Bignè di San Giuseppe a Roma: le pasticcerie dove assaggiarli

Bignè di San Giuseppe a Roma: le pasticcerie dove assaggiarli

scritto da Redazione

Con l’arrivo di marzo, nelle vetrine delle pasticcerie romane compare uno dei dolci più attesi dell’anno: il bignè di San Giuseppe. Legato alla festa del 19 marzo e alla tradizione popolare della città, questo dolce di pasta choux – fritto o al forno – viene farcito con crema pasticcera e spesso completato da un’amarena sciroppata. Un piccolo rituale che ogni anno riporta romani e curiosi davanti ai banchi delle migliori pasticcerie.

A Roma il bignè di San Giuseppe non è solo un dessert stagionale, ma un vero simbolo della pasticceria cittadina. Alcuni laboratori seguono fedelmente la ricetta più classica, con guscio fritto e crema abbondante, altri lavorano sulla leggerezza della pasta choux o sull’equilibrio della farcitura, mantenendo però sempre riconoscibile il carattere del dolce.

In vista della festa del papà, abbiamo selezionato alcune delle pasticcerie dove assaggiare i bignè di San Giuseppe a Roma: indirizzi storici e laboratori contemporanei che interpretano questa specialità con stili diversi, ma con la stessa attenzione alla qualità e alla tradizione.

Pasticceria Marinari

 

Storica insegna di quartiere tra Trieste e Africano, la pasticceria Marinari è uno di quei luoghi che custodiscono con orgoglio la tradizione romana. Qui il bignè di San Giuseppe segue la ricetta più classica: guscio di pasta choux dorato e leggermente croccante, crema pasticcera piena e profumata, amarena finale a completare il morso. Un dolce che non cerca reinterpretazioni ma punta sulla solidità di una tradizione ben eseguita.

Piazza Santa Emerenziana, 20
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Pasticceria Max

Nel quadrante sud-est della città, la Pasticceria Max è da anni un punto di riferimento per la pasticceria artigianale. Qui il bignè di San Giuseppe viene preparato con grande attenzione alla struttura della pasta choux e alla cremosità della farcitura, che rimane vellutata ma non eccessivamente dolce. Un indirizzo amato dai romani del quartiere, dove la festa del 19 marzo si celebra con un grande classico della tradizione.

Via Publio Valerio, 34
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Casa Manfredi

Casa Manfredi ha contribuito negli ultimi anni a rinnovare il linguaggio della pasticceria romana. Nel suo laboratorio, il bignè di San Giuseppe viene interpretato con precisione contemporanea: crema liscia e profumata di vaniglia, pasta choux equilibrata e una presentazione elegante che mantiene però il legame con la ricetta tradizionale.

Viale Aventino, 91/93
Via dei Conciatori, 5
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Pasticceria Regoli

Fondata nel 1916, Regoli è una vera istituzione della pasticceria romana. Tra maritozzi leggendari e vetrine sempre affollate, il bignè di San Giuseppe resta uno dei dolci simbolo del periodo. Qui viene preparato secondo la tradizione più ortodossa: fritto, generosamente farcito e rifinito con amarena, con quel gusto pieno e familiare che richiama la Roma delle feste di quartiere.

Via dello Statuto, 60

Roscioli Caffè Pasticceria

Nel cuore del centro storico, Roscioli Caffè porta la cura e la qualità del celebre marchio anche nel mondo della pasticceria. Il bignè di San Giuseppe qui si presenta elegante e perfettamente bilanciato: crema setosa, pasta choux leggera e una dolcezza misurata che lo rende ideale anche dopo un pranzo importante o accompagnato da un buon caffè.

Piazza Benedetto Cairoli, 16
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Gruè

Tra le pasticcerie contemporanee più apprezzate della città, Gruè è sinonimo di precisione tecnica e grande ricerca sugli ingredienti. I bignè di San Giuseppe rispecchiano questa filosofia: pasta choux impeccabile, crema profumata e consistenze sempre molto curate. Un dolce tradizionale che qui trova una lettura più raffinata, senza perdere la sua identità romana.

Viale Regina Margherita, 95
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Cresci

A due passi dal Vaticano, Cresci è noto soprattutto per pizza e panificazione, ma la pasticceria merita altrettanta attenzione. Nel periodo di San Giuseppe il banco si arricchisce dei classici bignè, preparati con pasta choux fragrante e una crema pasticcera generosa. Un indirizzo perfetto per chi vuole concedersi questo dolce simbolo dopo una passeggiata tra Borgo e San Pietro.

Via Alcide de Gasperi, 11/17
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Pasticceria D’Antoni

Tra i nomi storici della pasticceria capitolina, D’Antoni mantiene una forte impronta tradizionale. I bignè di San Giuseppe sono preparati seguendo la ricetta classica, con pasta fritta ben asciutta e una crema pasticcera ricca ma equilibrata. Un dolce che racconta la Roma delle feste familiari e delle pasticcerie di quartiere.

Via Dino Penazzato, 83h, 00177 Roma RM
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Pasticceria Sabotino

In zona Prati, Sabotino è una pasticceria che lavora con grande attenzione alla qualità delle materie prime e alla precisione delle preparazioni. Il bignè di San Giuseppe qui si distingue per l’equilibrio tra croccantezza e cremosità, con una crema piena ma non stucchevole che rende ogni morso sorprendentemente leggero.

Via Sabotino, 19/29
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Madeleine

Pasticceria dal gusto dichiaratamente francese, Madeleine interpreta il bignè di San Giuseppe con una sensibilità più contemporanea. La tecnica è impeccabile e la crema, profumata e setosa, valorizza una pasta choux leggera e delicata. Un indirizzo interessante per chi vuole assaggiare questo dolce romano in una versione leggermente più raffinata.

Via Monte Santo, 64
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Le 10 migliori pizze romane a Roma: dove mangiare la vera pizza croccante

scritto da Redazione

Sottile, croccante, inconfondibilmente “scrocchiarella”: la pizza romana è molto più di una specialità locale, è un patrimonio gastronomico che racconta la storia della Capitale. Dopo decenni di indirizzi storici che hanno definito il suo stile unico e il suo sapore inimitabile, oggi una nuova generazione di pizzaioli raccoglie quell’eredità con rispetto e visione contemporanea.

In questa guida scopriamo le pizzerie più recenti di Roma che stanno reinterpretando la tradizione della pizza romana senza tradirne l’anima: locali giovani ma già solidi, capaci di valorizzare impasti sottili, cotture precise e materie prime selezionate. Per chi cerca dove mangiare una vera pizza romana a Roma, tra memoria storica e nuova identità.

 

1.Pizzeria L’Elementare

In pochi anni, la pizzeria L’Elementare è diventata una delle più rinomate e apprezzate pizzerie della città. Con 4 sedi attive più una (Trastevere, Testaccio, Tuscolano e San Giovanni, alle quali si aggiunge la sede stagionale dentro Parco Appio), L’Elementare si contraddistingue per una proposta pop:  se l’impasto rimane fedele alla tradizione, è con i condimenti che trova spazio la fantasia. Dalle classiche “cor sugo” e “senza sugo” si passa alle iconiche, pizze che mantengono un carattere romano strizzando però l’occhio a qualche licenza poetica, come la Bello de Nonna, con sugo, polpette, prezzemolo e basilico o L’Amatriciana di Cibaria, con guanciale e pecorino romano selezione Cibaria, soffritto di cipolla e crema di amatriciana. Spazio inoltre ai fritti, con supplì proposti in una doppia versione: classica e iconica, come il supplì Lasagna  o quello Spaghetto Ajo e Ojo. 

Tra proposte classiche e più contemporanee, la pizzeria L’Elementare si conferma sempre una valida scelta! 

Pizzeria L’Elementare
Varie sedi


2. Pizzeria Fleming 

Recentissima apertura del cuore pulsante di Roma Nord, Pizzeria Fleming spicca nel panorama delle pizzerie romane per ciò che più amiamo quando a Roma pensiamo alla pizza: la semplicità. Non aspettatevi proposte innovative o gourmet, qui la pizza è tradizionalmente classica, stesa a mattarello, sottile e croccante al punto giusto, condita in maniera tradizionale. Stessa cosa vale per gli antipasti: fritti della tradizione, bruschette, scamorze al coccio (per una vera proposta old style) e focacce, pensate per la condivisione. Spazio anche un piccola proposta di primi e secondi, anche questi rigorosamente della tradizione romana. Pizzeria Fleming ci piace perchè, pur avendo aperto da pochissimi mesi (ottobre 2025) ci riporta al passato e alla bellezza delle cose buone e semplici, proprio come una pizza fatta bene! 

Pizzeria Fleming
Via Flaminia, 609

3. Svario Roma

A due passi da Conca D’Oro, in una strada tranquilla del quartiere, si trova Svario, pizzeria romana entrata a far parte nella guida delle 50 migliori pizzerie al mondo nel 2025. Bassa, fine e scrocchiarella, nel menù sono proposte sia le classiche pizze che quelle Svariate, dai condimenti più particolari. Alcune seguono gli ingredienti di stagione, altre invece sono sempre presenti, come la pizza Monte Sacro, pizza omaggio al quartiere che ospita Svario, condita con baccalà marinato, scarola ripassata, salsa al pomodoro ciliegino e mozzarella di bufala. Come ogni pizzeria che si rispetti spazio anche a fritti, bruschette e conchette, tacos di pizza ripieni. 

Punto bonus? La possibilità di abbinare cocktail pensati ad hoc che meglio si sposano con le pizze proposte, grazie ad una drink list curata in ogni dettaglio. 

Svario Roma
Via Flaminia, 609

4. Giomà Pizzeria

Ci spostiamo nel quartiere Don Bosco: se amate la pizza romana l’indirizzo da segnare è Via Calpurnio Fiamma, sotto l’insegna di Giomà. Una pizzeria di quartiere, che ha fatto della tradizione, della leggerezza e del gusto i suoi punti di forza. Con 4 tipi di pizza margherita (classica, super, sbagliata e in) e pizze speciali che seguono l’andamento delle stagioni, insieme ad una proposta di fritti e bruschette classiche, Giomà è diventato in poco tempo punto di riferimento della zona per mangiare un’ottima pizza romana.

Giomà Pizzeria
Via Calpurnio Fiamma, 40-44

5. Crunch

Il nome è già tutto un programma, e se la pizza vi piace scrocchiarella, questo è l’indirizzo da segnare. A due passi da Via Ugo Ojetti troviamo Crunch, pizzeria romana che sta facendo molto parlare di se in termini di qualità. Se l’impasto è sempre quello, la proposta delle pizze si classifica in easy, medium e hard, partendo dagli abbinamenti classici fino ad arrivare a quelli più azzardati, come la pizza AriDaje, con durelli di pollo alla romana, patè di fegatini alla romana, cipolla bionda alla birra in crema e salsa verde. Insomma: ce n’è per tutti i gusti! Ottimi anche i fritti della tradizione! 

Crunch
Via d’Ovidio, 27


6. Pizzeria Ostiense

Ci spostiamo dalle recenti aperture e facciamo un salto nel passato: nel 2014 apre Pizzeria Ostiense, pizzeria romana doc destinata ad un grande successo nel panorama delle pizzerie della capitale. Classiche bianche e rosse, un pizza speciale ogni mese, fritti d’ordinanza e la proposta dei classici primi della cucina romana. Qui vige ancora la regola del no prenotazioni: si arriva e ci si mette in fila, ma per una buona pizza questo ed altro! 

Pizzeria Ostiense
Via Ostiense, 56

7. 180 grammi

Senza dubbio una delle pizzerie più iconiche e conosciute non solo a Roma ma in tutta Italia. 180 grammi porta in tavola un sapiente mix di tradizione e avanguardia in un piatto unico, la pizza. Con una base di farine fermentate e sperimentazione dei condimenti, quello che ne viene fuori è un risultato unico nel suo genere, apprezzato in tutta la città e non solo. 

Spazio anche ai fritti, con il famoso Sampietrino Tonnarello, un must di 180 grammi.

La prenotazione non è un consiglio, è un obbligo! 

180 grammi
Via Genazzano, 32

8. TAC | Thin and Crunchy

Quando si parla di pizza a Roma uno dei nomi che più vengono in mente è quello di Seu Pizza illuminati, che amplia la sua proposta con una pizzeria dedicata unicamente alla pizza romana. Parliamo di TAC Tiny and Crunch, pizzeria in zona Mostacciano aperta nel 2024, che propone la personale visione della pizza romana di Pier Daniele Seu. Disponibile anche un percorso degustazione per assaporare al meglio la pizza sottile e croccante di TAC, da abbinare a una selezione di vini. E se siete amanti dei cocktail tranquilli: trovate anche quelli! 

TAC | Thin and Crunchy
Via Fiume delle Perle, 136-138

 

9.Clementina

Per una buona pizza romana vale la pena spostarsi un po’ più in la, e con Clementina arriviamo a Fiumicino. Qui troviamo la famosa pizza di Luca Pezzetta, lievitista e pizzaiolo già proprietario del Micro Forno a Fiumicino. La sua pizza – definita consapevole – omaggia la tradizione e il mare, con topping fantasiosi e sempre ricercati, come la Capricciosa di Mare, condita con prosciutto di tonno autoprodotto, bottarga artigianale, stracotto di datterino, stracci di mozzarella di bufala, terra di olive e petali di carciofo alla giudia. 

Menzione d’onore anche per gli antipasti: dai supplì ai suppliì sfera, fino ad arrivare ai lievitati del Micro Forno Luca Pezzetta, qui proposti con ripieni salati. 

Ultima ma non ultima la cantina, curata da Daniele Mari, che conta 350 referenze di cui 6 in esclusiva solo per il locale, frutto di una costante e sempre aggiornata ricerca. 

Pizzeria Clementina
Via della Torre Clementina, 158

 

9. Slice Capanno

Da Slice of Capanno a Ostia la pizza è una sapiente proposta di tradizione e pura fantasia. Base fina, croccante e leggera per topping estrosi che cambiano con le stagioni, tutte accompagnate da un’accurata drink list pensata proprio per esaltare la pizza. Qui la pizza è interpretata come una tela da dipingere, con proposte classiche, di carne e di mare e una sezione dedicata a Ostia e a chi il mare lo vive tutto l’anno. Disponibile anche qui un menù degustazione, e gli immancabili fritti, con un supplì tra i migliori di Roma. 

Slice of Capanno
​​Lungomare Paolo Toscanelli 10

 

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Sextantio cucina: territorio, memoria e ricerca nel cuore di Santo Stefano di Sextantio

Sextantio cucina: territorio, memoria e ricerca nel cuore di Santo Stefano di Sextantio

Sono passati tanti anni e non ve ne ho mai parlato davvero qui sul blog.
Forse perché, in fondo, volevo tenermelo un po’ per me questo luogo. Uno di quelli che quando li scopri senti il bisogno di proteggerli, di non esporli troppo, come si fa con le cose preziose.

Sextantio Albergo Diffuso per me è sempre stato questo: un luogo magico, fuori dal tempo, capace di catapultarti nel Medioevo senza artifici, senza scorciatoie. Tutto è rimasto com’era: i muri, le pietre, i letti, gli ambienti, i camini. Nessuna concessione alla nostalgia costruita, nessuna messa in scena. Solo autenticità.

Ci sono tornata tante volte, ho dormito in tante camere diverse, e ogni volta ho avuto la sensazione di abitare un frammento di storia rimasto intatto.
Ora però è arrivato il momento di raccontarlo. Perché oggi, con la cucina affidata a un grande chef e una comunicazione finalmente esplosa, non posso più tenermelo solo per me.

Ve lo dico chiaramente: dovete andare.

Prima però di parlarvi della grande novità gastronomica, voglio portarvi dentro questo luogo. Dentro il borgo. Dentro quell’atmosfera sospesa che rende Santo Stefano di Sessanio uno dei posti più affascinanti d’Italia.

Santo Stefano di Sessanio: un borgo medievale intatto nel Parco del Gran Sasso

Santo Stefano di Sessanio è un borgo fortificato medievale situato a oltre 1.250 metri di altitudine, all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. La sua struttura urbana nasce nel pieno Medioevo con il fenomeno dell’incastellamento: abitati d’altura protetti da mura, oggi tra gli ultimi esempi integri di paesaggio storico italiano.

Lo spopolamento e l’abbandono della montagna hanno paradossalmente preservato questo luogo dall’omologazione. Qui il tempo non è stato “ristrutturato”, ma conservato.

Il progetto Sextantio ha scelto una strada radicale: recuperare senza cancellare. Conservare le destinazioni d’uso originarie, occultare la tecnologia, utilizzare esclusivamente materiali di recupero, arredi poveri della montagna abruzzese. Persino le tracce del vissuto – le crepe, gli intonaci segnati, le stratificazioni – sono state mantenute per preservare l’anima autentica del borgo.

Gli interni delle stanze si ispirano alle fotografie etnografiche scattate negli anni ’20 dal linguista svizzero Paul Scheuermeier, e ogni dettaglio – dai materassi di lana alle coperte tessute a mano – racconta una storia reale.

Sextantio Cucina: nasce il ristorante del borgo

Dopo un periodo di soft opening, nel novembre 2025 inaugura ufficialmente Sextantio Cucina, il ristorante di Sextantio. Un progetto che rappresenta il completamento naturale di un percorso iniziato quasi vent’anni fa.

Alla guida della cucina c’è Dino Como, trentasei anni, abruzzese di Palena. Dopo quindici anni di formazione al fianco di Niko Romito, Dino Como sceglie di restare in Abruzzo per costruire una cucina personale, profonda, identitaria.

Una scelta tutt’altro che scontata, soprattutto oggi.

Territorio, Memoria, Ricerca: la filosofia di Sextantio Cucina

Sextantio Cucina si fonda su tre pilastri chiari e dichiarati: Territorio, Memoria, Ricerca.

Questa cucina nasce da un lavoro di studio avviato nel 2006 insieme al Museo delle Genti d’Abruzzo, che ha portato alla raccolta di oltre settanta ricette della tradizione agro-pastorale abruzzese, mai trascritte prima.

Ricette emerse dalla memoria orale degli anziani: piatti “poveri”, autarchici, basati su legumi, erbe spontanee, frutti dimenticati. Una cucina ciclica, legata al calendario agricolo e pastorale, fatta di piatti unici e conviviali, interrotta solo dall’abbondanza rituale delle feste.

Solo l’incontro con Dino Como ha reso possibile la rinascita di questi piatti, spesso privi di riferimenti gustativi certi. Un lavoro delicato, che richiede tecnica, sensibilità e la capacità di lavorare materie prime rare, antiche, ormai fuori dai circuiti della grande distribuzione.

Una cucina di montagna, essenziale e contemporanea

Quella di Sextantio Cucina è una cucina di montagna: essenziale, rigorosa, mai decorativa. Le materie prime vengono trasformate senza essere snaturate. Ogni piatto cerca profondità di gusto, equilibrio di consistenze, chiarezza espressiva.

L’autoproduzione è centrale:

  • orto Sextantio e piccole aziende agricole locali

  • semi antichi e varietà a libera impollinazione

  • erbe spontanee e specie fitomagiche

  • carni da allevamenti estensivi

  • vini di piccoli produttori indipendenti, con fermentazioni spontanee e viticoltura non interventista

I percorsi gastronomici sono due:

  • Radici, il menu filologico che ripropone le ricette del mondo agro-pastorale

  • Evoluzione, il percorso personale dello chef, che esplora la materia prima abruzzese con libertà tecnica e creativa

Perché andare a Sextantio oggi

Conosco Sextantio da anni. Ho abitato le sue stanze, acceso i suoi camini, dormito sotto le sue coperte ruvide e vere.
Ora sento che mancava solo una cosa: una cucina all’altezza di tutto questo.

Oggi quella cucina esiste. Ed è coerente, profonda, necessaria.
Sextantio Cucina non è un ristorante “da provare”, ma un’esperienza da vivere, come tutto il progetto Sextantio.

Per questo, oggi più che mai, ve lo dico senza esitazioni:
andate a Santo Stefano di Sessanio. Dormite nel borgo. Sedetevi a quella tavola.

Il tempo, lì, ha ancora qualcosa da raccontare.

Sextantio Albergo Diffuso
Via Principe Umberto
67020 Santo Stefano di Sessanio
Tel +39 0862 899112
Fax +39 0862 899656
www.sextantio.it

L’Ozio Ristora Roma: sei cucine, un palcoscenico di gusto al Talenti

L’Ozio Ristora Roma: sei cucine, un palcoscenico di gusto al Talenti

L’Ozio Ristora Roma: sei cucine, un palcoscenico di gusto al Talenti

A Talenti il buon cibo diventa spettacolo. Dal 28 gennaio, al primo piano dello storico Lo Zio d’America in via Ugo Ojetti, apre L’Ozio Ristora, un ristorante che unisce innovazione, convivialità e amore per la qualità in un unico grande spazio gourmet.

Un progetto firmato dalla famiglia Chiaretti, già nota per la catena Castoro Supermercati e per il Consorzio GROS, che dopo oltre sessant’anni nel settore alimentare decide di portare la propria esperienza nel mondo della ristorazione, con un approccio diretto, creativo e autentico.

“Abbiamo voluto creare un luogo dove il cliente possa sentirsi a casa, riscoprendo il piacere del tempo dedicato a sé e al buon cibo”, racconta Lia Chiaretti.

Il progetto: quando la cucina diventa spettacolo

Varcando la soglia di L’Ozio Ristora, si entra in un’oasi di calma e gusto, lontana dai rumori del traffico. Protagonista assoluta è la cucina a vista, posta al centro della sala come un vero e proprio palcoscenico gastronomico: un teatro di profumi, gesti e armonia, dove gli ospiti possono osservare la brigata di cucina all’opera.

Le ampie vetrate illuminano un ambiente caldo e accogliente, in cui il design contemporaneo dialoga con materiali naturali e tocchi eleganti, firmati dall’architetto Franco Costa della Costa Group.

Sei esperienze di gusto, un’unica filosofia

Come in un moderno mercato gourmet, il cliente può scegliere tra sei format gastronomici diversi, ognuno con la propria identità:

  • Friggitoria – Croccanti sensazioni: supplì, carciofo alla giudia, panelle e altre delizie fritte in olio altoleico, leggere e irresistibili.

  • Sana – Gusto e benessere: superfood, vasocottura e piatti equilibrati come il Baccalà Trasteverino o i legumi con alloro e melograno.

  • Primi Piatti – L’acqua bolle: comfort food e reinterpretazioni creative, dagli gnocchi alla vaccinara ai tagliolini con calamari e bottarga.

  • Fusion – Senza confini: contaminazioni internazionali, come i raviolini di agnello “Ricordi di Zighinì” e lo sgombro orientale con salsa hoisin.

  • Braceria – Gusto ardente: carni e pesci al Josper, con carbone di Quebracho bianco, tra cui Ribeye di Angus USA e pescato del giorno.

  • Pasticceria – L’ultima coccola: dolci classici rivisitati come la pera al vino rosso con crumble e l’éclair al tiramisù.

Lo chef Dino De Bellis: tradizione e creatività

A guidare la brigata è Dino De Bellis, chef romano dal pensiero moderno ma radicato nella tradizione. “L’idea era quella di creare un mercato contemporaneo, con una pluralità di offerte all’interno di un unico contenitore. Un luogo divertente e dinamico, che rispetti il prodotto e riduca gli sprechi”, racconta lo chef.

Particolare attenzione è dedicata anche al pane fatto in casa, tra pani, focacce e grissini di diverse tipologie, serviti caldi al tavolo.

Gastronomia e cantina: il piacere del fuori orario

Accanto al ristorante, La Gastronomia – Storie di cibo e vino completa l’esperienza: aperta dalle 11 alle 23, è perfetta per un pranzo veloce, un aperitivo o una cena informale. In carta, taglieri di salumi e formaggi d’eccellenza, dal prosciutto di Nero dei Nebrodi al Pecorino di Fossa di Sogliano DOP, accompagnati da vini, bollicine e cocktailselezionati.

La carta dei vini conta oltre 250 etichette, con 25 proposte al calice e una selezione Magnum. Un percorso tra cantine italiane e internazionali curato con passione e guidato da sommelier qualificati.

Architettura e atmosfera

Il restyling curato da Franco Costa ha dato vita a un ambiente elegante e immersivo: 300 mq, di cui 55 dedicati alla cucina, con sala principale, privé, banco bar e collegamento diretto con l’enoteca de Lo Zio d’America.
Materiali come grès nero effetto marmo e rovere massello dominano la scena, mentre l’illuminazione studiata crea un’atmosfera intima e accogliente.

“Ogni locale della famiglia Chiaretti è espressione del loro saper fare – racconta Franco Costa – e L’Ozio Ristora ne è la massima rappresentazione: un teatro sospeso nel gusto, dove la qualità è protagonista.”

L’Ozio Ristora – Info e Contatti

Indirizzo: Via Ugo Ojetti, 2 – Roma
Telefono: 06 824129
Orari ristorante: tutti i giorni 12.30-15.00 / 19.30-23.00
Orari gastronomia: 11.00-23.00

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Federica Ambrosini Tra stile, Creativita’, Moda e Arte Floreale

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TUCCA – Pizza e Cucina: la nuova coccola gourmet nel cuore dell’Aventino

TUCCA – Pizza e Cucina: la nuova coccola gourmet nel cuore dell’Aventino

TUCCA – Pizza e Cucina: la nuova coccola gourmet nel cuore dell’Aventino

Da pochi giorni Roma ha detto “daje” con stile. E lo ha fatto all’inaugurazione di TUCCA – Pizza e Cucina, il nuovo ristorante all’Aventino che promette di diventare la casa (gourmet) di chi ama la tradizione romana ma con un twist moderno e conviviale.

Dietro ai fornelli e al progetto ci sono Paolo Secondino e lo chef Simone Maddaleni, che hanno raccontato la loro idea di ristorazione “calda”, come un pranzo della domenica dalla nonna romana… ma servito con eleganza e attenzione ai dettagli,

Un viaggio tra i “Tucchetti” e la pizza romana

Durante la serata, gli ospiti hanno potuto assaggiare i celebri “Tucchetti”, piccoli assaggi che reinterpretano la tradizione in chiave creativa: crocchetta di patate, focaccia al padellino con mortadella, supplì, polpetta fritta di bollito, parmigiana e tante altre specialità.

Grande curiosità anche per la pizza romana di TUCCA, sottile e fragrante, pensata per valorizzare gli ingredienti e la stagionalità. Una pizza autentica e leggera, perfetta da condividere o da gustare fino all’ultimo morso.


Il nome? Diretto dall’antica Roma

Tucca” affonda le radici nella letteratura latina: negli Epigrammi di Marziale, rappresenta la golosità come espressione di felicità e convivialità. Oggi il ristorante reinterpreta questo spirito in chiave moderna, offrendo un’esperienza gastronomica che mette al centro la condivisione e il benessere.

Dalla colazione alla cena: TUCCA tutto il giorno

L’offerta gastronomica di TUCCA accompagna tutta la giornata:

  • Light lunch con piatti leggeri e veloci

  • Aperitivo con i Tucchetti e una drink list curata

  • Cena con un percorso completo tra cucina romana e pizza gourmet

Ad accompagnare i piatti, una selezione di birre artigianali, vini di qualità e cocktail che raccontano la filosofia del locale: tradizione sì, ma con stile.

“Daje ma con stile”

L’evento di presentazione è stato un successo: grande partecipazione, atmosfera festosa e un messaggio chiaro. TUCCA è tradizione romana senza cliché, reinterpretata in chiave contemporanea e raffinata. Un nuovo punto di riferimento per chi ama la buona tavola, la convivialità e i luoghi che sanno di casa.

TUCCA – Pizza e Cucina
Via dell’Aventino, Roma

Le Terrazze di Calamosca: dove anche Lucifero avrebbe preso un Negroni

Le Terrazze di Calamosca: dove anche Lucifero avrebbe preso un Negroni

Le Terrazze di Calamosca: dove anche Lucifero avrebbe preso un Negroni

C’è un posto a Cagliari che ha tutto quello che serve per diventare un’ossessione estiva (e non solo): la vista che ti lascia muta, la leggenda che fa venire i brividi, il cocktail giusto al momento giusto e un’atmosfera talmente suggestiva che ti verrebbe voglia di piantare lì la tua vita e aprire un chiosco di limonate.

Benvenuti a Le Terrazze di Calamosca, sunset bar con vista sul mare (e che vista!) e cuore pulsante della famiglia Porcu, custodi da generazioni di questo angolo incantato di Sardegna, dove anche il Diavolo – letteralmente – ha lasciato il segno.

Una leggenda con vista

Prima di iniziare a sorseggiare qualcosa con ghiaccio e botaniche, serve un po’ di contesto epico. La leggenda vuole che Lucifero, ammaliato dalla bellezza del Golfo di Cagliari, volesse appropriarsene. Ma l’arcangelo Michele, con la sua squadra di angeli multitasking, lo respinse in uno scontro che avrebbe fatto impallidire qualsiasi Marvel-movie.

Lucifero fu disarcionato in volo, e la sua sella – ops – cadde in mare, pietrificandosi nel promontorio che oggi tutti conoscono come la Sella del Diavolo. Un nome da dark fantasy, per un luogo di luce pura, che si staglia proprio davanti alle Terrazze, come a ricordare ogni giorno che qui la bellezza ha vinto sul resto

Le Terrazze: non il solito locale vista mare

Ora, potremmo limitarci a dire che Le Terrazze di Calamosca sono bellissime. Che si sviluppano su più livelli e al tramonto diventano l’epicentro dell’aperitivo più scenografico della città. Potremmo. Ma sarebbe riduttivo.

Perché qui c’è qualcosa in più. C’è una visione, portata avanti dai fratelli Porcu – Matteo, Alessandra e Massimiliano – che hanno trasformato un luogo di famiglia in un presidio di bellezza, accoglienza e consapevolezza.

Un cocktail? Sì, ma con memoria emotiva

Il vero colpo di scena arriva con i cocktail. Non sono solo buoni. Sono racconti liquidi. Ogni drink ha una storia, un profumo che evoca un’estate, un tramonto, una zia che raccoglieva mirto in campagna. I barman lavorano con spezie, agrumi, botaniche locali, fumo e sale, creando cocktail che sembrano cartoline da bere. Ci sono anche proposte stagionali e signature drink dedicati proprio a Calamosca, dove ogni sorso è un po’ diario di bordo della famiglia Porcu.

L’atmosfera è rilassata ma curata, con arredi minimal che lasciano spazio alla vera protagonista: la vista sul mare. C’è anche un dondolo in ferro battuto che fa capolino su una parete floreale (sì, è il posto perfetto per scattare quella foto), e durante l’estate non mancano eventi, serate a tema e dj set che fanno vibrare le terrazze senza mai snaturarle.

Sostenibilità, senza fare greenwashing

Quello che mi ha colpita davvero è che qui l’attenzione all’ambiente non è uno slogan da menù. È pratica quotidiana. La famiglia Porcu ha dato vita alla Fondazione Calamosca, per promuovere la salvaguardia dell’area, in collaborazione con Legambiente e altre realtà virtuose del territorio.

E poi c’è la battaglia contro lo spreco alimentare: Le Terrazze aderiscono a Too Good To Go, recuperando cibo di qualità non consumato durante eventi e trasformandolo in magic box per chi vuole mangiare bene e con coscienza. Insomma, si può essere fichi, sostenibili e pure buoni da mangiare. Chi l’ha detto che le tre cose si escludono?

Un luogo da vivere (e rivivere)

Le Terrazze di Calamosca non sono solo una destinazione. Sono un rituale. Di lentezza, di bellezza, di cura. Ci vai per un caffè e ti trattieni per un tramonto. Prenoti per un aperitivo e ti ritrovi a parlare di miti greci con un gin tonic in mano.

È il tipo di posto dove ti senti turista anche se sei di casa, e di casa anche se sei in vacanza. La vera magia? Quando te ne vai, hai già voglia di tornarci.

📍 Le Terrazze di Calamosca
Viale Calamosca 50, Cagliari
📞 351 7971172
🌐 terrazzecalamosca.com
🕒 Da giugno a settembre: aperitivo → dopocena