NEWKKEY, LA SVOLTA DELLA CUCINA NIKKEI NEL CUORE DI ROMA

NEWKKEY, LA SVOLTA DELLA CUCINA NIKKEI NEL CUORE DI ROMA

L’unione spesso porta a sorprendenti novità anche in cucina: così nasce il nuovo contemporany fusion restaurant Newkkey dedicato alla cucina nikkei, dove Giappone e Sud America si abbracciano, nel cuore di Roma, per conquistare tutti coloro che vogliono vivere un’ esperienza gastronomica che rompe i soliti schemi.

 

 

 

 

È stato il giovane chef Mouhamed Barro ad avere la brillante e audace idea di rendere ancora più innovativa, alla vista e al palato, la cucina fusion. Merito della sua passione per la cucina nikkei, nata dopo le sue esperienze formative in Germania, Asia e poi in Arabia Saudita presso il Four Season di Riyadh.Creatività, vita vissuta e amore per la cucina giapponese e sud americana sono l’anima e il respiro dei suoi piatti.

 

Newkkey Scenario e Newkkey Barbieri, lo spettacolo della cucina nikkei

 

Le location sono due: Newkkey Scenario, con i suoi trenta posti oltre quelli della sua meravigliosa terrazza, è situato al piano terra del boutique Hotel Scenario, mentre Newkkey Barbieri, che ha invece venti posti e uno speciale bancone all’ingresso, è davanti l’Hotel Dei Barbieri, sempre nei pressi di Torre Argentina, nel centro di Roma.

Il tocco essenziale, ma allo stesso tempo elegante, che caratterizza i due locali è stato pensato e realizzato dallo studio Morq e impreziosito dalle creazioni del celebre flower Dylan Tryipp, delle vere e proprie installazioni. Ogni angolo qui si ispira alla cucina nikkei, anche attraverso i colori.

 

 

Un viaggio e un’intensa unione fra terre diverse

La cucina di Newkkey è un viaggio fra i continenti: cucina giapponese, sud americana e infine quella occidentale si fondono e il risultato sono piatti che seducono gli occhi e il palato, colorati e spettacolari. Ma non è solo questo, perché ciò che fa risaltare ancora di più la cucina fusion di Newkkey è la qualità e la freschezza della materia prima, accompagnata da salse home made.

 

 

 

Il menu, tra qualità, colori ed effetti speciali

 

Il menu si apre con gli Starter, tra questi la Zuppa di miso arricchita da wakame essiccato, tofu bio, funghi enoki, erba cipollina e il Ceviche, tipico piatto peruviano a base di pesce fresco che lo chef prepara con salmone, tonno, spigola e capesante marinate con lime, limone, succo di arancia e “leche de tigre”, salsa di mango, foglie di coriandolo, cipolle rosse,  patate dolci e cornflake di riso croccante.  Sono presenti tartare e crudité, tante le varianti dei rolls che spaziano da quelli Signature, come ad esempio Scenario (salmone affumicato home made con erbe secche, newkkey cream cheese, avocado, patata dolce croccante e salsa piccante) e Andino (filetto di carne grigliata con salsa chimichurri, ricoperto con carpaccio di wagyu, salsa guacamole e cipolle essiccate), fino ad arrivare ai Croccanti fritti, una tempura  di pesce e verdure pastellate con il panko.

Da non lasciarsi sfuggire, il Sashimi e gli Uramaki, in particolare Tre Sfumature di nero, un roll al nero di seppia, ricciola marinata con pasta di miso dolce, crumble di olive nere, alga croccante. I grandi effetti speciali che stupiscono gli occhi ed il palato la fanno da padrona in qualsiasi piatto di Newkkey, soprattutto nelle Combinations, come ad esempio il Romantik Pack, per due persone, realizzato con sashimi del giorno, nigiri,  shangri-la roll, the real california roll e roll croccante di salmone; stesso discorso anche per la bellezza dei Main Courses di carne ( picanha black angus, filetto argentino, petto d’anatra) e di pesce (black cod, filetto di salmone, gamberi e scampi) presentati su una roccia vulcanica calda. Anche i dolci, come Orchidea bianca e Italian Mochi, possiedono estro dello chef e anima fusion.

A pranzo invece il menu cambia ed è possibile gustare i Bento a base di carne o pesce e nella loro proposta vegetariana.

La proposta beverage che accontenta tutti

I vini che costellano la carta beverage sono in prevalenza bianchi italiani, rossi del Cile e dell’Argentina e bollicine della Franciacorta. Degni di nota sono i gin, ben 50 pregiate etichette che arrivano dall’Italia, dalla Germania, Olanda, Francia e Regno Unito, oltre che dal lontano (ma qui vicino) Giappone, che si prestano all’abbinamento di acque toniche di estrema qualità. Gli amanti dei cocktail invece saranno sedotti dalla Caipiroska ai lamponi freschi e dal Mielito, un particolare mojito al miele, mentre chi non beve può sbizzarrirsi tra drink analcolici e sakè.

 

Orari

Newkkey Scenario

Aperto tutti i giorni

dalle 12.00 alle  15.00  e dalle 18.00 alle 23.00
Lunedì chiuso.

 

Newkkey Barbieri

Aperto tutti i giorni dalle 17.30 alle 23.30
Lunedì chiuso.

 

Contatti Newkkey Barbieri 

Via dei Barbieri, 23

00186  Roma

Tel. 06 68807047

www.newkkey.it

Instagram: newkkey

 

Contatti Newkkey Scenario

Vicolo delle Ceste, 28

00186 Roma

tel. 06 39379017

www.newkkey.it
Instagram: newkkeyrestaurant

 

 

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Stai cercando una Colomba? Alcuni indirizzi utili dove trovarla

Stai cercando una Colomba? Alcuni indirizzi utili dove trovarla

Stai cercando una Colomba?

Alcuni indirizzi utili dove trovarla

 

Stai cercando una Colomba, classica o rivisitata, per questa Pasqua blindatissima in zona rossa? Vi segnalo alcuni indirizzi dove poterla acquistare.

1. Casa Manfredi 

Giorgia Proia, la pasticcera di Casa Manfredi, ama la tradizione: profumi, ricordi e prodotti italiani. E anche per questa Pasqua, la tradizione la fa da padrone nell’offerta del locale romano, con prodotti creati per vivere in pieno le feste, realizzati con prodotti selezionati con grande cura.  Per la colomba, Giorgia, in collaborazione con il pastry-chef Andrea Tortora, firma due versioni, la classica e quella al cioccolato. Quest’ultima è la sola variante che si concede, ma il motivo è importante: è amata dall’unico giudice gastronomico che conta, Manfredi, il piccoletto di casa che dà il nome al locale, figlio di Giorgia e Daniele. 

Sono disponibili presso il locale in viale Aventino 91/93 (consigliata la prenotazione) e sullo shop online del sito (http://www.casamanfredi.it/shop-online/) con delivery in tutta Italia (per info e prenotazioni: T. 0697605829 – shop@casamanfredi.it).

2. Con.tro Contemporary Bistrot

Per la sua prima Pasqua da Con.tro Bistrot, Andrea Fiori, maestro pasticcere e lievitista, si è abilmente destreggiato nell’arte della pasta madre e delle lunghe lievitazioni, in cui si è cimentato già lo scorso Natale impastando il Panettone. La Colomba classica (30 euro) ha vinto il premio Dolce Roma organizzato Ciak si cucina per premiare le migliori pasticcerie di Roma.

La Colomba si può acquistare in delivery oppure potete ritirarla direttamente in pasticceria.

Contro Contemporary Bistrot 
Via dell’Acquedotto del Peschiera, 156, 00135 Roma RM – Tel. 06 2097 6987
Orari: Aperto tutti I giorni dalle 06.15 alle18.00  – http://www.controbistrot.it/

3. Costrini

Da più di 10 anni il quartiere di Conca d’Oro ha il proprio angolo d’Abruzzo a Roma. Costrini è l’omonima attività a conduzione familiare nata nel 2009 subito dopo il terremoto dell’Aquila. Nella periferia nord di Roma, già dalle prime luci del mattino, cappuccini schiumano e sfornano torte e brioche, oltre a diversi biscotti e al Parrozzo, dolce abruzzese alle mandorle e cioccolato  citato anche da D’Annunzio e introvabile qui nella sua versione originale. Verso la tarda mattinata, il bancone a vista viene imbandito di pizza al taglio e di altri prodotti da forno. Ecco le proposte e le varie tipologie di colombe: classica (20 Euro), al coccolato (20 euro), total black (con cacao e cioccolato fondente) (23 Euro), pistacchio (27 Euro), pere e cioccolato (23 Euro), sette cereali ed amarena (23 Euro), solo uvetta (20 Euro).

Costrini – Italian Flavor
Via Val Maggia 40  Aperto tutti i giorno dalle 8 alle 8 di sera  – Tel. 06 8976 1092

4. Cresci Roma

Danilo Frisone, proprietario di Cresci, in questo periodo di chiusure forzate può divertirsi a sperimentare dedicando più tempo al suo amato mondo dei lievitati. Con grande soddisfazione ha messo una profumatissima Colomba, la prima sfornata da Cresci!

Esclusivamente proposta nella versione Classica (28 euro al kg) arricchita con una ghiaccia di mandorle sul guscio, la Colomba richiede circa due giorni di lavoro ed è realizzata con farine marchigiane ottenute da grani 100% italiani grazie alla fornitura del Molino Paolo Mariani; lievito madre San Francisco, una chicca arrivata direttamente da Oltreoceano dai sentori particolarmente dolci, molto ambìto tra fornai e pasticceri perché ideale a ricreare un gusto meno acidulo, oltre a essere il migliora per la conservazione del panettone e per favorirne la digeribilità. A questi due elementi altamente selezionati si aggiungono altri ingredienti di prima scelta come il burro francese Corman, impiegato dai migliori maestri pasticceri, poi uova di categoria A direttamente dall’azienda agricola PeppOvo in provincia di Frosinone che alleva le sue galline all’aperto nutrendole solo con prodotti naturali e infine mandorle di Avola, canditi e pasta di arancia fatti in casa. E’ possibile ordinare la Colomba chiamando al numero 06 518 426 94 oppure recarsi direttamente in via Alcide De Gasperi 11/17.

5. Gruè

Per la Pasticceria Gruè le Colombe artigianali, insieme al loro premiatissimo Panettone, sono tra i dolci tradizionali più attesi di tutto l’anno. La produzione di ciascuna colomba richiede ben 72 ore di lievitazione e si conclude con il confezionamento a mano di ciascuna. A caratterizzare il tipico lievitato pasquale, le migliori materie prime tra cui i tuorli categoria A da allevamento a terra, il burro di latteria proveniente dalla Normandia ottenuto per centrifugazione e la vaniglia Bora Bora dalla Polinesia, premiata come miglior vaniglia del mondo negli ultimi due anni. La linea di colombe quest’anno è declinata in Classica, al Cioccolato e al Pistacchio. Per la Classica (36 euro) l’impasto, sempre con lievito madre e aromi di vaniglia, è altresì profumato con miele di acacia, zest di arancia e pasta di arancia emulsionata con burro e altra vaniglia; quella Cioccolosa (40 euro), che a differenza del Panettone Gianduioso non prevede l’aggiunta della pasta di nocciole, seleziona il miglior cioccolato fondente monorigine Venezuela 56%, gocce cioccolato al latte e fondente al 60% Costa d’Avorio. Profumata, colorata e fresca è la new entry è la Pistacchiosa (50 euro)! . Rigorosamente certificata Bronte Igp, questa pregiata frutta secca è inserita sia come ganache di pistacchio direttamente nell’impasto sia come goloso cremino di pasta pistacchio e cioccolato bianco. A impreziosire la fetta anche delle fragoline di bosco semi-candite e arance candite.

Ordinarla è semplice: è possibile chiamare al numero 06 8412220 oppure scrivere all’indirizzo mail ordini@gruepasticceria.itcon oggetto “ORDINI DI PASQUA” indicando numero di cellulare e preferenza su giorno di consegna ed eventuali fasce orarie.
Il costo di consegna all’interno del GRA è di 10,00 euro (la ZTL ha una ulteriore maggiorazione) mentre fuori il GRA varia in base alla distanza.

 Pasticceria Gruè – Viale Regina Margherita, 95, 00198 Roma RM

6. Hiromi Cake

Cosa succede quando l’arte italiana della colomba incontra la pasticceria tradizionale giapponese di Hiromi Cake? Succede una magia. Nasce così la Colomba al Tè Matcha impasto soffice al matcha, arricchito da cioccolato yuzu valhrona e pasta di yuzu e albicocche candite. Ghiaccia tradizionale con aggiunta di matcha e mandorle (22 Euro). E a fargli compagnia un’altra proposta la Colomba Shizuku: impasto al cacao e pasta nocciola, arricchito da cremino alla nocciola e zenzero candito. Il tutto completato da ghiaccia al cacao e nocciole (Prezzo 22 Euro).

Le colombe e le uova sono disponibili sia asporto sia in delivery in tutte le zone di Roma all’interno del GRA e si possono ordinare anche dal sito.

Hiromi Cake – Roma Via Fabio Massimo 31 – 00192 Roma – Tel. 06 9799 8566

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Carte Oblio ha uno stile di ispirazione nord europea che regala accoglienza e calore. Legno, ferro, vetro lavorati a mano si alternano in uno spazio ampio dove ogni tavolo può vivere la sua “storia”. Le pennellate di grigio spalmate a turno sulle pareti che appaiono scabre e grossolane. Le pietre sono state spazzolate e tornate grezze. Tutti piccoli dettagli che regalano un’esperienza unica dove si alterna la freddezza del Nord e il calore del legno. 

 

La cucina

Carter Oblio nasce come anagramma dei due nomi dello chef Ciro Alberto Cucciniello. E’ un ristorante, ma soprattutto un progetto identitario. “Il logo è un profilo, una sagoma interrogativa, è un alter ego. È un pro memoria, e ricorda che dietro un’avventura del genere c’è una persona con le sue domande, le sue curiosità, la sua avidità di scoperta. Anni di appunti. E di passioni. La lettura, i viaggi, le materie prime, il fuoco, le cotture, una cucina che predica verità.” – così racconta Dea Cucciniello (socia ristoratrice).

Lo chef, laureato in economia, ha esordito nell’equipe di Scabin, e si è consolidato in anni di guida della brigata romana di Settembrini, e nel corso di varie esperienze all’estero. Poi la voglia di creare una cucina carica di forza e di appartenenza, che miscelasse le contaminazioni del viaggio con la carnalità del territorio. 

Finalmente dopo mesi di ricerca apre Carter Oblio, il suo ristorante nel cuore di Roma dove la parola d’ordine fosse autenticità. E finalmente si è concretizzato.

Carter Oblio offre due menù, uno dall’impronta più stagionale (ma comunque molto flessibile) e uno in continua evoluzione, praticamente giornaliero, che rincorre a vista il costante procacciamento di materie prime di qualità.

Ai clienti viene proposto un tagliere dei pani che annovera una selezione di impasti con lievito madre che spaziano dalle miscele con cacao amaro e noci e quelle con farina affumicata. In allestimento anche un tagliere di salumi artigianali, preparati e stagionati in casa. Ogni preparazione è artigianale in ciascuna fase della filiera. Il vassoio con le varie tipologie di pane sono una droga, ci vuole molta forza di volontà per non mangiarlo tutto. Io naturalmente non ho avuto questa forza !

La prima portata che ho assaggiato è stata il Cotto, Stracotto e Bruciato (12 euro). Carne in tre consistenze accompagnate e suddivise da puntarelle. Lo stracotto predomina ma l’ho trovato molto interessante.

Nella cucina dello chef le fermentazioni e le affumicature sono molto presenti. Attentissima la ricerca delle materie prime. Con un occhio puntato sulle eccellenze territoriali della nativa Irpinia, come per l’olio di Ravece, i tartufi, i vini del pluripremiato Luigi Tecce.

Ho proseguito con Scialatielli Taccole e Totanetti in Ramen di peperoni all’arrabbiata (14 euro). Un piatto perfetto in queste giornate freddolose ma non uno dei miei preferiti.

Il Risotto alla Genovese di Maccarello Affumicato (16 euro) è un piatto esaltato dalla cipolla in diverse consistenze sia brasata che bruciata, ridotta in polvere e posizionata sul riso. La ricerca, la concretezza e l’amore per la tecnica dell’affumicatura dello chef è rappresentata in questo risotto.

Guancia purè di Sedano Rapa, Cargiofi e Topinambur (16 euro) cotta in modo perfetto, si sciogleva in bocca grazie alla tenerezza della carne.

La Tartelletta crema di Caldarroste e Chantilly di Cachi (7 euro) è stata una piacevole sorpresa. Ben equilibrata, il contrasto tra la castagna e i cachi per nulla banale, rendeva il dolce delicato e molto gustoso.

 

 

 

Gli orari

Attualmente Carter Oblio è aperto a pranzo dalle 12.00 alle 16.00; e serve l’aperitivo fino alle 18.00.

Contatti:

Carter Oblio

Via Giuseppe Gioacchino Belli 21 – Roma

Tel. + 39 391. 4649097

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CULINARIA

Dove mangiare bene vicino la Stazione Termini

 

Vicino la stazione Termini, in un vicolo tranquillo su piazza dei Cinquecento nasce il ristorante Culinaria con un menù gourmet e una curata carta dei vini. Una scelta decisamente coraggiosa, quella di aprire in un quartiere che certo non vanta il pregio di avere eccellenze della gastronomia, vista la vicinanza con un punto nevralgico e altamnente turistico di Roma. Il progetto nasce da in’idea di due fratelli Bernardo e Maria Pia Folino, figli di ristoratori che sin da piccoli hanno gestito locali a Roma e cinque anni fa hanno deciso di aprire un ristorante con pochi tavoli che richiamasse l’offerta di un menù con porzioni abbondanti a prezzi accessibili a tutti.

Il design essenziale che punta sul bianco delle pareti e il nero dell’arredamento, è curato da Gaia Ascone, designer figlia di Maria Pia, e Silvia Sanchetti, entrambe laureate allo IED di Roma e ora attive in uno studio di interior design contemporaneo. Appena varchi la soglia del ristorante l’accoglienza è cordiale e professionale, gli ambienti sono piccoli e la cucina è rigorosamente a vista. Lo chef che vediamo all’opera grazie alla vetrata che lo divide dalla sala è Giuseppe Rubano che ha realizzato un menù per la cena e delle proposte easy per il pranzo. La proposta food è stagionale quindi cambia ogni tre mesi. I piatti tendono spesso a cotture a bassa temperatura e la scelta degli antipasti è davvero interessante oltre ad esser molto sostanziosi nella proposta. Difficile immaginare che questi piatti siano dei semplici antipasti, come la Vellutata di broccoli con capasanta e nero di seppia o la Zuppetta di ceci, seppia, castagne e porcini, la Variazione di mortadella con pistacchio di Bronte, e il Confit d’anatra con frico e salsa ai mirtilli. Naturalmente per chi ama i fritti troviamo in menù il Tris con alici fritte dorate con panatura alle nocciole con salsa di aglio dolce, la mozzarella in carrozza e il fiore di zucca con spuma di alici e mozzarella.

 

Lo chef non si è risparmiato dandoci la possibilità di assaggiare ogni piatto del suo menù. Una forchettata per ogni tipologia di primo è arrivata al mio tavolo, ecco alcuni dei suoi piatti. La Carbonara di gamberi rossi con bottarga di muggine e scorza di lime, il cavallo di battaglia dello chef, accompagnato da altri primi come lo Spaghettone al nero di seppia, cozze, vongole, cannolicchi, seppie e calamari, il Risotto con la zucca, Taleggio, amaretti e caffè, e la Fettuccina home made al cacao con ragù di coda e cioccolato fondente. Forse quest’ultimo è quello che mi è piaciuto meno, troppo amaro al palato e l’accostamento cacao e ragù di coda non è tra i miei preferiti. 

Tra i secondi patti ho apprezzato tantissimo l’Agnello con topinambur e carciofo, cotto in modo perfetto, bello l’impiattamento e  gustosi i carciofi che accompagnavano la carne.Non era da meno il Petto d’anatra con liquirizia, camote e speck croccante e il Baccalà fritto dorato servito con sformato di patate, olive taggiasche, pomodoro datterino e sfoglie di cipolla di tropea, ed infine la Coda di rospo in guazzetto di frutti di mare e fettunta di pane, dai sapori romani. Indubbiamente i secondi li ho apprezzati più dei primi piatti!

Potevamo risparmarci sui dolci? Assolutamente no, imperterrite abbiamo trovato uno spaziato anche per loro. Semifreddo al pistacchio di Bronte, fava di tonka, ganache di cioccolato bianco, sale grosso e arancia candita, e il Soffice al manjari, con crema di marron glaces e sale maldon. Tutto molto buono ma il dolce che per me vince sia per la presentazione che per il gusto è il Tiramisù scomposto e il Millefoglie con crema chantilly, mele al passito, crumble e panforte antico.

L’ultima menzione, non per importanza, riguarda i vini, le etichette sono 40 suddivise tra moderni (ottimi vini da provare da tutta italia), come una volta (eccellente selezione di vini naturali) e estremi (vere chicche per appassionati). 

Culinaria

Via Gaeta 81 Roma

Tel. 06 488 0509

Orari: dal lunedì al venerdì ore 12-15; 18-2; sabato e domenica 18-23

Elephant: l’isola che non c’era a San Lorenzo

Elephant: l’isola che non c’era a San Lorenzo

Se è vero che nessun uomo è un'isola, forse questo nuovo locale lo è. È così che si presenta Elephant, piccolo ristorante aperto a fine gennaio 2026, che si inserisce nel panorama della ristorazione tra Tiburtino e San Lorenzo come una piccola oasi le cui parole...

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Labhalo Roma: la pokeria artigianale di Tor Tre Teste

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L’Osteria della Trippa, la cucina romana nel cuore di Trastevere

L’Osteria della Trippa, la cucina romana nel cuore di Trastevere

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L’Osteria della Trippa

la cucina romana nel cuore di Trastevere

Lei si chiama Alessandra Ruggeri, è romana di nascita ed è cresciuta fin da piccola con la passione per il buon cibo. Si diploma Cuoca dopo un corso professionale di Tu Chef e all’età di cinquant’anni trova un grandissimo coraggio cambiando completamente la sua vita. Impiegata aziendale in una multinazionale lascia il lavoro e investe in questa grande passione aprendo un’attività tutta sua e così nasce L’Osteria della Trippa.

Appena varchi la soglia di questo ristorante vieni travolto dalla passione, il temperamento e dalla grande intraprendenza di Alessandra. Ti accoglie facendoti sentire a casa, in un ambiente dallo stile caldo e dal clima tipico delle osterie romane. 

Vi sembrerà strano ma in confidenza Alessandra ha rivelato che per tutta l’infanzia non ha mai mangiato la Trippa. Eppure ha scelto proprio questo alimento per dar vita al suo locale. Uno dei tagli più poveri e magri del bovino che possiamo trovare da Nord a Sud e in moltissime ricette, fritta, romana con pecorino, con uovo, con i fagioli e infine sotto forma di polpette. Insomma il piatto più amato a Roma viene osannato in questa neo osteria nel cuore di Trastevere.

 Vi racconto la mia cena da Trippa Osteria.

 

Partiamo dagli antipasti e dal piatto per eccellanza: la Trippa alla romana con pecorino (10 euro).

Proseguiamo gli antipasti con la Trippa fritta e gli schienali, ovvero il midollo spinale del bovino, fritti (8 euro). Quest’ultimi, dalla consistenza troppo morbida nonostante fossero fritti, li ho apprezzati meno, ma qui parliamo di un gusto prettamente personale. Continua la carrellata di piatti con le polpettine di trippa (6 euro) e la trippa in umido con i fagioli (8 euro).

Per i primi la scelta è tra pasta all’uovo fatta espressa con i Maltagliati al Ragù di cortile (9 euro) o in proposta vegetariana con Pesto di broccoli romani, nocciole di Viterbo e pecorino romano (9 euro). A seguire, tutti i classici regionali: Rigatoni con la Pajata o alla Carbonara, Spaghettoni Cacio e pepe o all’Amatriciana (8 euro). 

Elephant: l’isola che non c’era a San Lorenzo

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Ho assaggiato sia i Maltagliati al ragù di cortile con coniglio, pollo e faraona che la Carbonara. Entrambi buoni e la Carbonara era davvero ottima. L’uovo aveva la consistenza perfetta per il mio palato!

Sui secondi torniamo finalmente bambini: Coda alla vaccinara secondo tradizione (13 euro), Cotoletta di abbacchio impanata e fritta (15 euro), Coniglio in umido con pomodorini ed erbe aromatiche (13 euro), Baccalà alla trasteverina (prima fritto e poi ripassato in padella con uvetta, cipolla e pinoli), Animelle con i carciofi (12 euro). Finché la natura ci regala i carciofi Alessandra propone sia le animelle che la coratella con questa verdura. Sapete, quando mi ha nominato questi piatti temevo per la mia digestione e per il loro sapore troppo forte, e invece ho avuto una grande sorpresa. Il gusto era molto delicato, per nulla forte, pesante o indigeribile! 

Tra i secondi piatti ho apprezzato tantissimo la Cotoletta di abbacchio panata e fritta, vi troverete a spolparla con le mani! 

Alessandra è una forza della natura, la sua cucina dai sapori antichi e tipici della tradizione romana proprio come li preparavano le nostre nonne, vi piacerà. 

Il menù viene elaborato direttamente da Lei la cui filosofia è quella di proporre tutti i piatti che le piacciono e ogni settimana sulla lavagna dell’Osteria c’è un fuori menù in rottura con la tradizione. 

 

 

 

L’Osteria della Tippa

Via Goffredo Mameli 15

Tel. 345.6285270

Aperto tutti i giorni a pranzo e a cena

 

Mercato Centrale Roma compie 10 anni: un mese di eventi tra cibo, vino, musica, arte e cultura

Mercato Centrale Roma compie 10 anni: un mese di eventi tra cibo, vino, musica, arte e cultura

Dieci anni nel cuore della città e un compleanno che non poteva limitarsi a una torta con le candeline. Mercato Centrale Roma festeggia i suoi primi 10 anni con un intero mese di appuntamenti, dal 10 ottobre al 10 novembre, trasformando gli spazi di via Giolitti in un grande laboratorio dove il cibo incontra vino, musica, fotografia, cinema, letteratura, danza, neuroscienze e artigianato. Testo incollato

Una scelta che racconta bene quello che il Mercato ha cercato di essere in questi dieci anni: non soltanto un posto dove mangiare, ma una piazza contemporanea aperta alla città, agli incontri e alle contaminazioni.

E il programma del decennale prende alla lettera questo concetto, con 10 eventi per 10 anni.

Si parte il 10 ottobre con Due Passi in Vigna

Ad aprire i festeggiamenti sarà, il 10 ottobre, un’edizione speciale di Due Passi in Vigna, che per l’occasione diventa un vero e proprio festival diffuso su tutti e tre i piani del Mercato.

Si comincia già dalla mattina con masterclass e laboratori dedicati agli incontri tra vino e cibo: dalla pizza con Luca Mastracci, alla tartare con Dennys Rodriguez, fino al supplì romano con Arcangelo Dandini. Spazio anche alla pasticceria, alla pasta fresca e alla cucina del Mediterraneo, naturalmente accompagnate da diversi abbinamenti nel calice.

Dalle 17 alle 23 cambia invece il ritmo: il Mercato diventa un percorso enogastronomico con banchi d’assaggio distribuiti tra primo e secondo piano e DJ set. Il biglietto per la degustazione costa 20 euro.

Dal brunch alla stand-up comedy

Il calendario continua l’11 ottobre con un brunch domenicale firmato dalla Cucina Mediterraneo, accompagnato dalla musica de La Sartoria Musique. 

Il 14 ottobre si cambia completamente registro con un laboratorio di ceramica: si potrà realizzare una tazza o una ciotola, scegliere gli smalti e concludere il workshop con un aperitivo.

Il 16 ottobre, invece, arriva la stand-up comedy con Pietro Sparacino, Sandro Canori e Cecilia Forastieri. Il titolo dice già parecchio: Ridere di gusto. Sul palco finiranno vizi, manie e ossessioni che ruotano intorno al cibo. E diciamolo: di materiale, quando si parla di noi italiani a tavola, ce n’è parecchio. 

Elephant: l’isola che non c’era a San Lorenzo

Elephant: l’isola che non c’era a San Lorenzo

Se è vero che nessun uomo è un’isola, forse questo nuovo locale lo è. È così che si presenta Elephant, piccolo ristorante aperto a fine gennaio 2026, che si inserisce nel panorama della ristorazione tra Tiburtino e San Lorenzo come una piccola oasi le cui parole d’ordine sono semplicità, stagionalità e convivialità.

Il locale nasce dalla stretta di mano di cinque soci, alcuni già ben inseriti nell’ambiente food & hospitality romano, e prende il nome da un’opera tanto singolare quanto memorabile: “Elephant Chooses to Stand on Your Car” dell’artista David Shrigley.

È l’immagine di un pachiderma che sceglie, con noncuranza, di accomodarsi sopra un’automobile: una scena tutt’altro che ordinaria, anzi spiazzante, in cui i protagonisti concettuali appartengono a due mondi agli antipodi,  la savana e la città, eppure si ritrovano, inaspettatamente, al centro della stessa visione.

Questa stessa dualità si respira nel piatto: nelle albicocche alla brace farcite con caprino all’aneto e sormontate da alici marinate, nella bruschetta di cervello con gremolada e limone confit, o nella lattuga alla brace con dressing, crumble di pane e bottarga. Proposte non convenzionali, eppure coerenti con il fil rouge di un menù dove la semplicità degli ingredienti fa da padrona — l’ennesima riprova che una materia prima ben selezionata, combinata con fantasia, può generare una proposta tanto variegata quanto interessante.

Labhalo Roma: la pokeria artigianale di Tor Tre Teste

Labhalo Roma: la pokeria artigianale di Tor Tre Teste

Ci sono posti che ti lasciano a bocca aperta due volte: la prima perché non te li aspetti di trovare proprio lì, la seconda perché ti fanno capire che avevi un’idea completamente sbagliata su una categoria gastronomica.

Labhalo è proprio uno di quei posti.

Siamo a Tor Tre Teste, nella periferia est di Roma, davanti al grande parco del quartiere. Un indirizzo lontano dalle rotte gastronomiche più battute della città, dove Alessandro Scardone ha deciso di creare qualcosa che va ben oltre una semplice pokeria.

E credetemi: chiamarla pokeria è decisamente riduttivo.

Un progetto nato dalle esperienze e dalla passione per l’alta cucina

Dietro Labhalo c’è Alessandro Scardone, un cuoco con un percorso professionale ricco di esperienze importanti tra Four Seasons Firenze, Imago dell’Hassler, collaborazioni nell’universo Ducasse e un viaggio negli Stati Uniti.

Dopo anni nell’alta ristorazione e nella gestione della birreria Retrogusto a Centocelle, ha deciso di tornare nel quartiere dove è cresciuto con un’idea precisa: rendere accessibili ingredienti, tecniche e sapori che troppo spesso vengono considerati di nicchia.

L’obiettivo non è stupire con effetti speciali, ma educare il palato attraverso un prodotto quotidiano.

Il poke? Non esiste, o meglio, esiste ma viene completamente rivisto

Alessandro preferisce parlare di “ciotola”, un termine più semplice e immediato, e si ispira alla filosofia giapponese dell’Omakase Shimasu, quel concetto che invita il cliente ad affidarsi completamente allo chef.

Non ci sono combinazioni standard o ricette preconfezionate. Ogni ciotola nasce al momento, costruita insieme al cliente, seguendo la stagionalità, la disponibilità delle materie prime e tanta voglia di sperimentare.

L’idea è liberare il poké dall’immagine delle grandi catene e dei soliti abbinamenti con salmone e avocado, trasformandolo in un piatto contemporaneo, artigianale e ricco di personalità.

Cosa si mangia a Labhalo

La formula è semplice, ma dietro c’è un lavoro enorme.

Si sceglie una base – riso bianco, riso nero, insalata oppure bao, taco o panino – e poi si costruisce il resto del piatto.

Le proteine ​​spaziano dal tataki di tonno alla ceviche, dai gamberi affumicati alla pancia di maiale cotta a bassa temperatura, fino al pollo alla cacciatora, al roast beef di Angus marinato, alle tartare e al pescato del giorno.

Il vero spettacolo, però, è il bancone.

Kimchi, cetrioli coreani, sunomono, hummus, papaya marinata, pak choi, pomodori confit affumicati, fermentazioni, salse preparate in casa e tantissimi ingredienti che raccontano cucine diverse senza perdere equilibrio.

Accanto alle ciotole ci sono anche gyoza, onigiri, takoyaki, nachos, pollo fritto e altri piccoli sfizi internazionali.

Anche la carta delle bevande segue la stessa filosofia, con kombucha artigianale, birre di produttori indipendenti e una selezione di vini in continua evoluzione.

Un progetto che parla anche di quartiere e comunità

La cosa che colpisce di più è che Labhalo non nasce soltanto per servire buon cibo.

Nasce con l’idea di creare cultura gastronomica e, allo stesso tempo, contribuire alla valorizzazione di Tor Tre Teste, dimostrando che qualità, ricerca e innovazione non appartengono esclusivamente al centro di Roma.

È un progetto profondamente legato al territorio e alla volontà di creare una rete tra commercianti, residenti e attività del quartiere.

Il mio errore

Ci sono locali che vale la pena cercare, anche se non sono sotto casa.

Lablalo è uno di questi.

È uno di quei posti che non ti aspetti di trovare in una periferia romana e che, invece, riescono a sorprenderti fin dal primo sguardo al bancone. Si percepiscono immediatamente la passione, lo studio e l’amore che Alessandro mette nel suo lavoro. Ogni preparazione racconta ricerca, ogni ingrediente ha un motivo per essere lì e nulla è lasciato al caso.

Dirvi che è “super consigliato” sarebbe quasi riduttivo. È uno di quegli indirizzi che meritano il viaggio e che dimostrano come oggi alcune delle idee più interessanti della ristorazione romana stanno nascendo proprio fuori dai percorsi più scontati.

LABHALO
Aperti dal lunedì al sabato a pranzo (12-15) e dal mercoledì al sabato a cena (19-22)
Via Giuseppe Candiani, 69, 00155 Roma RM
T.327 457 6545
Instagram

Papilla, la pizzeria dell’Appio Latino dove la pizza è a metà strada tra Roma e Napoli

Papilla, la pizzeria dell’Appio Latino dove la pizza è a metà strada tra Roma e Napoli

C’è chi fa la pizza romana, chi quella napoletana. E poi c’è chi prende il meglio di tutte e due. È questa l’idea di Papilla, pizzeria aperta nel 2022 all’Appio Latino, che in pochi anni è diventata un punto di riferimento del quartiere. Merito di una proposta curata, prezzi onesti e un’identità chiara. Dietro c’è Andrea Mecheroni, classe 1990. Ex geometra, ha mollato tutto per dedicarsi alla ristorazione. Con il pizzaiolo Mirko Pietrodarchi, conosciuti ai tempi della pizzeria 72 Ore,  ha costruito un posto che mette il quartiere al centro, senza smettere di studiare l’impasto e gli ingredienti.

Una pizzeria di quartiere con l’anima vintage

Entri da Papilla e sembra di essere in un luogo vissuto. Non è un caso: arredi presi ai mercatini, mobili antichi, vinili, libri, un pianoforte d’epoca, perfino una vecchia radio di famiglia trasformata in giradischi. Tutta roba che racconta la passione di Andrea per la musica e gli oggetti con una storia. Il conto arriva tra le pagine di un libro di sonetti italiani. Lo staff indossa magliette con citazioni dei grandi classici della musica italiana. Dettagli piccoli, che creano un’atmosfera rilassata e familiare, senza sembrare forzati

La pizza “ibrida” che mette d’accordo tutti

Il punto forte resta la pizza, naturalmente. L’impasto nasce da farine 00, Manitoba e la tonda romana di Molino Iaquone. Lievitazione dalle 72 alle 120 ore. Il risultato? Una pizza che tiene la croccantezza della tradizione romana, ma con un cornicione più alto, quasi napoletano. Una via di mezzo che Andrea chiama semplicemente pizza all’italiana. Senza voler appartenere a una scuola sola. Nel menu ci sono pizze classiche e stagionali. Tra le più rappresentative: la Taggiasca, con fior di latte, pomodorini semisecchi, olive taggiasche e stracciatella. E l’Amatrigialla, che reinterpreta l’amatriciana con pomodorini gialli, guanciale croccante, pecorino romano e pepe. Per chi vuole sapori più decisi c’è la Squillacese: fior di latte, bomba calabrese, melanzane fritte, pancetta arrotolata e fontina.

Non solo pizza Da Papilla valgono anche i fritti.

I supplì in diverse varianti, insieme alle montanarine, da quella classica con pomodoro e parmigiano a quella con stracciatella, mortadella e pistacchio. L’aperitivo è pensato per il quartiere. Dalle 18 alle 20 puoi scegliere formule che abbinano drink e stuzzichini, fino all’Ape Papilla: montanarine, bruschetta, assaggio di margherita e cocktail. Roba da fermarsi prima di cena o per una pausa informale. Completa il tutto una selezione di vini dell’azienda Artico, in bottiglia o al calice.

Le due pizze speciali dell’estate

Per l’estate Papilla ha lanciato due pizze nuove, con un protagonista comune: i fichi. La prima è una focaccia con prosciutto crudo di Parma, fichi, glassa di aceto balsamico e fior di latte. Gioca sull’equilibrio tra dolce e salato. La seconda è per chi cerca un gusto più deciso: guanciale croccante, fichi, pecorino romano e pepe. Un incontro tra tradizione romana e frutta di stagione che funziona, e pure bene. Due proposte che raccontano la filosofia di Papilla: partire dalla tradizione, senza paura di reinterpretarla con leggerezza e stagionalità. Se cercate una pizzeria dove ritrovare il piacere della pizza di quartiere, ma con un impasto studiato e ingredienti selezionati, Papilla è uno di quegli indirizzi da segnare per la prossima cena all’Appio Latino.

Papilla Pizzeria
Via Veturia, 41/43, Roma
Servizio al tavolo 19:00-23:30
Servizio a domicilio 19:30-22:15 
Lunedì chiuso
06 4543 0928

 

A Roma apre Fragolandia: la prima fragoleria dove un bacio vale una coppa di fragole

A Roma apre Fragolandia: la prima fragoleria dove un bacio vale una coppa di fragole

Dimenticate il portafogli. A Roma, almeno per un po’, potrebbe bastare un bacio per concedersi un dessert. Venerdì 17 luglio apre infatti Fragolandia, nuovo format interamente dedicato alle fragole, che inaugura il suo primo punto vendita nella Capitale con un’idea destinata a far parlare: fino al 31 agosto 2026, chi si scambierà un bacio con il proprio partner seguendo la speciale iniziativa del locale riceverà una coppa di fragole in omaggio.

L’appuntamento è in Via Statilio Ottato 14, dove dalle ore 19 prenderà il via l’opening ufficiale accompagnato dalla presenza di Sabrina Bambi, speaker di R101, attrice e content creator, scelta come madrina dell’inaugurazione.

Il “bacio alla fragola”

L’idea richiama una delle immagini romantiche più iconiche del cinema adolescenziale: due persone che si baciano tenendo una fragola tra le labbra. Per partecipare sarà necessario ricreare il “bacio alla fragola”, fotografare il momento, pubblicarlo sui social taggando Fragolandia e ricevere così una coppa di fragole personalizzata con creme e topping.

L’iniziativa sarà valida fino al 31 agosto, trasformando un semplice gesto d’affetto in una curiosa forma di “pagamento”.

Un locale dedicato solo alle fragole

Fragolandia porta a Roma un format già diffuso in Spagna: uno street food monotematico in cui tutto ruota attorno alle fragole fresche.

Le protagoniste sono fragole italiane, servite in bicchiere e personalizzabili con creme, cioccolato e numerosi topping. L’obiettivo è quello di creare un’esperienza veloce ma anche fortemente orientata ai social, con ambienti pensati per fotografie e contenuti condivisibili.

Tra gli elementi più riconoscibili del locale ci sono lo specchio selfie con la scritta “Ho la testa tra le fragole”, installazioni colorate e dettagli studiati per diventare sfondo di foto e video.

Sabrina Bambi inaugura Fragolandia

Ad animare la serata inaugurale sarà Sabrina Bambi, volto radiofonico di R101 e fondatrice, insieme a Debora Mazzocchi, del duo comico Palla e Chiatta, diventato popolare online grazie a milioni di visualizzazioni.

Durante l’opening raccoglierà le reazioni del pubblico e accompagnerà i primi clienti alla scoperta del nuovo format.

L’appuntamento

L’inaugurazione di Fragolandia è in programma venerdì 17 luglio 2026 dalle ore 19 in Via Statilio Ottato 14, Roma.

E se state pensando di andarci in coppia, ricordate una cosa: fino al 31 agosto, un bacio potrebbe essere il modo più dolce per pagare il dessert.

Dieci libri, dieci luoghi, dieci esperienze da vivere nell’estate 2026

Dieci libri, dieci luoghi, dieci esperienze da vivere nell’estate 2026

Non solo letture da mettere in valigia: ogni libro ha il suo luogo ideale, un piatto da assaporare e una colonna sonora da ascoltare. Perché leggere significa anche vivere un’atmosfera.

Ci sono libri che si divorano in una notte e altri che chiedono di essere assaporati lentamente, tra il rumore delle onde, il profumo del caffè o il silenzio di un giardino. L’estate è il momento perfetto per rallentare e concedersi quel lusso sempre più raro: leggere senza fretta.

Per questa selezione non abbiamo scelto semplicemente dieci titoli da portare in vacanza. Abbiamo immaginato dieci esperienze, perché ogni storia ha un’atmosfera che merita di essere vissuta fino in fondo. A ogni libro abbiamo abbinato un luogo in cui leggerlo, un piatto o un drink da gustare e una colonna sonora capace di accompagnarne le emozioni.

Che siate sotto l’ombrellone, in montagna, in una caffetteria o su una terrazza al tramonto, l’importante è trovare il posto giusto per lasciarsi trasportare dalle pagine.

Perché i libri, proprio come i viaggi, non si misurano in chilometri, ma nelle emozioni che riescono a lasciare.

1. L’educazione delle farfalle – Donato Carrisi

Donato Carrisi torna con un romanzo che unisce suspense e introspezione. La storia si sviluppa attorno ai legami familiari, ai segreti e alle paure che spesso si nascondono dietro una vita apparentemente normale. La tensione cresce pagina dopo pagina, grazie a una scrittura coinvolgente e a una narrazione ricca di colpi di scena. È il libro perfetto per chi ama i thriller psicologici che fanno riflettere, oltre che tenere con il fiato sospeso. Una lettura da iniziare sotto l’ombrellone… con il rischio concreto di finirla in un solo weekend.

Dove leggerlo Su una terrazza al tramonto, quando il silenzio rende ogni pagina ancora più intensa.

Cosa ordinare Un French 75.

Da ascoltare con Franco Battiato

2. Non ti faccio niente – Paola Barbato

Paola Barbato è una maestra nel costruire thriller che scavano nella mente dei personaggi. Non ti faccio niente parte da un’idea tanto semplice quanto inquietante e accompagna il lettore in una storia dove ogni certezza viene messa in discussione. Tutto ha inizio negli anni Ottanta, quando un uomo rapisce decine di bambini, li tiene con sé per tre giorni e poi li restituisce alle famiglie, illesi. Il misterioso sequestratore scompare nel nulla e il caso rimane irrisolto. Trent’anni dopo, però, la storia si ripete con una terribile differenza: questa volta i figli di quei bambini vengono rapiti e tornano a casa senza vita. È da questo inquietante intreccio tra passato e presente che prende forma uno dei thriller più riusciti di Paola Barbato. La scrittura è incalzante, i capitoli scorrono veloci e la tensione cresce fino all’ultima pagina, mentre il lettore cerca di capire chi si nasconda dietro quella scia di sangue e quale legame unisca tutte le vittime. Un romanzo che non punta solo sul mistero, ma esplora anche il senso di colpa, la memoria e le paure più profonde di ogni genitore.

Il ritmo è serrato, i capitoli sono brevi e la tensione cresce senza mai concedere una vera pausa. È uno di quei romanzi che si iniziano “per dare un’occhiata” e che finiscono per tenerti sveglio fino a tardi.

Dove leggerlo Su una terrazza al tramonto o in un giardino silenzioso, quando intorno cala il buio e ogni rumore sembra amplificare la suspense.

Cosa ordinare: un Negroni.

Colonna sonora: Afterhours 

3. Finché il caffè è caldo – Toshikazu Kawaguchi

In una piccola caffetteria di Tokyo è possibile tornare indietro nel tempo, ma solo seguendo poche e rigide regole. Da questa premessa nasce un romanzo delicato e sorprendente, che parla di rimpianti, seconde occasioni e del valore delle parole che spesso non troviamo il coraggio di dire. Una lettura che invita a rallentare e che, con semplicità, riesce a lasciare il segno. Perfetto per chi ama le storie capaci di emozionare senza mai eccedere.

Dove leggerlo: in una caffetteria tranquilla o durante una lenta mattina d’estate.

Cosa ordinare: un caffè filtro.

Colonna sonora: “Nuvole Bianche” – Ludovico Einaudi

4. La stanza dei kimono – Yuka Murayama

Questo romanzo è un invito a entrare nella cultura giapponese attraverso una storia fatta di tradizioni, memoria e legami familiari. Yuka Murayama costruisce un racconto elegante, dove ogni dettaglio ha un significato e il kimono diventa il filo conduttore tra passato e presente. Una lettura lenta, mai pesante, che conquista per la sua delicatezza e per la capacità di trasmettere emozioni con poche parole.

Dove leggerlo: in un luogo immerso nel verde.

Cosa ordinare: tè verde giapponese.

Colonna sonora: Giovanni Allevi

5. Ludovico Einaudi. Le onde. Il continuo divenire di una musica infinita – Paolo Gresta

Più che una biografia, è un viaggio nell’universo creativo di Ludovico Einaudi. Il libro racconta il percorso umano e artistico di uno dei compositori italiani più apprezzati al mondo, ripercorrendo le tappe che hanno dato vita alle sue opere più celebri. È una lettura che parla di musica, ispirazione e ricerca, ideale sia per chi conosce già Einaudi sia per chi desidera avvicinarsi alla sua poetica.

Dove leggerlo: in una caffetteria luminosa, con le cuffie nelle orecchie.

Cosa ordinare: un caffè filtro.

Colonna sonora ovviamente Ludovico Einaudi

6. L’amore a due passi – Catena Fiorello

Catena Fiorello racconta una storia che profuma di Sud, di estati italiane e di seconde possibilità. Tra paesaggi assolati, personaggi autentici e dialoghi vivaci, il romanzo accompagna il lettore in un viaggio dove i sentimenti si intrecciano con la voglia di ricominciare. Una lettura leggera ma mai superficiale, ideale per chi cerca una storia capace di far sorridere e riflettere allo stesso tempo.

Dove leggerlo: all’ombra di un ulivo o su una terrazza vista mare.

Cosa ordinare: un calice di rosato pugliese.

Colonna sonora Carmen Consoli

7. Io che amo solo te – Luca Bianchini

Un matrimonio in Puglia diventa il punto di partenza per una storia corale, fatta di amori, segreti di famiglia e situazioni irresistibilmente ironiche. Luca Bianchini racconta il Sud con leggerezza e grande capacità di osservazione, regalando personaggi in cui è facile riconoscersi. È uno di quei romanzi che trasmettono immediatamente il profumo dell’estate e la voglia di partire.

Dove leggerlo: in riva al mare, con il rumore delle onde in sottofondo.

Cosa ordinare: burrata, focaccia e un calice di vino bianco.

Colonna sonora: Sergio Endrigo

8. Ho paura anche io – Angidemon

Alan e Xena sono due anime agli antipodi. Lui è impulsivo, provocatorio e abituato a nascondere ogni fragilità dietro una corazza di cinismo. Lei è razionale, segnata da un passato doloroso che la conduce in una clinica di riabilitazione, dove le loro strade finiscono per incrociarsi. Da quel momento prende vita un romanzo intenso, che alterna momenti di leggerezza ad altri più profondi, affrontando temi come il dolore, la rinascita, la salute mentale e la fiducia negli altri. Una storia d’amore che va oltre il romanticismo tradizionale e racconta come, a volte, le persone più diverse possano diventare l’una il punto di svolta dell’altra.

Dove leggerlo: su una spiaggia al tramonto, con il rumore delle onde in sottofondo. L’oceano, così presente nella storia di Alan, è il luogo ideale per lasciarsi trasportare da questo romanzo.

Cosa ordinare: una poke bowl e un’acqua di cocco fresca, per richiamare l’atmosfera californiana del libro.

Colonna sonora: Negramaro

9. Le età di Lulù – Almudena Grandes

Pubblicato per la prima volta nel 1989, Le età di Lulù è diventato un classico della narrativa contemporanea. Attraverso la storia di Lulù, Almudena Grandes racconta il passaggio dall’adolescenza all’età adulta con uno stile intenso e senza filtri. Amore, desiderio, dipendenza affettiva e ricerca della propria identità si intrecciano in un romanzo che ha fatto discutere fin dalla sua uscita e che ancora oggi conserva una sorprendente forza narrativa. Una lettura coinvolgente, destinata a chi ama i personaggi complessi e le storie che non hanno paura di esplorare anche gli aspetti più fragili e contraddittori dell’animo umano.

Dove leggerlo: su un balcone affacciato sui tetti di una città, nelle ore più fresche della sera, con un calice di vino e il tempo di lasciarsi trasportare dalla storia.

Cosa ordinare: un calice di Rioja o di Tempranillo accompagnato da un tagliere di jamón iberico e formaggi spagnoli, per richiamare le atmosfere madrilene del romanzo.

Colonna sonora: Ana Belén.

10. Il custode – Niccolò Ammaniti

Con Il custode, Niccolò Ammaniti torna a raccontare l’adolescenza, ma lo fa intrecciando realtà, mistero e una vena quasi fantastica che rende il romanzo magnetico. Protagonista è Nilo Vasciaveo, tredicenne che vive con la madre e la zia in un piccolo borgo della Sicilia. Dietro la loro apparente normalità si nasconde una missione tramandata da generazioni: custodire un segreto antico e pericoloso. L’arrivo di Arianna e della figlia Saskia sconvolge un equilibrio fragile e costringe Nilo a confrontarsi con il primo amore, il desiderio di libertà e il peso di un destino che non ha scelto. Ammaniti costruisce una storia intensa e coinvolgente, dove suspense, emozione e crescita personale si fondono in una narrazione che cattura fin dalle prime pagine.

Dove leggerlo: su una spiaggia della Sicilia occidentale, nelle ore più calde del pomeriggio, quando il mare è immobile e il silenzio amplifica ogni sensazione.

Cosa ordinare: una granita al limone con brioche o una granita alle mandorle, per immergersi completamente nell’atmosfera siciliana.

Colonna sonora: Niccolò Fabi

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Ceibo apre a Trastevere: la terza casa romana dell’empanada argentina

Ceibo apre a Trastevere: la terza casa romana dell’empanada argentina

L’offerta gastronomica di Trastevere si arricchisce di un nuovo indirizzo dedicato alla cucina argentina. Dopo il successo della sede del Pigneto e del punto vendita al Mercato Centrale di Roma Termini, Ceibo Ristorante Argentino inaugura il suo terzo locale in Via dell’Olmetto 24, a pochi passi da Piazza Belli. Un’apertura che rappresenta non solo l’evoluzione di un progetto ormai consolidato, ma anche un ritorno alle origini per chi quel quartiere lo ha sempre chiamato casa.

Un progetto nato dall’amicizia

Ceibo nasce dall’idea di Ilenia e Giovanni Mercuri insieme a Florencia Claps, argentina di Buenos Aires. Un’amicizia costruita tra Roma e l’Argentina che, durante il lockdown del 2020, si è trasformata in un progetto concreto: raccontare la cucina argentina attraverso uno dei suoi simboli più rappresentativi, l’empanada.

L’obiettivo è rimasto lo stesso fin dall’inizio: proporre ricette autentiche, materie prime selezionate e un modo di vivere la tavola fatto di condivisione e convivialità.

Dal Pigneto a Trastevere

La prima sede apre cinque anni fa al Pigneto, quartiere che accoglie subito il format. Successivamente arriva il punto vendita all’interno del Mercato Centrale di Roma Termini, dove le empanadas conquistano viaggiatori, studenti e curiosi.

Con l’apertura di Trastevere entra a far parte della società anche Valerio Marinelli, amico di Ilenia da oltre vent’anni, che sceglie di unirsi al progetto condividendone filosofia e visione. La ricerca del locale è stata lunga, fino all’incontro con lo spazio di Via dell’Olmetto, riconosciuto immediatamente come quello giusto per scrivere questo nuovo capitolo.

Un ritorno alle proprie radici

Per Ilenia e Giovanni questa apertura ha un significato particolare. Trastevere è il quartiere dove sono cresciuti e dove la loro famiglia gestiva lo storico bar di Piazza San Cosimato, un luogo che ha contribuito a formare il loro modo di intendere l’ospitalità.

Un legame che ha conquistato anche Florencia, affascinata dall’anima più autentica del rione, dai suoi vicoli e da quella dimensione di quartiere che ancora oggi caratterizza Trastevere.

Un locale pensato per ogni momento della giornata

Ceibo Trastevere si presenta come una bottega contemporanea aperta tutti i giorni, dalle 11 alle 23 (chiuso il lunedì).

Si può passare per un pranzo veloce, fermarsi per un aperitivo accompagnato da vini e birre argentine, scegliere uno spritz o una proposta analcolica, ma anche ordinare da asporto o affidarsi al servizio catering.

Le protagoniste: le empanadas

Il cuore del menu resta naturalmente l’empanada, preparata a mano secondo la tradizione argentina e declinata in numerose varianti.

Tra quelle più classiche troviamo la Tucumana, con carne tagliata al coltello, cipolla, cipollotto e uovo sodo, considerata una delle ricette simbolo del nord dell’Argentina.

C’è poi la Buenos Aires, preparata con carne macinata, cipolla, peperone rosso, olive e uovo sodo, omaggio ai sapori della capitale.

Non mancano le versioni più amate come la Jamón y Queso, la Chorizo y Queso e la Pollo, insieme alle proposte vegetariane e vegane, tra cui la Humita Vegana, la Verdura con spinaci, ricotta e pecorino e la Cebolla y Queso.

Le empanadas gourmet

Accanto alle ricette tradizionali trovano spazio anche interpretazioni più contemporanee.

La Patagonia unisce gamberoni argentini, bisque, peperone verde, cipolla e porri, mentre la Ceibo, ormai diventata uno dei simboli del locale, combina roquefort, pere, funghi e noci in un equilibrio di sapori che racconta un volto più creativo della cucina argentina.

Il finale è dolce

A chiudere il percorso gastronomico ci sono gli alfajores, probabilmente il dolce più iconico dell’Argentina.

Due biscotti friabili racchiudono un generoso strato di dulce de leche e vengono completati con una copertura di cioccolato oppure con una leggera spolverata di zucchero a velo, a seconda delle tradizioni regionali. Un dolce semplice, ma profondamente legato ai ricordi e alla cultura argentina.

L’importanza dell’impasto

Uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Ceibo riguarda proprio gli impasti.

Quello tradizionale segue la ricetta argentina con acqua, sale, strutto e farina, mentre per le versioni vegetariane e vegane viene utilizzato un impasto dedicato a base di burro vegetale, acqua e farina.

Più di un ristorante

Ceibo ha costruito negli anni un’identità che va oltre la cucina.

Gli spazi sono pensati per favorire la convivialità, con ambienti colorati ispirati all’Argentina e realizzati attraverso il lavoro di artigiani. Parallelamente il progetto è diventato protagonista di eventi, festival gastronomici, pop-up e catering, contribuendo a diffondere la cultura dell’empanada anche fuori dal ristorante.

Alla base resta una filosofia semplice: cucina autentica, ingredienti di qualità, attenzione alla sostenibilità e packaging ecosostenibile, senza perdere quella spontaneità che rende la tavola argentina così accogliente.

Perché si chiama Ceibo?

Il nome non è casuale.

Il Ceibo è il fiore nazionale dell’Argentina e rappresenta accoglienza, appartenenza e identità culturale. È anche il simbolo che accompagna il progetto fin dalla prima sede del Pigneto, dove un grande murale dedicato al ceibo è diventato negli anni uno degli elementi più riconoscibili del locale.

Con questa nuova apertura a Trastevere, Ceibo continua così il suo viaggio tra Buenos Aires e Roma, portando in tavola uno dei piatti più rappresentativi della tradizione argentina e confermando la propria identità nel panorama gastronomico della Capitale.


Ceibo Ristorante Argentino

Via dell’Olmetto 24, Trastevere – Roma
Aperto dalle 11.00 alle 23.00
Chiuso il lunedì

Cocta Terrace: a Pietralata l’estate si vive tra cucina creativa, cocktail e moda vintage

Cocta Terrace: a Pietralata l’estate si vive tra cucina creativa, cocktail e moda vintage

Una terrazza nascosta nel cuore di Pietralata dove il cibo incontra la mixology, il vintage e la musica elettronica. Benvenuti da Cocta Risto Social Club.

Roma continua a sorprendere anche lontano dai quartieri più battuti. Questa volta la scoperta arriva da Pietralata, dove Cocta Risto Social Club inaugura la sua nuova terrazza estiva e conferma la sua natura di luogo difficile da incasellare in una sola categoria.

Cocta non è semplicemente un ristorante. È uno spazio che mescola gastronomia, design, moda, musica e socialità, dando vita a un progetto contemporaneo che riflette perfettamente lo spirito di una città in continua trasformazione.

La visione di Jacopo De Sanctis

Dietro il progetto c’è Jacopo De Sanctis, giovane imprenditore romano che ama definire Cocta una “super osteria”. Una definizione che racconta bene l’anima del locale: informale, curiosa, aperta alle contaminazioni e alle esperienze condivise.

La nuova terrazza, situata in Via del Casale Rocchi 6, aggiunge quaranta posti all’aperto a una struttura già conosciuta per eventi, cene private e serate aziendali. Uno spazio che durante la bella stagione diventa il luogo ideale per un aperitivo diverso dal solito.

L’aperitivo secondo Stefano Garonna

Per l’inaugurazione, lo chef Stefano Garonna ha presentato una selezione di finger food che sintetizza la sua idea di cucina. Tra gli assaggi più interessanti il pane Shokupan fatto in casa servito con burro e alici, il Katsusando vegetariano con melanzana in doppia frittura, mayo al lime e chutney di prugne, e il Tiradito di ricciola marinata con leche de tigre al kiwi, jalapeño verde e cipolla rossa in agrodolce.

Una proposta che guarda alle tecniche internazionali senza perdere il legame con la stagionalità e la materia prima.

Cocktail che dialogano con la cucina

Ad accompagnare il percorso gastronomico una cocktail list studiata per dialogare con i piatti. I drink firmati da Valerio Bonifaci e Jacopo De Sanctis non sono semplici aperitivi ma veri e propri abbinamenti pensati per completare l’esperienza, giocando su acidità, struttura ed equilibrio.

La mixology, del resto, rappresenta da sempre una componente importante dell’identità di Cocta e contribuisce a costruire un’esperienza che va oltre il semplice momento della cena.

Moda, artigianato e creatività

Ma la vera particolarità di Cocta è forse la sua capacità di mettere in relazione mondi diversi. Durante l’opening della terrazza gli ospiti hanno potuto scoprire il Vintage Corner di Friperie, progetto di moda second hand e upcycling curato da Claudia Urbano, insieme ai gioielli di Luneva e ai sigari di Manifatture Sigaro Toscano.

Un ecosistema creativo che rende Cocta qualcosa di più di un indirizzo dove mangiare bene: un punto d’incontro tra persone, passioni e linguaggi differenti.

La formula dei Social Table

Anche la formula gastronomica contribuisce a rafforzare questa dimensione conviviale. Al centro dell’esperienza ci sono infatti i social table, tavoli attrezzati che permettono agli ospiti di scegliere come cucinare il proprio cibo tra yakiniku, hotpot, shabushabu, raclette, fonduta e piastra refrattaria.

Un modo divertente e interattivo di vivere la cena, trasformandola in un momento di condivisione che coinvolge direttamente i commensali.

Perché vale la pena scoprirlo

Con l’apertura della nuova terrazza, Cocta conferma la propria identità di progetto multidisciplinare e dimostra come anche Pietralata stia diventando uno dei quartieri più interessanti per chi cerca nuove idee, nuovi sapori e nuove forme di socialità.

Più che un ristorante, Cocta è un luogo dove la cucina incontra la creatività e dove ogni visita può trasformarsi in un’esperienza diversa.

Informazioni utili

Cocta Risto Social Club
Via del Casale Rocchi 6, Roma

  • Sala interna: circa 60 coperti
  • Terrazza esterna: circa 40 coperti
  • Social table con diverse modalità di cottura condivisa
  • Cocktail bar e proposta aperitivo
  • Vintage Corner permanente a cura di Friperie

Cocktails In The City arriva a Roma: tre giorni tra mixology, musica e creatività all’Orto Botanico

Cocktails In The City arriva a Roma: tre giorni tra mixology, musica e creatività all’Orto Botanico

Dal cuore di Londra agli spazi verdi e suggestivi dell’Orto Botanico di Roma. Dal 15 al 17 maggio 2026 arriva nella Capitale la prima edizione italiana di Cocktails In The City, il festival internazionale dedicato alla cultura del bere contemporaneo che, dopo il successo e il sold-out della decima edizione londinese, sceglie Roma come primo approdo nell’Europa continentale.

Tre giorni immersivi dove mixology, musica, formazione e food experience si incontrano in un format pensato sia per i professionisti del settore sia per gli appassionati di cocktail culture. Un appuntamento che negli anni è diventato un vero punto di riferimento internazionale, capace di riunire alcuni tra i migliori bartender, bar e brand del panorama mondiale in location open-air dal forte impatto scenografico.

Per il debutto romano, il festival approda in uno dei luoghi più affascinanti della città: l’Orto Botanico, nel cuore di Trastevere. Qui il concept internazionale si intreccia con l’ospitalità italiana, dando vita a un’esperienza che va oltre il semplice drink e abbraccia benessere, sostenibilità, intrattenimento e creatività.

Il cuore del festival: i pop-up bar

Protagonista assoluta sarà naturalmente la mixology, raccontata attraverso una selezione di pop-up bar dove bartender e brand presenteranno signature cocktail, novità e reinterpretazioni contemporanee del bere miscelato.

Tra gli indirizzi presenti:

  • Aleph Hotel by Hilton / Organics by Red Bull
  • Banana Republic / Espolon
  • Blind Pig / Oyster Gin
  • Botanist Bar
  • Ceralacca / 16.20 & Sibillini Spirits
  • Depero (Rieti) / Orsini Drink & Mezcaleros
  • Nucleo Bar / Brown Forman
  • Rem & Led Dragon / Campari
  • Rino Montesacro / Aperol
  • Smile / Molinari
  • Van Station / Amaretto Adriatico
  • Zest (Vicenza) / Etsu Gin

Un’occasione per scoprire nuove tendenze, distillati, tecniche e approcci creativi che stanno ridefinendo il mondo del cocktail contemporaneo.

Workshop, masterclass e formazione

Cocktails In The City dedica ampio spazio anche alla formazione e all’esperienza diretta con un programma di workshop e masterclass aperti sia agli addetti ai lavori sia ai curiosi.

Dal 15 al 17 maggio saranno attivi:

  • Workshop Ron de Cana
  • Workshop Makeyougreen
  • Workshop Ice Carving con Dolomiti Ice
  • Workshop Espresso Martini by Altamura Vodka e Amaro Kyma

Sabato 16 maggio spazio anche al benessere con la masterclass yoga guidata da Mimosa Achtner di Oltre Pilates.

Musica live, DJ set e Silent Disco

Non solo cocktail: il festival si trasforma anche in un vero urban festival grazie a una programmazione musicale che accompagnerà ogni giornata.

Venerdì 15 maggio

  • DJ set Nelson
  • DJ set Cool3ra

Sabato 16 maggio

  • DJ set Naomi
  • Live performance Hallix
  • DJ set Funk Pope

Domenica 17 maggio

  • Post Office
  • Live Band Jack Daniel’s

Per tutta la durata dell’evento sarà inoltre presente una Silent Disco powered by Red Bull, per vivere la musica in modo immersivo e originale all’interno degli spazi dell’Orto Botanico.

Food truck e specialty coffee

A completare l’esperienza una proposta gastronomica trasversale e informale con cinque food truck dedicati a diverse cucine e momenti della giornata:

  • Pret a Polpett
  • Annuccia (dolci)
  • Malandrino (hamburger)
  • Foodisfaction (pinsa e fritti)
  • Gyoza Express (asian food)

Presente anche uno spazio specialty coffee curato da Casa Manfredi in collaborazione con Lavazza, pensato per accompagnare il pubblico tra una degustazione e l’altra.

Informazioni utili

Cocktails In The City Roma
Dal 15 al 17 maggio 2026
Orto Botanico di Roma
Largo Cristina di Svezia, 23A – Roma

Un festival che porta nella Capitale il linguaggio internazionale della mixology contemporanea, trasformando per tre giorni l’Orto Botanico in un grande giardino dedicato al bere bene, alla musica e alla convivialità.

Colazioni & brunch a Roma: la guida definitiva per scoprire i migliori indirizzi della Capitale

Colazioni & brunch a Roma: la guida definitiva per scoprire i migliori indirizzi della Capitale

C’è un momento, a Roma, che più di altri racconta il carattere della città: la colazione. Non più solo un gesto veloce, ma un rituale contemporaneo fatto di estetica, gusto e scoperta. Ed è proprio da questa evoluzione che nasce Colazioni & brunch a Roma (Red Edizioni, 208 pp., 18,00 €), in uscita mercoledì 13 maggio: la prima guida fotografica interamente dedicata al mondo delle colazioni e dei brunch nella Capitale.

Un volume che raccoglie oltre 180 indirizzi, di cui 85 recensiti in maniera approfondita, suddivisi in sette categorie: boutique hotel, brunch spot, terrazze panoramiche, pasticcerie iconiche, bakery e bistrot, bar di quartiere e caffetterie. Una mappa ragionata che intercetta non solo i luoghi, ma le tendenze.

Un viaggio tra estetica e gusto

Questa guida non si limita a elencare locali: costruisce un’esperienza. Grazie a un apparato iconografico estremamente curato, mappe tematiche, itinerari suggeriti e contenuti extra accessibili tramite QR code, il libro diventa un vero e proprio viaggio multisensoriale.

Dai rooftop sospesi tra cupole e monumenti alle bakery scandinave dell’Esquilino, dalle pasticcerie d’autore ai giardini nascosti: ogni pagina restituisce una Roma diversa, più lenta, più gentile, più ispirata. Una città che si svela attraverso dettagli, luci e mise en place studiate per essere vissute – e fotografate.

La colazione come gesto culturale

Al centro del progetto c’è una visione precisa: la colazione come momento di riconnessione. Non solo nutrimento, ma pausa consapevole, spazio personale, lente attraverso cui osservare la città.

Come racconta l’autrice nell’introduzione, è “un rito di ricongiungimento con il mondo”. Un’affermazione che sintetizza perfettamente il cambio di paradigma: oggi sedersi a fare colazione significa scegliere un ritmo, un’estetica, un’esperienza.

E infatti il libro intercetta tutte le nuove esigenze contemporanee: opzioni vegane, gluten free, senza lattosio, locali pet friendly, spazi adatti al coworking e indirizzi pensati anche per famiglie.

Chi c’è dietro: Marika Milano

Romana, multimedia & graphic designer, esperta di comunicazione digitale e influencer marketing: Marika Milano è la mente e l’occhio dietro questo progetto.

Founder della pagina Instagram Breakfast & Coffee e del progetto Le Colazioniste, ha trasformato la colazione in un linguaggio visivo fatto di storytelling, immagini curate e flat lay iconici. Un percorso che l’ha portata anche a insegnare food styling e content creation, contribuendo a definire un’estetica ormai riconoscibile.

Il libro, bilingue italiano/inglese, è pensato sia per i romani sia per un pubblico internazionale: una guida pratica, ma anche un oggetto da collezione e una fonte di ispirazione visiva.

Un progetto che racconta un cambiamento

Da tempo, la colazione ha smesso di essere solo cappuccino e cornetto al banco. È diventata un momento di esplorazione urbana, un’occasione per scoprire nuovi quartieri, nuove formule di ospitalità, nuovi modi di vivere il tempo.

Con questa guida, Marika Milano intercetta e racconta perfettamente questa trasformazione: una Roma che evolve, che accoglie, che sperimenta.

E, in fondo, questo progetto ha anche un valore che va oltre la carta stampata. Ricordo ancora la prima volta in cui mi sono imbattuta nel suo profilo: per me era una fonte di grande ispirazione. Quelle immagini così curate, la luce, l’attenzione al dettaglio. A un certo punto ho deciso di fare un passo in più e ho partecipato anche a un suo workshop, per imparare a scattare fotografie così belle, lavorando con props e composizione.

Oggi vedere questo libro prendere forma fa un certo effetto.
Quanta strada hai percorso. Quante cose sono cambiate.

In bocca al lupo per tutto, Marika. ✨

Acquista il libro qui