elencare locali: costruisce un’esperienza. Grazie a un apparato iconografico estremamente curato, mappe tematiche, itinerari suggeriti e contenuti extra accessibili tramite QR code, il libro diventa un vero e proprio viaggio multisensoriale.

Dai rooftop sospesi tra cupole e monumenti alle bakery scandinave dell’Esquilino, dalle pasticcerie d’autore ai giardini nascosti: ogni pagina restituisce una Roma diversa, più lenta, più gentile, più ispirata. Una città che si svela attraverso dettagli, luci e mise en place studiate per essere vissute – e fotografate.

La colazione come gesto culturale

Al centro del progetto c’è una visione precisa: la colazione come momento di riconnessione. Non solo nutrimento, ma pausa consapevole, spazio personale, lente attraverso cui osservare la città.

Come racconta l’autrice nell’introduzione, è “un rito di ricongiungimento con il mondo”. Un’affermazione che sintetizza perfettamente il cambio di paradigma: oggi sedersi a fare colazione significa scegliere un ritmo, un’estetica, un’esperienza.

E infatti il libro intercetta tutte le nuove esigenze contemporanee: opzioni vegane, gluten free, senza lattosio, locali pet friendly, spazi adatti al coworking e indirizzi pensati anche per famiglie.

Chi c’è dietro: Marika Milano

Romana, multimedia & graphic designer, esperta di comunicazione digitale e influencer marketing: Marika Milano è la mente e l’occhio dietro questo progetto.

Founder della pagina Instagram Breakfast & Coffee e del progetto Le Colazioniste, ha trasformato la colazione in un linguaggio visivo fatto di storytelling, immagini curate e flat lay iconici. Un percorso che l’ha portata anche a insegnare food styling e content creation, contribuendo a definire un’estetica ormai riconoscibile.

Il libro, bilingue italiano/inglese, è pensato sia per i romani sia per un pubblico internazionale: una guida pratica, ma anche un oggetto da collezione e una fonte di ispirazione visiva.

Un progetto che racconta un cambiamento

Da tempo, la colazione ha smesso di essere solo cappuccino e cornetto al banco. È diventata un momento di esplorazione urbana, un’occasione per scoprire nuovi quartieri, nuove formule di ospitalità, nuovi modi di vivere il tempo.

Con questa guida, Marika Milano intercetta e racconta perfettamente questa trasformazione: una Roma che evolve, che accoglie, che sperimenta.

E, in fondo, questo progetto ha anche un valore che va oltre la carta stampata. Ricordo ancora la prima volta in cui mi sono imbattuta nel suo profilo: per me era una fonte di grande ispirazione. Quelle immagini così curate, la luce, l’attenzione al dettaglio. A un certo punto ho deciso di fare un passo in più e ho partecipato anche a un suo workshop, per imparare a scattare fotografie così belle, lavorando con props e composizione.

Oggi vedere questo libro prendere forma fa un certo effetto.
Quanta strada hai percorso. Quante cose sono cambiate.

In bocca al lupo per tutto, Marika. ✨

Acquista il libro qui 

Enoteca a Nemi: Ivo’s Bar tra grandi vini, fragolino e tradizione laziale

Enoteca a Nemi: Ivo’s Bar tra grandi vini, fragolino e tradizione laziale

Nel cuore dei Castelli Romani, a Nemi, ci sono luoghi che non si limitano a esistere: raccontano. Ivo’s Bar Enoteca è uno di questi. Non è solo una destinazione per appassionati di vino, ma un punto di incontro tra memoria, territorio e visione. Un posto dove ogni bottiglia non è semplicemente scelta, ma interpretata.

Un’eredità che profuma di storia (e di miele)

Prima del vino, però, viene la terra. E ancora prima, l’ascolto.

La storia di Ivo De Sanctis affonda le radici in una tradizione familiare che risale addirittura al Settecento, con lo storico locale Lo Specchio di Diana. Una locanda che, ben prima delle mode contemporanee, incarnava già un concetto oggi inflazionato: l’esperienza. Accoglienza autentica, relazione umana, qualità senza compromessi.

Poi arrivano le api. Insieme al fratello, Ivo sviluppa un progetto apistico che è tutt’altro che accessorio: è una vera scuola di pensiero. Il miele – dal castagno ai millefiori di Velletri fino all’eucalipto del Lago di Fogliano – diventa uno strumento per leggere il territorio, comprenderne le sfumature, valorizzarne la biodiversità.

E anche l’estetica ha un ruolo chiave: i vasetti, realizzati a Deruta, sono piccoli oggetti d’arte, con richiami bizantini, raffaelleschi ed etruschi. Non è decorazione: è identità.

La svolta: dal silenzio del vino alla sua narrazione

C’è un dettaglio che cambia tutto: fino a dieci anni prima della svolta, Ivo il vino non lo beveva nemmeno.

Nel 2004 arriva la separazione dall’attività familiare. È un punto di rottura, ma anche di ripartenza. Prima un bar, poi – lentamente – prende forma l’enoteca. Il vero cambio di passo arriva nel 2014, con il corso da sommelier presso FISAR.

Non è solo formazione tecnica. È un cambio di linguaggio. Il vino diventa cultura, racconto, strumento per interpretare il territorio e comunicarlo. Ed è proprio qui che nasce l’identità di Ivo’s Bar Enoteca: un luogo dove la selezione è anche narrazione.

Una carta vini che è una mappa del mondo

Entrare da Ivo significa intraprendere un viaggio. Non uno qualunque: uno costruito su due direttrici precise – eccellenza territoriale e icone globali.

Da una parte, i grandi nomi italiani:

  • Antinori con il suo Tignanello
  • Tenuta San Guido con il Sassicaia
  • Ornellaia & Masseto
  • Biondi Santi
  • Il Marroneto

Dall’altra, l’aristocrazia francese:

  • Château Petrus, Latour, Margaux, Mouton
  • Le grandi firme di Borgogna come Faiveley e Chanson

Ma il punto non è impressionare. È scoprire. La vera forza della selezione sta nelle etichette meno battute, nei vitigni dimenticati, nelle piccole produzioni che raccontano storie ancora da ascoltare.

Fragole, liquori e identità

E poi c’è Nemi, che continua a fare ciò che le riesce meglio: trasformare la fragola in simbolo.

Da qui nasce il Fragolino di Nemi e una linea di prodotti, liquori e confetture, che hanno saputo superare i confini locali, portando un pezzo di territorio nelle fiere nazionali e internazionali. Un esempio concreto di come tradizione e mercato possano dialogare senza snaturarsi.

Un’anima digitale, un cuore ostinatamente umano

Oggi Ivo’s Bar Enoteca è anche online: una piattaforma che permette di acquistare vini italiani e internazionali, champagne e distillati selezionati con lo stesso rigore della bottega fisica.

Ma il punto non cambia.

Qui non si vende solo vino.
Si costruisce una relazione.
Si educa il gusto senza mai dimenticare il piacere.

E soprattutto, si continua a raccontare una storia che, tra api, bottiglie e memoria ha ancora molto da dire.

Drink Kong Campo Marzio: il cocktail bar più iconico di Roma conquista il centro storico

Drink Kong Campo Marzio: il cocktail bar più iconico di Roma conquista il centro storico

Se quel bancone potesse parlare, racconterebbe storie di notti romane, di ghiaccio che si rompe lento e di cocktail che sanno di viaggio. E adesso, quelle storie hanno un nuovo indirizzo: Drink Kong arriva a Campo Marzio, nel cuore più elegante e stratificato della Capitale.

In via dei Prefetti 22, nel pieno di Campo Marzio, apre il nuovo capitolo firmato Patrick Pistolesi. E no, non è una copia del locale di Monti: è un’evoluzione, più matura, più silenziosa, ma con lo stesso battito.

Nel cuore di Roma, ma con lo sguardo altrove

Campo Marzio è uno di quei quartieri dove Roma si mostra per quello che è: stratificata, teatrale, a tratti quasi irreale.
Ed è proprio qui che Drink Kong decide di inserirsi, portando dentro il centro storico un immaginario completamente diverso.

Appena entri, lo capisci subito. Il bancone è lungo, scenografico, quasi magnetico. Dietro, una bottigliera che sembra una parete luminosa. Tutto parla la lingua del Kong, ma con un tono più raffinato.

Il progetto porta la firma di Roberto Antobenedetto, che qui smussa l’anima più “street” del primo Drink Kong e la traduce in qualcosa di più sofisticato. Rimane quell’estetica sospesa tra cinema e futuro — sì, proprio quella vibe da Blade Runner — ma diventa più elegante, più controllata.

Un’atmosfera che ti porta lontano (anche restando a Roma)

Dentro Drink Kong Campo Marzio non sei mai davvero fermo.
Ogni stanza cambia ritmo, luce, sensazione.

C’è una lounge che invita a rallentare, con dettagli che citano l’architettura di Frank Lloyd Wright. C’è una zona più nascosta, quasi segreta, che strizza l’occhio al lato più oscuro del Kong, con richiami alle case tradizionali giapponesi.

E poi c’è lui, il Giappone, che torna ovunque: nei materiali, nei riferimenti, nei piccoli oggetti scelti con precisione quasi maniacale. Non è decorazione, è un linguaggio.

All’ingresso, il poster originale giapponese di Lost in Translation non è lì per caso. È una dichiarazione: guardare Roma con occhi stranieri, sentirsi fuori posto e perfettamente a casa nello stesso momento.

La vera protagonista resta sempre lei: la miscelazione

Poi, certo, si beve. E si beve bene.

La nuova drink list di Drink Kong Campo Marzio va dritta al punto: meno esercizi di stile, più sostanza.
Un ritorno ai classici, ma fatti come si deve. Precisi, puliti, contemporanei.

Il Gaijin resta una firma riconoscibile, ma è il Martini a prendersi la scena, con le sue diverse interpretazioni che qui diventano quasi un rito.

C’è anche spazio per gli aperitivi, per gli Champagne cocktail e per una proposta zero alcol pensata davvero, non messa lì per dovere.

Perché andarci (e tornarci)

Drink Kong Campo Marzio non è il classico “nuovo opening” da spuntare in lista.
È uno di quei posti che cambiano il modo in cui vivi la città.

È elegante ma non rigido, curato ma mai freddo, internazionale senza perdere Roma.
E soprattutto, riesce in una cosa rara: farti sentire dentro qualcosa, non solo dentro un locale.

Come direbbe Pistolesi, non è solo un bar.
È un piccolo universo.

Info utili

Drink Kong Campo Marzio
Via dei Prefetti 22, Roma

Aperto tutti i giorni dalle 17:00 all’01:00

Specialità pasquali a Roma (e dintorni): cosa mangiare tra colombe, pastiere e grandi lievitati

Specialità pasquali a Roma (e dintorni): cosa mangiare tra colombe, pastiere e grandi lievitati

scritto da Redazione

A Roma la Pasqua è una questione di profumi e gesti che si ripetono ogni anno. Nelle settimane che precedono la festa, pasticcerie e forni si riempiono di grandi lievitati, dolci della tradizione e specialità salate che raccontano un patrimonio gastronomico condiviso tra città e territorio. Dalla colomba artigianale alla pastiera, fino a casatielli e pizze al formaggio, il rito pasquale passa anche – e soprattutto – dalla tavola.

Se è vero che la colomba resta il simbolo per eccellenza, è altrettanto interessante osservare come ogni laboratorio la interpreti: c’è chi resta fedele alla ricetta classica e chi introduce variazioni contemporanee, lavorando su materie prime, lievitazioni e profili aromatici. Accanto ai dolci, resistono le preparazioni salate, protagoniste della colazione di Pasqua e delle gite fuori porta.

Ecco una selezione di indirizzi tra Roma e dintorni dove scoprire le migliori specialità pasquali, tra tradizione, tecnica e interpretazioni personali.

Pasticceria Max

 

Alla Pasticceria Max, storica insegna romana guidata da Massimo Toppi, la Pasqua ruota attorno ai grandi lievitati. La colomba è il prodotto simbolo: lavorata con lievito madre e lunghi tempi di lievitazione, si distingue per un impasto soffice e profumato, arricchito da ingredienti selezionati come vaniglia del Madagascar, miele d’acacia e scorze d’arancia semi-candite.
Accanto alla versione classica e a quella al cioccolato, trovano spazio varianti più creative – come la “Nuvola” senza canditi o le interpretazioni al rum e cioccolato – insieme ai grandi classici della tradizione pasquale, tra cui pastiera, casatiello e pizza al formaggio.

Via Publio Valerio, 34
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Bonci

La Pasqua firmata Gabriele Bonci porta nel mondo dei grandi lievitati la stessa attenzione che ha reso celebre la sua panificazione. Le colombe, disponibili nella versione tradizionale e al cioccolato, sono realizzate con lievito madre e lunghe lievitazioni che garantiscono leggerezza e grande digeribilità.
Non mancano i prodotti salati della tradizione, come casatiello e torta al formaggio, perfetti per la tavola delle feste o per una colazione di Pasqua in stile romano.

Via Trionfale, 36
Sito

Casa Manfredi

Da Casa Manfredi, la Pasqua è un dialogo tra tradizione e sensibilità contemporanea. Le colombe firmate da Giorgia Proia, proposte in diverse varianti, nascono da un attento lavoro su impasti e lievitazioni, con ingredienti selezionati e una cura evidente per l’equilibrio dei sapori. Accanto ai grandi lievitati, trova spazio una pastiera dalla consistenza più morbida e cremosa, grazie all’incontro tra ricotta e crema pasticcera, pensata per risultare delicata ma riconoscibile.

Completano la proposta le uova di cioccolato, realizzate con attenzione sia alla qualità che alla parte estetica, in linea con lo stile elegante della pasticceria.

Viale Aventino, 91/93
Via dei Conciatori, 5
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Cresci

In zona San Pietro, Cresci propone una colomba che punta tutto sulla tradizione più autentica. Nessuna variazione contemporanea, ma un lavoro preciso su impasto e materie prime: mandorla tostata, canditi profumati e una struttura soffice che restituisce un gusto pieno e riconoscibile. Una scelta ideale per chi cerca la Pasqua di una volta, senza reinterpretazioni. Disponibili anche pastiera, torta al formaggio e casatiello per non scontentare nessuno! 

Via Alcide de Gasperi, 11-17
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BAP

Da BAP, caffetteria contemporanea a due passi da Piazza Fiume, la colomba segue una filosofia “specialty” anche nel mondo dei lievitati. Lavorazione artigianale, lunghe lievitazioni e ingredienti di alta qualità danno vita a un impasto soffice e ben equilibrato, proposto nella versione classica.
Accanto al dolce, trovano spazio anche le specialità salate come casatiello e torta al formaggio, in linea con la tradizione pasquale.

Via Raffaele Cadorna, 5
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Cristalli di Zucchero

Nel quartiere Monteverde, Cristalli di Zucchero rappresenta una certezza per la pasticceria romana. Le colombe firmate dal pastry chef Marco Fontana si distinguono per eleganza e leggerezza: impasti soffici, profumi delicati e un equilibrio che le rende perfette anche come idea regalo. La versione classica resta la più rappresentativa.

Via di Val Tellina, 14
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Julietta Pastry & Lab

Per una Pasqua 2026 completamente plant based, Julietta Pastry & Lab – il laboratorio firmato Romeow Cat Bistrot – propone una selezione di grandi classici rivisitati in chiave vegetale. La colomba, disponibile nella versione tradizionale, è realizzata con lavorazione artigianale e soli ingredienti vegetali, mantenendo una struttura soffice e un profilo aromatico pulito.

Accanto al grande lievitato, la pastiera interpreta la tradizione con un approccio naturale e contemporaneo: frolla a base di ricotta di mandorle, grano bio, canditi e crema pasticcera vegetale, senza l’utilizzo di ingredienti di origine animale. Il risultato è un dolce equilibrato, delicato e coerente con la filosofia del laboratorio.

Le creazioni sono disponibili in pasticceria, con prenotazione consigliata, e ordinabili anche online.

Via Francesco Negri, 25/27
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Cappucciamo Circeo

Per la Pasqua, Cappucciamo propone una selezione di colombe artigianali che unisce tradizione, tecnica e grande attenzione alle materie prime. Il lievito madre, utilizzato quotidianamente, guida lavorazioni lente e controllate, garantendo impasti soffici, profumati e ben digeribili.

Tre le varianti: la classica, con arancia candita e glassa alle mandorle; la versione ai tre cioccolati, più contemporanea, con una copertura alla nocciola; e la colomba agrumata, fresca e aromatica, con note di limone, mandarino e arancia, arricchita da una glassa al cioccolato bianco e yuzu.

Un laboratorio in continua evoluzione, con una proposta coerente e curata. Le colombe sono disponibili anche con spedizione a domicilio.

Piazza John Fitzgerald Kennedy, 25 | San Felice Circeo
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Pasticceria Alba

A Viterbo, Pasticceria Alba porta avanti una tradizione familiare legata ai grandi lievitati, affiancando alle colombe classiche una proposta più originale: la Colombrilla®. Si tratta di un lievitato ricco e aromatico, caratterizzato da un impasto soffice arricchito con rum, marroni canditi e cioccolato fondente, pensato per chi cerca un gusto più intenso e strutturato.

Alla base c’è un lavoro attento sul lievito madre e sulle lavorazioni artigianali, che garantiscono fragranza e profondità aromatica. Accanto a questa creazione, restano disponibili anche varianti più tradizionali, per una proposta che unisce identità e sperimentazione.

Via Igino Garbini, 100
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Bignè di San Giuseppe a Roma: le pasticcerie dove assaggiarli

Bignè di San Giuseppe a Roma: le pasticcerie dove assaggiarli

scritto da Redazione

Con l’arrivo di marzo, nelle vetrine delle pasticcerie romane compare uno dei dolci più attesi dell’anno: il bignè di San Giuseppe. Legato alla festa del 19 marzo e alla tradizione popolare della città, questo dolce di pasta choux – fritto o al forno – viene farcito con crema pasticcera e spesso completato da un’amarena sciroppata. Un piccolo rituale che ogni anno riporta romani e curiosi davanti ai banchi delle migliori pasticcerie.

A Roma il bignè di San Giuseppe non è solo un dessert stagionale, ma un vero simbolo della pasticceria cittadina. Alcuni laboratori seguono fedelmente la ricetta più classica, con guscio fritto e crema abbondante, altri lavorano sulla leggerezza della pasta choux o sull’equilibrio della farcitura, mantenendo però sempre riconoscibile il carattere del dolce.

In vista della festa del papà, abbiamo selezionato alcune delle pasticcerie dove assaggiare i bignè di San Giuseppe a Roma: indirizzi storici e laboratori contemporanei che interpretano questa specialità con stili diversi, ma con la stessa attenzione alla qualità e alla tradizione.

Pasticceria Marinari

 

Storica insegna di quartiere tra Trieste e Africano, la pasticceria Marinari è uno di quei luoghi che custodiscono con orgoglio la tradizione romana. Qui il bignè di San Giuseppe segue la ricetta più classica: guscio di pasta choux dorato e leggermente croccante, crema pasticcera piena e profumata, amarena finale a completare il morso. Un dolce che non cerca reinterpretazioni ma punta sulla solidità di una tradizione ben eseguita.

Piazza Santa Emerenziana, 20
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Pasticceria Max

Nel quadrante sud-est della città, la Pasticceria Max è da anni un punto di riferimento per la pasticceria artigianale. Qui il bignè di San Giuseppe viene preparato con grande attenzione alla struttura della pasta choux e alla cremosità della farcitura, che rimane vellutata ma non eccessivamente dolce. Un indirizzo amato dai romani del quartiere, dove la festa del 19 marzo si celebra con un grande classico della tradizione.

Via Publio Valerio, 34
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Casa Manfredi

Casa Manfredi ha contribuito negli ultimi anni a rinnovare il linguaggio della pasticceria romana. Nel suo laboratorio, il bignè di San Giuseppe viene interpretato con precisione contemporanea: crema liscia e profumata di vaniglia, pasta choux equilibrata e una presentazione elegante che mantiene però il legame con la ricetta tradizionale.

Viale Aventino, 91/93
Via dei Conciatori, 5
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Pasticceria Regoli

Fondata nel 1916, Regoli è una vera istituzione della pasticceria romana. Tra maritozzi leggendari e vetrine sempre affollate, il bignè di San Giuseppe resta uno dei dolci simbolo del periodo. Qui viene preparato secondo la tradizione più ortodossa: fritto, generosamente farcito e rifinito con amarena, con quel gusto pieno e familiare che richiama la Roma delle feste di quartiere.

Via dello Statuto, 60

Roscioli Caffè Pasticceria

Nel cuore del centro storico, Roscioli Caffè porta la cura e la qualità del celebre marchio anche nel mondo della pasticceria. Il bignè di San Giuseppe qui si presenta elegante e perfettamente bilanciato: crema setosa, pasta choux leggera e una dolcezza misurata che lo rende ideale anche dopo un pranzo importante o accompagnato da un buon caffè.

Piazza Benedetto Cairoli, 16
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Gruè

Tra le pasticcerie contemporanee più apprezzate della città, Gruè è sinonimo di precisione tecnica e grande ricerca sugli ingredienti. I bignè di San Giuseppe rispecchiano questa filosofia: pasta choux impeccabile, crema profumata e consistenze sempre molto curate. Un dolce tradizionale che qui trova una lettura più raffinata, senza perdere la sua identità romana.

Viale Regina Margherita, 95
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Cresci

A due passi dal Vaticano, Cresci è noto soprattutto per pizza e panificazione, ma la pasticceria merita altrettanta attenzione. Nel periodo di San Giuseppe il banco si arricchisce dei classici bignè, preparati con pasta choux fragrante e una crema pasticcera generosa. Un indirizzo perfetto per chi vuole concedersi questo dolce simbolo dopo una passeggiata tra Borgo e San Pietro.

Via Alcide de Gasperi, 11/17
Instagram 

Pasticceria D’Antoni

Tra i nomi storici della pasticceria capitolina, D’Antoni mantiene una forte impronta tradizionale. I bignè di San Giuseppe sono preparati seguendo la ricetta classica, con pasta fritta ben asciutta e una crema pasticcera ricca ma equilibrata. Un dolce che racconta la Roma delle feste familiari e delle pasticcerie di quartiere.

Via Dino Penazzato, 83h, 00177 Roma RM
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Pasticceria Sabotino

In zona Prati, Sabotino è una pasticceria che lavora con grande attenzione alla qualità delle materie prime e alla precisione delle preparazioni. Il bignè di San Giuseppe qui si distingue per l’equilibrio tra croccantezza e cremosità, con una crema piena ma non stucchevole che rende ogni morso sorprendentemente leggero.

Via Sabotino, 19/29
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Madeleine

Pasticceria dal gusto dichiaratamente francese, Madeleine interpreta il bignè di San Giuseppe con una sensibilità più contemporanea. La tecnica è impeccabile e la crema, profumata e setosa, valorizza una pasta choux leggera e delicata. Un indirizzo interessante per chi vuole assaggiare questo dolce romano in una versione leggermente più raffinata.

Via Monte Santo, 64
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Le 10 migliori pizze romane a Roma: dove mangiare la vera pizza croccante

scritto da Redazione

Sottile, croccante, inconfondibilmente “scrocchiarella”: la pizza romana è molto più di una specialità locale, è un patrimonio gastronomico che racconta la storia della Capitale. Dopo decenni di indirizzi storici che hanno definito il suo stile unico e il suo sapore inimitabile, oggi una nuova generazione di pizzaioli raccoglie quell’eredità con rispetto e visione contemporanea.

In questa guida scopriamo le pizzerie più recenti di Roma che stanno reinterpretando la tradizione della pizza romana senza tradirne l’anima: locali giovani ma già solidi, capaci di valorizzare impasti sottili, cotture precise e materie prime selezionate. Per chi cerca dove mangiare una vera pizza romana a Roma, tra memoria storica e nuova identità.

 

1.Pizzeria L’Elementare

In pochi anni, la pizzeria L’Elementare è diventata una delle più rinomate e apprezzate pizzerie della città. Con 4 sedi attive più una (Trastevere, Testaccio, Tuscolano e San Giovanni, alle quali si aggiunge la sede stagionale dentro Parco Appio), L’Elementare si contraddistingue per una proposta pop:  se l’impasto rimane fedele alla tradizione, è con i condimenti che trova spazio la fantasia. Dalle classiche “cor sugo” e “senza sugo” si passa alle iconiche, pizze che mantengono un carattere romano strizzando però l’occhio a qualche licenza poetica, come la Bello de Nonna, con sugo, polpette, prezzemolo e basilico o L’Amatriciana di Cibaria, con guanciale e pecorino romano selezione Cibaria, soffritto di cipolla e crema di amatriciana. Spazio inoltre ai fritti, con supplì proposti in una doppia versione: classica e iconica, come il supplì Lasagna  o quello Spaghetto Ajo e Ojo. 

Tra proposte classiche e più contemporanee, la pizzeria L’Elementare si conferma sempre una valida scelta! 

Pizzeria L’Elementare
Varie sedi


2. Pizzeria Fleming 

Recentissima apertura del cuore pulsante di Roma Nord, Pizzeria Fleming spicca nel panorama delle pizzerie romane per ciò che più amiamo quando a Roma pensiamo alla pizza: la semplicità. Non aspettatevi proposte innovative o gourmet, qui la pizza è tradizionalmente classica, stesa a mattarello, sottile e croccante al punto giusto, condita in maniera tradizionale. Stessa cosa vale per gli antipasti: fritti della tradizione, bruschette, scamorze al coccio (per una vera proposta old style) e focacce, pensate per la condivisione. Spazio anche un piccola proposta di primi e secondi, anche questi rigorosamente della tradizione romana. Pizzeria Fleming ci piace perchè, pur avendo aperto da pochissimi mesi (ottobre 2025) ci riporta al passato e alla bellezza delle cose buone e semplici, proprio come una pizza fatta bene! 

Pizzeria Fleming
Via Flaminia, 609

3. Svario Roma

A due passi da Conca D’Oro, in una strada tranquilla del quartiere, si trova Svario, pizzeria romana entrata a far parte nella guida delle 50 migliori pizzerie al mondo nel 2025. Bassa, fine e scrocchiarella, nel menù sono proposte sia le classiche pizze che quelle Svariate, dai condimenti più particolari. Alcune seguono gli ingredienti di stagione, altre invece sono sempre presenti, come la pizza Monte Sacro, pizza omaggio al quartiere che ospita Svario, condita con baccalà marinato, scarola ripassata, salsa al pomodoro ciliegino e mozzarella di bufala. Come ogni pizzeria che si rispetti spazio anche a fritti, bruschette e conchette, tacos di pizza ripieni. 

Punto bonus? La possibilità di abbinare cocktail pensati ad hoc che meglio si sposano con le pizze proposte, grazie ad una drink list curata in ogni dettaglio. 

Svario Roma
Via Flaminia, 609

4. Giomà Pizzeria

Ci spostiamo nel quartiere Don Bosco: se amate la pizza romana l’indirizzo da segnare è Via Calpurnio Fiamma, sotto l’insegna di Giomà. Una pizzeria di quartiere, che ha fatto della tradizione, della leggerezza e del gusto i suoi punti di forza. Con 4 tipi di pizza margherita (classica, super, sbagliata e in) e pizze speciali che seguono l’andamento delle stagioni, insieme ad una proposta di fritti e bruschette classiche, Giomà è diventato in poco tempo punto di riferimento della zona per mangiare un’ottima pizza romana.

Giomà Pizzeria
Via Calpurnio Fiamma, 40-44

5. Crunch

Il nome è già tutto un programma, e se la pizza vi piace scrocchiarella, questo è l’indirizzo da segnare. A due passi da Via Ugo Ojetti troviamo Crunch, pizzeria romana che sta facendo molto parlare di se in termini di qualità. Se l’impasto è sempre quello, la proposta delle pizze si classifica in easy, medium e hard, partendo dagli abbinamenti classici fino ad arrivare a quelli più azzardati, come la pizza AriDaje, con durelli di pollo alla romana, patè di fegatini alla romana, cipolla bionda alla birra in crema e salsa verde. Insomma: ce n’è per tutti i gusti! Ottimi anche i fritti della tradizione! 

Crunch
Via d’Ovidio, 27


6. Pizzeria Ostiense

Ci spostiamo dalle recenti aperture e facciamo un salto nel passato: nel 2014 apre Pizzeria Ostiense, pizzeria romana doc destinata ad un grande successo nel panorama delle pizzerie della capitale. Classiche bianche e rosse, un pizza speciale ogni mese, fritti d’ordinanza e la proposta dei classici primi della cucina romana. Qui vige ancora la regola del no prenotazioni: si arriva e ci si mette in fila, ma per una buona pizza questo ed altro! 

Pizzeria Ostiense
Via Ostiense, 56

7. 180 grammi

Senza dubbio una delle pizzerie più iconiche e conosciute non solo a Roma ma in tutta Italia. 180 grammi porta in tavola un sapiente mix di tradizione e avanguardia in un piatto unico, la pizza. Con una base di farine fermentate e sperimentazione dei condimenti, quello che ne viene fuori è un risultato unico nel suo genere, apprezzato in tutta la città e non solo. 

Spazio anche ai fritti, con il famoso Sampietrino Tonnarello, un must di 180 grammi.

La prenotazione non è un consiglio, è un obbligo! 

180 grammi
Via Genazzano, 32

8. TAC | Thin and Crunchy

Quando si parla di pizza a Roma uno dei nomi che più vengono in mente è quello di Seu Pizza illuminati, che amplia la sua proposta con una pizzeria dedicata unicamente alla pizza romana. Parliamo di TAC Tiny and Crunch, pizzeria in zona Mostacciano aperta nel 2024, che propone la personale visione della pizza romana di Pier Daniele Seu. Disponibile anche un percorso degustazione per assaporare al meglio la pizza sottile e croccante di TAC, da abbinare a una selezione di vini. E se siete amanti dei cocktail tranquilli: trovate anche quelli! 

TAC | Thin and Crunchy
Via Fiume delle Perle, 136-138

 

9.Clementina

Per una buona pizza romana vale la pena spostarsi un po’ più in la, e con Clementina arriviamo a Fiumicino. Qui troviamo la famosa pizza di Luca Pezzetta, lievitista e pizzaiolo già proprietario del Micro Forno a Fiumicino. La sua pizza – definita consapevole – omaggia la tradizione e il mare, con topping fantasiosi e sempre ricercati, come la Capricciosa di Mare, condita con prosciutto di tonno autoprodotto, bottarga artigianale, stracotto di datterino, stracci di mozzarella di bufala, terra di olive e petali di carciofo alla giudia. 

Menzione d’onore anche per gli antipasti: dai supplì ai suppliì sfera, fino ad arrivare ai lievitati del Micro Forno Luca Pezzetta, qui proposti con ripieni salati. 

Ultima ma non ultima la cantina, curata da Daniele Mari, che conta 350 referenze di cui 6 in esclusiva solo per il locale, frutto di una costante e sempre aggiornata ricerca. 

Pizzeria Clementina
Via della Torre Clementina, 158

 

9. Slice Capanno

Da Slice of Capanno a Ostia la pizza è una sapiente proposta di tradizione e pura fantasia. Base fina, croccante e leggera per topping estrosi che cambiano con le stagioni, tutte accompagnate da un’accurata drink list pensata proprio per esaltare la pizza. Qui la pizza è interpretata come una tela da dipingere, con proposte classiche, di carne e di mare e una sezione dedicata a Ostia e a chi il mare lo vive tutto l’anno. Disponibile anche qui un menù degustazione, e gli immancabili fritti, con un supplì tra i migliori di Roma. 

Slice of Capanno
​​Lungomare Paolo Toscanelli 10

 

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